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“Uno di noi”: una battaglia di civiltà

Ancora due giorni per raccogliere le firme allo stand del Movimento per la vita (Meeting di Rimini A1). Yahya Pallavicini, imam e vicepresidente della CO.RE.IS., chiede ai musulmani italiani di firmare l’iniziativa

“Uno di Noi” a Medjugorje

Al Mladifest, i pellegrini di tutta Europa hanno firmato per l’iniziativa che chiede il riconoscimento della persona fin dal concepimento

Il miracolo della vita

E’ nata Elisabetta Rosetti, figlia di Nicola e Cristina

Più della morte può l’amore

I grandi temi dell’incontro nazionale de “La Quercia Millenaria” onlus, svoltosi dal 28 al 30 giugno a Fiano Romano

La rete per la Vita europea riunita a Roma

27 delegazioni europee di “Uno di Noi” si sono incontrate, sabato 15 giugno, nella Capitale per la giornata dell’Evangelium Vitae. Presentato il bilancio dell’iniziativa e i progetti per il futuro

338.224 mila firme per la vita

Austria, Polonia, Italia, Ungheria, e Slovacchia hanno già superato la soglia minima di firme da raccogliere per il successo dell’iniziativa “Uno di noi”

Papa Francesco invita a firmare per la Vita

Alla fine dell’Angelus il Pontefice ha sostenuto la raccolta di firme per l’iniziativa europea “Uno di noi”, al fine di riconoscere la vita fin dal concepimento

338.224 mila firme per la vita

Austria, Polonia, Italia, Ungheria, e Slovacchia hanno già superato la soglia minima di firme da raccogliere per il successo dell’iniziativa “Uno di noi”

Una marcia per cambiare l’Europa

Carlo Casini invita i partecipanti alla Marcia per la Vita, che si svolgerà a Roma il 12 maggio, a mobilitarsi per risvegliare il continente firmando per l’iniziativa “Uno di Noi”

“Caro dottore, ti dico grazie!”

Non c’è solo la “malasanità”: tanti medici sono veri e propri eroi sconosciuti che ogni giorno danno l’anima per salvare la vita dei loro piccoli pazienti

“Caro dottore, ti dico grazie!”

Non c’è solo la “malasanità”: tanti medici sono veri e propri eroi sconosciuti che ogni giorno danno l’anima per salvare la vita dei loro piccoli pazienti

“Non sei sola”

All’Università di Siena, una mostra fotografica per dire a tutte le donne rimaste sole durante la gravidanza che insieme si può superare qualsiasi difficoltà della vita

La firma per la vita muove l’Europa

Dopo la scoperta della Wayne State University che ha confermato “l’intelligenza” dell’embrione, si allarga il fronte di Paesi che raccoglie firme per riconoscere la vita fin dal concepimento

“Tu da che parte stai?”

Sabato 23 febbraio l’XI° Edizione dell’Happening “Spoleto per la Vita Giovani”

Comunicare una diagnosi, comunicare una speranza

La scarsa umanità dei ginecologi nel comunicare ai genitori eventuali malformazioni al feto e lo scarso valore riconosciuto al nascituro ha assunto livelli allarmanti

Comunicare una diagnosi, comunicare una speranza

La scarsa umanità dei ginecologi nel comunicare ai genitori eventuali malformazioni al feto e lo scarso valore riconosciuto al nascituro ha assunto livelli allarmanti

La gara per la vita

Nella petizione “Uno di noi”, l’Italia è al secondo posto per numero di firme dietro la Polonia

Firma per la vita

Riconoscendo la vita fin dal concepimento l’Europa tornerebbe ad essere il centro del diritto e faro di civiltà. Intervista a Carlo Casini

Firma per la vita

Riconoscendo la vita fin dal concepimento l’Europa tornerebbe ad essere il centro del diritto e faro di civiltà. Intervista a Carlo Casini

Il Cattolico in Politica

Il punto di vista dell’arcivescovo Crepaldi sui principi non negoziabili fa pensare e discutere

“Ma Tu ci sei?”

