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Child in front of the tv

Child in front of the tv - Wikimedia Commons

Svolta della Rai: via la cronaca nera dalla fascia protetta

Il direttore generale ha deciso di eliminare il racconto di delitti da “Domenica In” dopo l’allarme lanciato dal segretario della Commissione di vigilanza Anzaldi, che spiega: “Un successo anche come share”

Un piccolo passo verso una tv diversa è stato compiuto dalla Rai domenica scorsa, 13 marzo. Per la prima volta il direttore generale del servizio pubblico radiotelevisivo italiano, Antonio Campo Dall’Orto, ha deciso di bandire la cronaca nera dallo storico programma Domenica In.

Una scelta per certi versi rivoluzionaria, se si pensa che i casi macabri infarciscono in modo sempre maggiore i palinsesti televisivi. E lo fanno offrendo agli spettatori i pareri di psichiatri, criminologi e psicologi che sviscerano gli anfratti più oscuri della mente umana. Lungo lo stesso crinale morboso, questi programmi lanciano lunghe dirette dai luoghi degli omicidi oppure ospitano in studio modellini che li riproducono.

Della piega che ha preso questo fenomeno se n’è accordo il deputato Pd Michele Anzaldi, segretario della Commissione di vigilanza Rai. È dal suo allarme che è scaturita una polemica e la conseguente decisione di Campo Dall’Orto.

Intervistato da ZENIT, Anzaldi riavvolge il nastro della vicenda. Spiega che lo scorso 21 febbraio, una domenica pomeriggio, gli è capitato di assistere “in piena fascia protetta, all’ennesimo spettacolo televisivo dedicato alla cronaca nera”. Si trattava di un infanticidio di cui è accusata la madre del piccolo.

Un lungo spazio dedicato all’episodio, con tanto di diretta dalla Sicilia, dove si è consumata la tragedia, in presenza di una giornalista che descriveva dettagliatamente la dinamica dell’assassinio. “Dal punto di vista legale una simile proposta tv è inattaccabile, perché non vengono mandate in onda immagini violente”, rileva Anzaldi. Che aggiunge: “Tuttavia le descrizioni facevano paura, in quanto spiegavano persino il tipo di fascetta usata per strangolare il piccolo in ragione del tipo di ferita riportata”.

Di qui la sua riflessione: “Con i bambini di fronte ai televisori, mi sono domandato se il servizio pubblico onorasse correttamente i propri doveri proponendo programmi di questo tipo”. In una sua rubrica su L’Unità, il deputato Pd ha allora chiesto il parere a due esperti: il prof. Rosario Sorrentino, neurologo, e il prof. Massimiliano Baldi, consulente tecnico ufficiale del Tribunale di Roma.

“Entrambi mi hanno confermato che, anche se non ci sono immagini, l’effetto delle descrizioni è devastante sui bambini – afferma Anzaldi -. Questi ultimi, seppur distrattamente, captano simili contenuti e finiscono poi per sognarseli e piantarli nel loro inconscio”.

L’intervento del segretario della Commissione di vigilanza Rai e il parere dei due esperti hanno scoperchiato il vaso di pandora intorno a un tema che periodicamente ritorna: non si contano ormai le denunce da parte delle associazioni di consumatori e dei comitati a tutela dei minori.

Stavolta però, la protesta ha colto nel segno. Dall’Orto ha annunciato la scorsa settimana che la fascia protetta (dalle 16 alle 19) domenicale avrebbe dovuto dire addio alla cronaca nera. Promessa mantenuta, visto che l’ultima puntata di Domenica In ha eliminato i cosiddetti “cold case” in luogo di programmi più adatti alla visione dei bambini.

Un sacrificio, quello della cronaca nera, che secondo un’opinione diffusa non giova all’indice di ascolto. Il racconto dei delitti è una sicura calamita di telespettatori? Niente affatto, secondo Anzaldi.

Il segretario della Commissione di vigilanza Rai parla dati alla mano: “Gli ascolti di Domenica In, nella fascia oraria che in passato veniva dedicata alla cronaca nera, sono rimasti pressoché invariati. Anzi, c’è stato un sensibile incremento perché si è passati da una media di 11,5% di share all’11,6”.

Pertanto, secondo Anzaldi, la scelta di Dall’Orto è stata un “successone che dovrebbe invitare a riflettere”. Si chiede: “Se in termini di share la cronaca nera non vale così tanto come molti pensano, perché ce la propinano costantemente?”. Una domanda che dovrebbero porsi anzitutto i telespettatori, costruendo sulla base della risposta le loro scelte televisive.

Telespettatori che versano ogni anno quasi 2 miliardi di euro di canone alla Rai. “È anche per questo – rileva Anzaldi – che la Rai dovrebbe caratterizzarsi, offrendo un servizio originale rispetto alla tv commerciale: più moderato, più sano, insomma aderente al contratto di servizio” tra Rai e Ministero dello Sviluppo economico.

Ma l’intervento del segretario della Commissione di vigilanza ha suscitato malumori dalle parti di Via Teulada. In qualche redazione sono stati agitati gli spettri del diritto di cronaca violato e dell’indebita ingerenza. “Non capisco come si possa parlare in questi termini”, commenta Anzaldi. Che aggiunge: “In Commissione questa interrogazione non è mai arrivata, perché tutto è partito da una mia considerazione resa pubblica dalle agenzie di stampa, ne è derivato un dibattito e la scelta di Dall’Orto di eliminare la cronaca nera da Domenica In”. Un piccolo passo verso un tv libera dalle catene del macabro. Quella sì, un’ingerenza davvero soffocante.

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