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Sulle tracce di Federico II e dei suoi falconi

Giovanni Granati è ammaestratore di rapaci e di lupi che si esibiscono al suono della musica da lui composta

Giovanni Granati è l’unico falconiere e ammaestratore al mondo in grado di armonizzare cinque arti e tre tipologie di animali differenti, tra predatori e rapaci. Talento naturale, ha fatto della sua passione un lavoro: i falchi e i lupi sono gli animali con cui instancabilmente si allena.

Recentemente Granati ha deciso di lanciare un appello all’amministrazione di Piazza Armerina (Enna) affinché il pubblico che accalca il Palio dei Normanni possa conoscere un arte che è nata dal suo amore per Federico di Svevia, il falconiere per eccellenza.

Il suo amore per gli animali, è sorto da bambino, quando componeva favole che ha poi pubblicato in due volumi; l’altra sua grande passione è la musica, che compone da quando aveva cinque anni.

Granati, che si è recato in diverse occasioni in Sicilia (soprattutto per  reperire animali, come il falco pellegrino ed altre specie in cattività), ha ribadito il suo grande desiderio: potersi esibire al Palio dei Normanni. Di sicuro offre uno spettacolo insolito: la sua musica riesce ad incantare i suoi animali, tutti predatori e rapaci.

La sua arte lo ha reso unico nel mondo, unendo le sue passeggiate wild agli spettacoli e alla musica che incanta. Di certo, malgrado la sua giovane età (31 anni) nella vita non gli è stato risparmiato nulla , a partire dal terremoto dell’Aquila dove ha perso tutto (lavoro e matrimonio: dopo il sisma si è separato) ma, come una fenice, è riuscito a risorgere dalle sue ceneri, affermandosi a livello europeo e mondiale.

Nelle sue performance Giovanni Granati offre uno spettacolo unico che nasce da cambiamenti anche tragici, come ha affermato lui stesso: “Nella mia vita ho avuto la fortuna di poter unire la poesia (scrivo favole) alla musica (compongo e suono il pianoforte da quando avevo 5 anni), poi, dopo il terremoto ho deciso di cambiare il corso del mio destino”.

“Sono l’unico al mondo – prosegue Granati – che sa unire ben cinque arti: didattica, musica, performance, poesia e addestramento: passeggiate wild, a Teramo e a Galascio, dove per i ragazzi vi è la possibilità di studiare da vicino specie animali rare”.

“Unisco alle mie esibizioni nei castelli e nelle piazze, la possibilità di incontrare la gente – ha continuato il falconiere -. Inoltre nell’ammaestramento degli animali, metto in armonia specie in natura incompatibili tra loro come i lupi e i falchi – racconta Granati -. Credo che la mia arte sia un tentativo unico. Spesso nell’ambito dei miei concerti, dove le location scelte sono spesso dei castelli molto suggestivi, la gente può avere una visione diretta degli animali che restano incantati dalla mia musica. Di certo questa mia passione mi permette di studiare la natura e l’istinto degli animali e l’armonia del creato. Nei miei spettacoli cerco di ricreare un sapore  medioevale; tento di rievocare il fascino dei regni e dei tempi che furono, l’odore delle antiche corti nobiliari, delle quali il simbolo maggiore è rappresentato dai  rapaci. Lo stupor mundi di Federico di Svevia mi ha contagiato”.

Nell’arte di Giovanni Granati, ha inciso tantissimo l’esperienza di  Federico II, che dedicò tutta la sua vita ai falchi. “Io ho acquisito questa passione per i volatili e per il volo – spiega il falconiere -. Ho un sogno antico che a breve realizzerò: provare la tuta alare facendo lanciare la campionessa europea di volo libero in caduta libera con uno dei miei falchi. Come addestratore di falchi, inoltre, ho l’opportunità di studiarli da vicino, seguirli, vederli e poi crescere e rendere dinamica la mia realtà, creando evoluzione. Credo che la quintessenza dei miei spettacoli, in fondo, sia il mio grande amore per queste stupende creature, assieme alla magia di tornare indietro nel tempo, seppure per la durata di una sera”.

Ha proseguito Granati: “Non a caso io ricerco specie molto particolari e, conoscendone l’intima natura, scopro misteriose alchimie: in particolare tra falchi, lupi e cavalli (stalloni andalusi in particolare), io riesco a trovare l’armonia, senza perdere mai di vista la sperimentazione e la ricerca di nuove tecniche di addestramento. Spero che mi venga offerta l’opportunità di esibirmi in una terra da cui traggo ispirazione, la Sicilia, e in particolare a Piazza Armerina, anche se spostare i miei animali non è facile. Devo riconoscere che per me, sarebbe un sogno potermi far conoscere, innestare la mia arte e la storia di una civiltà che conserva ad oggi inalterato, un fascino stupendo, come i borghi d’altri tempi, il castello e le terre, dove si è sviluppata la passione per i falchi di Federico II”.

“Credo che possa essere altrettanto suggestivo da parte mia – ha concluso il falconiere – poter  offrire agli spettatori uno squarcio di passato e di ciò che in natura è selvaggio: i miei animali, uniti all’incanto delle note, il mio concerto. In poche parole potrei definire la mia arte: sinergia e armonia impossibile da ricreare”.

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