Conferenza Circoli Culturali Giovanni Paolo II: “Dietro il Silenzio dell’Universo, dietro le Nuvole della Storia, c’è un Dio o non c’è?”

Convenzione sui diritti dell’infanzia

Lunedì, a Roma, la presentazione del libro “Noi non li dimentichiamo” dedicato ai diritti dei bambini e dei doveri degli adulti riguardo all’infanzia

Convenzione sui diritti dell’infanzia

Lunedì, a Roma, la presentazione del libro “Noi non li dimentichiamo” dedicato ai diritti dei bambini e dei doveri degli adulti riguardo all’infanzia

Il Family Day InScientiaFides

La BioBanca sammarinese ospita nel fine settimana famiglie provenienti da tutta Italia per visitare una struttura che si occupa di conservare cellule staminali cordonali

Cantiamo la vita 2012-2013

Parte la nuova edizione del concorso nazionale di musica

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Bioetica oggi

Intervista a padre Helio Luciano, sacerdote di Florianópolis, in Brasile

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Intervista a padre Helio Luciano, sacerdote di Florianópolis, in Brasile

I Pro-Life in Ucraina

La III Marcia per la Vita a Mukachevo, in Transcarpazia, ha riunito anche i capi di diverse confessioni religiose

La Vita è una cosa meravigliosa!

Il responsabile nazionale della sezione giovani del Movimento per la Vita ci racconta l’iniziativa estiva del Seminario Quarenghi rivolta alle nuove generazioni pro-life

La vita è bella

Speciale Life Day [5/5]

A proposito della morte…

Il bioeticista australiano Nicholas Tonti-Filippini riflette sui risvolti dell’eutanasia e delle cure palliative

A proposito della morte…

Il bioeticista australiano Nicholas Tonti-Filippini riflette sui risvolti dell’eutanasia e delle cure palliative

Il linguaggio dello Spirito

La relazione del cardinal Ravasi alla 35° Convocazione Nazionale del Rinnovamento nello Spirito a Rimini

Discorso di apertura del Convegno CAV a Firenze

ROMA, sabato, 5 novembre 2011 (ZENIT.org).- Riprendiamo di seguito il discorso di apertura pronunciato venerdì 4 novembre a Firenze da Carlo Casini, in occasione dell’apertura del XXXI Convegno nazionale dei Centri di Aiuto alla Vita (CAV).

***

Abbiamo voluto che questo XXXI Convegno nazionale dei CAV si aprisse qui, nella Basilica di S. Lorenzo a Firenze, perché qui nel 1975, 36 anni fa, nacque il primo CAV d’Italia.

Ricordiamo ancora una volta la ragione di quella nascita. Si trattava di dimostrare con i fatti l’errore di chi allora -per giustificare la presenza a Firenze di una clinica clandestina per aborti e per ottenere una legge legalizzatrice- indicava l’aborto come un “aiuto alla donna”. Di più: si trattava di dimostrare la verità, che cioè “le difficoltà della vita non si superano sopprimendo la vita, ma superando insieme le difficoltà”.

Rendo un particolare omaggio al Prof. Enrico Ogier che di quel centro è stato il primo Presidente e lo è rimasto fino a poco tempo fa e a Mons. Livi, priore di questa Basilica che ci ospita e che ora è stato eletto presidente del CAV. Voglio ricordare anche Magda Panuccio, morta di recente, prima Presidente del Movimento per la Vita fiorentino, che fu attiva collaboratrice della nascita del CAV insieme a molti altri amici che ora non possio ricordare nominativamente.

Da allora i CAV si sono moltiplicati in tutta Italia e i bambini nati perché le loro madri sono state aiutate a “superare le difficoltà della vita” sono stati 130.000.

