Dona Adesso

Storie di donne che si ribellano all’omologazione

Intervista al neonatologo Carlo Bellieni

di Antonio Gaspari

ROMA, venerdì, 12 febbraio 2010 (ZENIT.org).- In una collana a cura del dottor Carlo Bellieni, neonatologo del Policlinico Universitario “Le Scotte” di Siena, è appena uscito per le edizioni Cantagalli il libro “La carne e il cuore: storie di donne”.

Si tratta della testimonianza di due femministe, quattro suore, due ginecologi e una psichiatra: un mix esplosivo che svela un universo femminile che è molto lontano dai modelli omologati proposti in TV.

E così emergono mille sorprese di come le donne guardano alla diagnosi prenatale, alle bambole, all’interruzione di gravidanza, all’amore per il corpo.

Nell’introduzione il dott. Bellieni ha raccontato che “c’è un mondo femminile che non ne può più, che esplode, erompe, dirompe, magari lo fa in silenzio, ma è piena fino al collo di tritolo mentale che attende solo di poter deflagrare”.

“Non ne possono più di un richiamo al maquillage per assomigliare a bambole di cera – aggiunge –, non ne possono più delle donne degli spot che sorridono parlando di detersivi e cereali come se parlassero di paradiso terrestre o di rivoluzione del proletariato e non ne possono più delle donne-ritocchino con una chirurgia che sembra diventata semplice e obbligatoria”.

“Insomma, sono donne che vogliono finalmente scegliere loro come essere e non sentire il peso del grande fratello mediatico che pone loro davanti un ideale impossibile da raggiungere per farle distruggere e per vendere loro di tutto”.

Presi dalla curiosità, abbiamo intervistato Bellieni.

Perchè questo libro?

Bellieni: Il mondo femminile viene affrontato troppo secondo degli schemi obsoleti. Lungi dall’essere sincretista, il libro “La carne e il cuore” lascia che le donne si esprimano, rompendo questi steccati che ormai sono stretti. La donna – come l’uomo- non è un cliché, e anche le migliori intenzioni sono zoppe se non hanno dentro una reale scelta. Qui mostriamo suore, femministe, dottoresse che si mettono in gioco, che scelgono e ragionano, e che possono fare un tratto di percorso fianco a fianco.

Quali storie vengono raccontate?

Bellieni: A 50 anni da quando Sergio Zavoli portò i microfoni in un convento di clausura, sono entrato il più possibile in punta di piedi nel convento di clausura di Lecceto (Siena) ed ho chiesto a quattro giovani suore di parlare di un tema inatteso: la loro femminilità.

La lunga intervista è un evento: ne esce un ritratto anticonformista, forte, provocatorio di chi vive isolato dal mondo per scelta. Inusuale è il libro poi, perché, per creare una guida al mondo femminile, associa alle suore un saggio di due note femministe (Paola Tavella e Alessandra di Pietro) sui messaggi pubblicitari rivolti alle bambine, e un’intervista a tre noti medici (due ginecologi, Nicola Natale e Alessandra Kustermann) e una psichiatra (Claudia Ravaldi), di estrazioni culturali e religiose diverse, che si confrontano senza mezzi termini su aborto, fecondazione in vitro, sterilità.

Quali valenze hanno queste storie e perchè ha deciso di farle pubblicare?

Bellieni: Mentre in TV milioni di spettatori passano notti a guardare il “Grande Fratello”, improbabile convivenza per poche settimane di una dozzina di ragazzi, i conventi di clausura offrono una sfida ben più forte: venti ragazze e donne che vivono per anni chiuse tra quattro mura. Sono felici? Litigano? Nascono invidie e rivalità? Vivono una femminilità dimezzata? Le risposte sono sorprendenti e sconvolgono chi legge.

L’intervista alle dottoresse e al ginecologo mostra come ci sia una convergenza su certi temi etici tra persone che sembrerebbero invece separate da steccati, e come, quando si affronta con serietà e giudizio il proprio lavoro a contatto con le donne, prevalga l’amore all’uomo e alla vita. Le femministe sono state gentilissime a collaborare e a mettersi in gioco, proprio per mostrare che anche per chi non vive un’esperienza di fede, il rispetto della dignità umana e la lotta all’omologazione siano non solo possibili ma doverosi.

Qual è il filo conduttore che tiene insieme le differenti storie?

Bellieni: Come dice il titolo della collana (“Il coraggio di scegliere”), le persone che si esprimono in questo libro sono persone che hanno fatto una scelta, e questo è il fulcro reale di una rinascita etica. Si crede erroneamente che valga ancora la divisione netta quasi politica sui temi della vita, mentre si può appartenere all’uno e all’altro campo per inerzia o, talora, senza un giudizio. Proprio per affermare il rispetto della vita e l’amore alla dignità umana, abbiamo mostrato che la vera divisione oggi è tra chi usa la ragione e chi “vivacchia”. Negli anni scorsi, ad esempio, abbiamo trovato alleati impensati tra gli ecologisti magari non cattolici nella battaglia per la legge 40; questo mostra come l’amore alla verità crei un lavoro comune: certo, certe differenze restano, ma è possibile una strada insieme, nel rispetto e nella collaborazione.

Come direttore della collana che cosa l’ha convinto a far pubblicare questo libro?  

Bellieni: Devo ringraziare l’editore Cantagalli, per il coraggio di iniziare una collana così “forte”. Questo è il primo di una serie di libri non didascalici, ma provocatori. D’altronde la vita non è una routine, ma una lotta; e può essere utile mostrare come questa lotta ci faccia trovare alleati impensati e sveli delle defezioni altrettanto impensate, di cui la prima è quella che noi stessi facciamo troppo spesso.

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