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Sud Sudan: il governo minaccia di chiudere un’altra radio cattolica

Dopo Radio Bakhita, nel mirino delle autorità finisce “Voice of Hope”, emittente della diocesi di Wau, considerata una “stazione dannosa”

Dopo le minacce a Radio Bakhita, emitttente dell’arcidiocesi di Juba, capitale federale del Sud Sudan, un’altra radio cattolica è finita nel mirino delle autorità del Sud Sudan: “Voice of Hope” della diocesi di Wau. Secondo il Catholic Radio Network (Crn), il vice governatore dello Stato dello Western Bahr El Ghazal ha minacciato di chiudere l’emittente intimando alla redazione di limitarsi a fornire solo informazioni locali evitando di coprire gli eventi che accadono negli altri Stati del Sud Sudan, specialmente quelli relativi all’opposizione.

L’esponente governativo ha definito “Voice of Hope” una “stazione dannosa”, aggiungendo che il governo avrebbero preso gli opportuni provvedimenti se l’emittente non si fosse limitata a trasmettere solo “omelia e musica Gospel”.

Nelle scorse settimane – ricorda la Radio Vaticana – Radio Bakhita era stata chiusa temporaneamente a seguito di un raid nella sede dell’emittente da parte del servizio di sicurezza, che aveva pure detenuto il caporedattore per alcuni giorni. Nonostante la successiva autorizzazione a riprendere le trasmissioni, la stazione rimane ancora chiusa, a discrezione dell’arcidiocesi che intende valutare la situazione.

“Quando la Radio è stata chiusa, non sono stato consultato, gli agenti di sicurezza non sono venuti a dirmi che stavano per chiudere la Radio”, ha lamentato mons. Paulino Lokudu, arcivescovo di Juba. “Hanno semplicemente preso le chiavi dalle persone che si trovavano nelle sede dell’emittente e penso che questo non sia corretto”, ha detto l’arcivescovo, che ha però aggiunto: “Penso che lo abbiano capito e che ci siamo riconciliati”.

Organizzazioni per la difesa dei diritti umani denunciano la censura di fatto imposta dal governo ai media sud sudanesi da quando è scoppiata la guerra civile tra le fazioni rispettivamente capeggiate dal Presidente Salva Kiir e dall’ex vice Presidente Riek Machar.

Secondo queste organizzazioni, le restrizioni alla libertà d’informazione mirano a impedire la pubblicazione di notizie su massacri di civili nella capitale. Ai giornalisti è impedito di visitare ospedali, cimiteri e campi di rifugiati. 

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