In riconoscimento del valore di un tale servizio Giovanni Paolo II, il 19 ottobre 1986, volle visitare questo primo CAV d’Italia, sostò in S.Lorenzo e mi consegnò la lettera che ora rileggiamo insieme, perché, molto meglio di come posso fare io, prova l’importanza di questo CAV, di tutti i CAV d’Italia, di questo nostro Convegno.

Vengo in questa sede per dare con la mia presenza un segno del vivo apprezzamento verso l’opera e le finalità di un’ Istituzione, che merita l’appoggio di quanti sono pensosi dell’avvenire sociale, umano e religioso. Qui, oltre dieci anni fa, si è affermato il Movimento per la Vita, diffuso ben presto in altre città italianeoltre frontiera allo scopo di promuovere l’accoglienza della vita umana e la tutela della vita umana e la tutela sociale della maternità. I centri di aiuto alla vita, in questo periodo, hanno aperto varie case di accoglienza per mettere le madri in difficoltà nella condizione di portare avanti la gravidanza e salvare i loro figli. È un’attività indubbiamente benemerita davanti a Dio, padrone della vita, e alla società che deve esserne custode. Questo centro ha il significato di una testimonianza a favore del primato della vita umana a confronto di tutti gli altri valori di ordine materiale; vuole essere un richiamo ai giovani e ai grandi perché comprendano che una società giusta non si costruisce con la eliminazione degli innocenti: intende rilanciare il senso della sacralità della vita umana, creata da Dio per un destino trascendente e integrale in tutto l’arco della sua esistenza. Il centro è una sfida a una mentalità di morte.

Auspico vivamente che i cristiani, i credenti, gli uomini di buona volontà vogliano collaborare con impegno sincero e costante a un’opera così evangelica, favorendone un crescente sviluppo.”

Il filo conduttore di tutto il Convegno è la meditazione sul concetto di estraneità, diremmo -con brutta parola- di stranierietà, valutato con l’ottica dei Centri di Aiuto alla Vita. Quale è la “stranierietà” che essi incontrano? Prima ancora: “chi è lo straniero?”.

È l’escluso, il diseguale. È colui che bussa per entrare e chiede di partecipare alla vita dei cittadini, di essere integrato nella società. Ma è anche colui che spesso viene respinto e che perciò corre rischi gravi, a volte estremi.

Chi sono gli stranieri incontrati dai CAV?

La prima risposta è semplice: basta guardare le statistiche elaborate ogni anno nel nostro centro di collegamento di Padova. Ormai la maggioranza di donne incontrate dai CAV sono extracomunitarie.

Ciò non è prova sicura della diminuzione di abortività tra le italiane, perché il numero delle donne italiane in età feconda è in continua diminuzione per effetto del crollo di natalità e soprattutto perché tra esse l’aborto chimico precocissimo, tanto clandestino da essere non conoscibile, è negli ultimi anni in continua crescita. Ad ogni modo le difficoltà della gestante extracomunitaria pongono specifici problemi legali, psicologici, assistenziali, culturali che saranno oggetto domani di specifica riflessione.

Ma i CAV incontrano uno straniero che è tale in misura ancora più estrema.

Quando il figlio è abortito esso è il totalmente escluso non da una particolare Nazione, ma dall’intera comunità degli uomini e non è escluso soltanto di fatto perché respinto dalle frontiere dei viventi, ma è respinto anche dalla mente, dal pensiero, dal diritto. Viene negato persino il nome di uomo. Per respingerlo fuori dalla convivenza si sono inventate armi chimiche che ne possono nascondere persino la minima visibilità.

I confini oltre i quali lo si vorrebbe emarginare sono quelli della cultura, del diritto, della politica, della stessa idea di bene comune e quindi dell’attenzione delle pubbliche Istituzioni, dell’Europa. Persino nella educazione e nella pastorale della Chiesa talvolta fa fatica ad entrare l’uomo nella fase embrionale della sua vita.

