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Michelle Mope Andersson (foto: Center for Korean Studies in Hawaiis Website)

Svezia: se i luterani ricevono direzione spirituale da una cattolica

Michelle Mope Andersson racconta la sua esperienza più unica che rara a servizio di cristiani di tutte le denominazioni

Nei giorni della visita di papa Francesco alle città di Malmo e Lund, ZENIT ha avuto la possibilità di intervistare Michelle Mope Andersson, consulente pastorale e direttore spirituale secondo la tradizione ignaziana. Nella nostra intervista, la dottoressa Anderson ha condiviso con noi la sua bella storia e la sua realtà di cattolica svedese.

Cosa vuol dire essere un cattolico in Svezia, uno dei paesi più secolarizzati del mondo?

Se tu vivi in questo paese, devi davvero conoscere bene il tuo Catechismo, perché la gente ti chiederà sempre non in cosa tu credi ma perché tu credi. Come italo-americana cresciuta in California, io davo per scontata la mia fede ma è qui che la mia fede è cresciuta, diventando la mia identità! La gente dice: “Oh, ma tu sei cattolica, perché hai origini italiane”. Allora devo spiegare che sono stata battezzata e formata nella Chiesa Cattolica ma, in realtà, seguo la mia fede perché credo nei principi della mia Chiesa. Il cattolicesimo ha sempre rappresentato una curiosità per gli svedesi.

Perché la Svezia? Com’è arrivata qui?

Mio marito e io ci siamo incontrati più di 25 anni fa, quando eravamo studenti in Scienze Politiche alla John Hopkins University negli Stati Uniti. È stato davvero uno shock culturale il mio primo arrivo in Svezia. L’istituzione familiare qui è molto più debole e le donne sono uguali agli uomini in ogni aspetto. L’aspettativa che ognuno funzioni e debba essere “in” nel sistema sociale è stata una sfida. Inoltre la Svezia era una società molto omogenea, mentre io vengo da una cultura dove ognuno è eccezionale. Mescolarsi è ancora difficile. Il mio cuore va ai molti immigrati e rifugiati giunti di recente. Io sottolineo profondamente le loro impressioni. La Chiesa è diventata la mia seconda casa e, per la prima volta, ho realizzato che la Casa di Dio era la mia casa. Spero che la gente che viene qui oggi provi lo stesso.

Mi può parlare della direzione spirituale in Svezia?

Sebbene io sia cattolica, molto del mio lavoro è con la Chiesa di Svezia e con le chiese acattoliche. Una decina d’anni fa, quando conclusi i miei studi per la laurea in teologia, i gesuiti di Stoccolma pensarono che avrei fatto meglio a guidare i ritiri e a lavorare come direttore spirituale. Mi rimandarono in California per gli esercizi spirituali ignaziani di trenta giorni e per la direzione spirituale. Al tempo stesso, la spiritualità ignaziana stava iniziando a guadagnare interesse in Svezia, specie ad Uppsala, la città universitaria dove i Gesuiti gestiscono l’Istituto Newman. In breve ho ricevuto chiamate e dai pastori luterani, dai diaconi e dai fedeli delle chiese acattoliche. Oggi, molti di quelli che vengono da me, sono di queste denominazioni.

Cos’è che attrae i luterani svedesi verso questa tradizione cattolica?

Da noi c’è una vera fame di spiritualità ignaziana, forse perché offre un incontro con Cristo assai creativo, attraverso il coinvolgimento dei sensi, un nuovo – eppure antico – modo di andare verso Dio. La gente trova questo molto liberante ed emozionante, riscoprendo i molti modi in cui il Signore ci parla. Gli svedesi sono veri amanti della natura! Non stupisce, con questi maestosi panorami e drammatiche stagioni di luce e di buio… Questo è spesso il primo luogo in cui sentono la vicinanza di Dio, nella creazione.

Lutero predicava la salvezza per grazia ma quel messaggio si perde quando iniziamo a misurare il valore umano secondo la produzione e il consumo, cosa facciamo e cosa abbiamo. È bizzarro che un popolo che ha creato un sistema sociale basato sul bene collettivo abbia dato vita a una delle società più individualistiche del mondo. Ma gli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola sottolineano il dono che ci è stato fatto. Facendo discernimento su come il Signore possa invitarci ad usare questi doni, in qualche modo è emozionante e benefico per tutti noi, cattolici e luterani allo stesso modo! In qualche modo, la spiritualità ignaziana inizia dove Lutero si è fermato e questo ci invita a camminare insieme nella direzione spirituale.

In che modo i pastori luterani si relazionano con lei, donna cattolica e laica, che dà loro direzione spirituale?

In primo luogo, troviamo un terreno comune. Stabiliamo insieme che il nostro lavoro è nel servire Dio nell’altro e trovare Dio in ogni cosa. Le nostre prospettive diventano sempre più simili quando proviamo a guardare il mondo con gli occhi di Dio. In questo modo arriviamo a rivelare reciprocamente i nostri cuori all’altro, perché condividiamo il cuore di Dio.

Venendo ad un livello più personale, loro sono senz’altro curiosi del mio background e dei miei interessi, sebbene a questo aspetto cerchiamo di dare un’importanza relativa. Per quanto ne so, sono la sola donna cattolica e laica a fare la direttrice spirituale in Svezia e questo è un grande privilegio per me. Sanno che attualmente sto studiando ad un dottorato presso l’Istituto per Studi Pastorali all’Università di Seattle, che è un’istituzione gesuita; in varie sessioni i miei confidenti mi hanno detto: “Michelle, per noi, tu sei un pastore!”. Questo non è il mio obiettivo, né è mio scopo convertire nessuno. Si tratta soltanto di giungere insieme più vicini a Dio.

About Deborah Castellano Lubov

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