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South Sudan's civil war

South Sudan's civil war - Wikimedia Commons

Sud Sudan: lo stupro come paga per i soldati

Un documento dell’Onu rileva che nel Paese sono avvenute oltre 1.300 violenze sessuali in soli sei mesi. Atroci crudeltà anche nei confronti di bambini e disabili

Lo stupro come arma di guerra. La triste realtà a cui ci hanno abituato le guerre in giro per il mondo è stata certificata anche nel Sud Sudan, dove la situazione dei diritti umani è – secondo la denuncia dell’Onu – tra le più “orrende al mondo”.

Nel documento reso noto a Ginevra, le Nazioni Unite spiegano: “Fonti attendibili indicano che gruppi alleati al governo sono autorizzati a stuprare donne in sostituzione dei salari”. Nel dettaglio si legge che il Governo del Paese sta adottando la politica della “terra bruciata” e la presa di mira deliberata di civili per uccidere, stuprare e saccheggiare.

Sono oltre 1.300 le violenze sessuali registrate da aprile e settembre 2015. “La portata ed i tipi di violenza sessuale – in primo luogo da parte del governo, del Sudan People’s Liberation Army (Spla) e delle milizie affiliate – sono descritti con dettagli devastanti e spaventosi, così come l’atteggiamento quasi disinvolto, ma calcolato, di coloro che hanno massacrato civili, distrutto beni e mezzi di sussistenza”, commenta l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ràad. Purtroppo, aggiunge, “gli stupri e gli stupri di gruppo descritti nel rapporto devono essere solo uno spaccato del totale”.

L’orrore non ha fine. Nel rapporto si fa riferimento anche ai bambini e ai disabili assassinati, bruciati vivi, soffocati in contenitori, impiccati ad alberi o tagliati a pezzi. Il rapporto conclude che “vi sono ragionevoli motivi per ritenere che queste violazioni possono costituire crimini di guerra e/o crimini contro l’umanità”, scrive l’Onu. Il conflitto in Sud Sudan è iniziato nel 2013, quando il presidente Salva Kiir ha accusato il suo ex vice Riek Machar di aver tentato un colpo di Stato. L’ostilità si è subito trasformata in conflitto etnico, visto che il presidente e il suo vice appartengono a due comunità diverse. Solo lo scorso anno 10.533 civili.

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