D’altra parte proprio l’esperienza dei CAV prova che i confini possono essere superati e che l’integrazione nella società degli uomini diviene fattore di gioia, di fiducia, di sviluppo familiare, sociale, persino economico. Amor omnia vincit.. Il linguaggio dell’amore, credibile perché appoggiato ai fatti, può introdurre il piccolo figlio dell’uomo, appena comparso nel mondo dell’esistenza, nella cultura, nel diritto, nella politica. L’amore operoso dimostra che lui è davvero un “altro”, uno di noi e che quindi, come ogni altro uomo deve essere posto al centro dell’attenzione, della solidarietà pubblica e della carità cristiana. Ma l’amore concreto esige sacrificio, impegno, coraggio. E questi hanno bisogno del sostegno della ragione.

Questa tavola rotonda iniziale è dedicata a lui, per testimoniare razionalmente -non tanto di fronte a voi, che già lo sapete- ma di fronte alla filosofia, al diritto, alla politica, all’Europa, che egli è uno di noi, un individuo umano, un soggetto, una persona.

Ci muove una ambizione inaudita: costruire per contribuire a spingere verso il suo compimento un moto storico che, in nome della dignità umana e dell’eguaglianza, ha già liberato dalla discriminazione e dall’espulsione più o meno intensa della pienezza umana, almeno nel pensiero se non nei fatti, gli schiavi, i neri, le donne, i poveri già nati di tutto il mondo.

Ci muove il fascino della moderna cultura dei diritti umani tendenzialmente capaci di orientare verso l’unità di tutti i popoli l’attuale globalizzazione, alla quale vorremmo dare verità e solidità con il riconoscimento che tutti gli esseri umani sono davvero uguali.

Tutti. Perciò fin dal concepimento.

*****

C’è un’altra estraneità che i CAV conoscono, con la quale, invece, la nostra società non vuole confrontarsi. È il dolore delle donne che hanno fatto ricorso all’aborto. È un dolore segreto e perciò chiuso nella sfera privatissima di una grande quantità di donne.

Ad esse si è direttamente rivolto Giovanni Paolo II nella “Evangelium Vitae” per farle entrare di nuovo nel “Popolo della vita”, rispetto al quale non si debbono sentire straniere, se lo vogliono. Ad esso sarà dedicata la conversazione di domani pomeriggio, alla quale abbiamo voluto assegnare come titolo proprio l’appello a loro rivolto da Giovanni Paolo II.

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Discorso di apertura del Convegno CAV a Firenze

ROMA, sabato, 5 novembre 2011 (ZENIT.org).- Riprendiamo di seguito il discorso di apertura pronunciato venerdì 4 novembre a Firenze da Carlo Casini, in occasione dell’apertura del XXXI Convegno nazionale dei Centri di Aiuto alla Vita (CAV).

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Abbiamo voluto che questo XXXI Convegno nazionale dei CAV si aprisse qui, nella Basilica di S. Lorenzo a Firenze, perché qui nel 1975, 36 anni fa, nacque il primo CAV d’Italia.

Ricordiamo ancora una volta la ragione di quella nascita. Si trattava di dimostrare con i fatti l’errore di chi allora -per giustificare la presenza a Firenze di una clinica clandestina per aborti e per ottenere una legge legalizzatrice- indicava l’aborto come un “aiuto alla donna”. Di più: si trattava di dimostrare la verità, che cioè “le difficoltà della vita non si superano sopprimendo la vita, ma superando insieme le difficoltà”.

Rendo un particolare omaggio al Prof. Enrico Ogier che di quel centro è stato il primo Presidente e lo è rimasto fino a poco tempo fa e a Mons. Livi, priore di questa Basilica che ci ospita e che ora è stato eletto presidente del CAV. Voglio ricordare anche Magda Panuccio, morta di recente, prima Presidente del Movimento per la Vita fiorentino, che fu attiva collaboratrice della nascita del CAV insieme a molti altri amici che ora non possio ricordare nominativamente.

Da allora i CAV si sono moltiplicati in tutta Italia e i bambini nati perché le loro madri sono state aiutate a “superare le difficoltà della vita” sono stati 130.000.

In riconoscimento del valore di un tale servizio Giovanni Paolo II, il 19 ottobre 1986, volle visitare questo primo CAV d’Italia, sostò in S.Lorenzo e mi consegnò la lettera che ora rileggiamo insieme, perché, molto meglio di come posso fare io, prova l’importanza di questo CAV, di tutti i CAV d’Italia, di questo nostro Convegno.

Vengo in questa sede per dare con la mia presenza un segno del vivo apprezzamento verso l’opera e le finalità di un’ Istituzione, che merita l’appoggio di quanti sono pensosi dell’avvenire sociale, umano e religioso. Qui, oltre dieci anni fa, si è affermato il Movimento per la Vita, diffuso ben presto in altre città italianeoltre frontiera allo scopo di promuovere l’accoglienza della vita umana e la tutela della vita umana e la tutela sociale della maternità. I centri di aiuto alla vita, in questo periodo, hanno aperto varie case di accoglienza per mettere le madri in difficoltà nella condizione di portare avanti la gravidanza e salvare i loro figli. È un’attività indubbiamente benemerita davanti a Dio, padrone della vita, e alla società che deve esserne custode. Questo centro ha il significato di una testimonianza a favore del primato della vita umana a confronto di tutti gli altri valori di ordine materiale; vuole essere un richiamo ai giovani e ai grandi perché comprendano che una società giusta non si costruisce con la eliminazione degli innocenti: intende rilanciare il senso della sacralità della vita umana, creata da Dio per un destino trascendente e integrale in tutto l’arco della sua esistenza. Il centro è una sfida a una mentalità di morte.

Auspico vivamente che i cristiani, i credenti, gli uomini di buona volontà vogliano collaborare con impegno sincero e costante a un’opera così evangelica, favorendone un crescente sviluppo.”

Il filo conduttore di tutto il Convegno è la meditazione sul concetto di estraneità, diremmo -con brutta parola- di stranierietà, valutato con l’ottica dei Centri di Aiuto alla Vita. Quale è la “stranierietà” che essi incontrano? Prima ancora: “chi è lo straniero?”.

È l’escluso, il diseguale. È colui che bussa per entrare e chiede di partecipare alla vita dei cittadini, di essere integrato nella società. Ma è anche colui che spesso viene respinto e che perciò corre rischi gravi, a volte estremi.

Chi sono gli stranieri incontrati dai CAV?

La prima risposta è semplice: basta guardare le statistiche elaborate ogni anno nel nostro centro di collegamento di Padova. Ormai la maggioranza di donne incontrate dai CAV sono extracomunitarie.

Ciò non è prova sicura della diminuzione di abortività tra le italiane, perché il numero delle donne italiane in età feconda è in continua diminuzione per effetto del crollo di natalità e soprattutto perché tra esse l’aborto chimico precocissimo, tanto clandestino da essere non conoscibile, è negli ultimi anni in continua crescita. Ad ogni modo le difficoltà della gestante extracomunitaria pongono specifici problemi legali, psicologici, assistenziali, culturali che saranno oggetto domani di specifica riflessione.

Ma i CAV incontrano uno straniero che è tale in misura ancora più estrema.

Quando il figlio è abortito esso è il totalmente escluso non da una particolare Nazione, ma dall’intera comunità degli uomini e non è escluso soltanto di fatto perché respinto dalle frontiere dei viventi, ma è respinto anche dalla mente, dal pensiero, dal diritto. Viene negato persino il nome di uomo. Per respingerlo fuori dalla convivenza si sono inventate armi chimiche che ne possono nascondere persino la minima visibilità.

I confini oltre i quali lo si vorrebbe emarginare sono quelli della cultura, del diritto, della politica, della stessa idea di bene comune e quindi dell’attenzione delle pubbliche Istituzioni, dell’Europa. Persino nella educazione e nella pastorale della Chiesa talvolta fa fatica ad entrare l’uomo nella fase embrionale della sua vita.

D’altra parte proprio l’esperienza dei CAV prova che i confini possono essere superati e che l’integrazione nella società degli uomini diviene fattore di gioia, di fiducia, di sviluppo familiare, sociale, persino economico. Amor omnia vincit.. Il linguaggio dell’amore, credibile perché appoggiato ai fatti, può introdurre il piccolo figlio dell’uomo, appena comparso nel mondo dell’esistenza, nella cultura, nel diritto, nella politica. L’amore operoso dimostra che lui è davvero un “altro”, uno di noi e che quindi, come ogni altro uomo deve essere posto al centro dell’attenzione, della solidarietà pubblica e della carità cristiana. Ma l’amore concreto esige sacrificio, impegno, coraggio. E questi hanno bisogno del sostegno della ragione.

Questa tavola rotonda iniziale è dedicata a lui, per testimoniare razionalmente -non tanto di fronte a voi, che già lo sapete- ma di fronte alla filosofia, al diritto, alla politica, all’Europa, che egli è uno di noi, un individuo umano, un soggetto, una persona.

Ci muove una ambizione inaudita: costruire per contribuire a spingere verso il suo compimento un moto storico che, in nome della dignità umana e dell’eguaglianza, ha già liberato dalla discriminazione e dall’espulsione più o meno intensa della pienezza umana, almeno nel pensiero se non nei fatti, gli schiavi, i neri, le donne, i poveri già nati di tutto il mondo.

Ci muove il fascino della moderna cultura dei diritti umani tendenzialmente capaci di orientare verso l’unità di tutti i popoli l’attuale globalizzazione, alla quale vorremmo dare verità e solidità con il riconoscimento che tutti gli esseri umani sono davvero uguali.

Tutti. Perciò fin dal concepimento.

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C’è un’altra estraneità che i CAV conoscono, con la quale, invece, la nostra società non vuole confrontarsi. È il dolore delle donne che hanno fatto ricorso all’aborto. È un dolore segreto e perciò chiuso nella sfera privatissima di una grande quantità di donne.

Ad esse si è direttamente rivolto Giovanni Paolo II nella “Evangelium Vitae” per farle entrare di nuovo nel “Popolo della vita”, rispetto al quale non si debbono sentire straniere, se lo vogliono. Ad esso sarà dedicata la conversazione di domani pomeriggio, alla quale abbiamo voluto assegnare come titolo proprio l’appello a loro rivolto da Giovanni Paolo II.

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I Vescovi USA difendono la vita definita “non degna di essere vissuta”

WASHINGTON, D.C., venerdì, 30 settembre 2011 (ZENIT.org).- In vista dell’inizio, questo fine settimana, del 40° Mese per il Rispetto della Vita, il presidente del Comitato pro-vita dei Vescovi degli Stati Uniti difende quanti rischiano di essere liquidati come “vita non degna di essere vissuta”, ricordando la promessa di Gesù della “vita in abbondanza”.

Cuba e le Filippine celebrano la Giornata per la Vita

ROMA, lunedì, 28 marzo 2011 (ZENIT.org).- Come ogni anno, il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, il movimento Pro-Vita Cuba della Chiesa cattolica ha celebrato la Giornata per la Vita, che quest’anno ha avuto come tema “E’ la mia vita… è nelle tue mani. Difendila!”.

Cuba e le Filippine celebrano la Giornata per la Vita

ROMA, lunedì, 28 marzo 2011 (ZENIT.org).- Come ogni anno, il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, il movimento Pro-Vita Cuba della Chiesa cattolica ha celebrato la Giornata per la Vita, che quest’anno ha avuto come tema “E’ la mia vita… è nelle tue mani. Difendila!”.

Il Papa all’Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 27 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito il testo del discorso che Papa Benedetto XVI ha pronunciato questo sabato mattina ricevendo in udienza nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano i partecipanti alla XVII Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita.

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