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“Stabat Mater”: il capolavoro di Pergolesi interpretato da Lorenzo Porzio

Nella splendida cornice di Santa Maria del Popolo un concerto per l’inizio della Settimana Santa, nell’anno del Giubileo della Misericordia

Il direttore d’orchestra Lorenzo Porzio – già protagonista nel dicembre scorso, insieme alla pianista Cristiana Pegoraro, di un applaudito concerto per l’apertura del Giubileo, tenutosi presso la basilica romana del Sacro Cuore Immacolato di Maria – torna alla ribalta con un concerto dedicato alla Settimana Santa.

Sabato 19 marzo, alle ore 19.30, avrà luogo nella basilica di Santa Maria del Popolo (piazza del Popolo, Roma) il concerto per voci e orchestra dell’Orchestra Filarmonica Città di Roma, diretta dallo stesso Porzio, coadiuvato da Ornella Pratesi come voce soprano, e Daniela Nineva come voce contralto. Un suggestivo viaggio musicale dal barocco di Giovanni Battista Pergolesi alle elaborazioni del ‘900 per orchestra d’archi di Ottorino Respighi.

In programma il celeberrimo Stabat Mater di Pergolesi per soprano, contralto, archi e basso continuo. A seguire, la terza suite dalle Antiche danze ed arie per liuto nella libera trascrizione per orchestra d’archi di Respighi. La serata, che sarà presenta da Paolo Peroso, è ad ingresso gratuito.

“Il concerto – ha detto il maestro Porzio a ZENIT – è dedicato alla Santa Pasqua ormai alle porte e, in particolare, alla figura di Maria, madre e modello della nostra fede. È impressionante come Pergolesi, a soli 26 anni, avesse chiaro dentro di sé il senso della vita, della morte e della sofferenza che poteva provare una madre sotto la croce ai piedi del figlio morente. Sentimenti che il grande musicista è riuscito ad interpretare e trasmettere anche attraverso la sua personale esperienza di morte…”.

Per meglio comprendere le parole di Porzio, occorre ricordare la straordinaria parabola artistica di Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736). Compositore, organista e violinista dell’epoca barocca, parallelamente all’attività operistica, fu un fecondo creatore di musica sacra. Ma è solo negli ultimi mesi di vita che lasciò piena testimonianza del suo genio, componendo quello che viene considerato il suo capolavoro: lo Stabat Mater che, secondo la tradizione, sarebbe stato ultimato il giorno stesso della sua morte, avvenuta a soli 26 anni nel convento dei Cappuccini di Pozzuoli.

Non è dato sapere se questo elemento biografico risponda al vero o sia il frutto di una posteriore leggenda romantica; quello che è certo, perché attestato dai documenti autografi, è una grande fretta nello scrivere la partitura, con la presenza di numerosi errori, di parti strumentali mancanti e, più in generale, di un disordine che rivela una corsa contro il tempo. Al punto che, nell’ultima pagina della partitura stessa, Pergolesi appose di suo pugno la dicitura “Finis Laus Deo”: un ringraziamento a Dio per avergli dato il tempo di portare a compimento l’opera.

“È uno Stabat Mater che raccoglie, al tempo stesso, il dolore di una madre, il dolore dell’umanità che perde il suo Salvatore, e il dolore di un giovane che è cosciente di dover morire – spiega il maestro Porzio –. Pergolesi era infatti minato dalla tubercolosi e, proprio per questo, si era ritirato a Pozzuoli per via del clima salubre e soprattutto per poter contare sull’asilo e l’assistenza medica del convento dei Cappuccini. Il grande musicista è consapevole che sta scrivendo la sua ultima opera, ma, in questo dramma, c’è anche un senso di profonda fiducia e speranza. Con il senso religioso di un credente, la morte non è vista come la cessazione di tutto ma come l’inizio di un nuovo percorso…”.

È importante ricordare che la musica dello Stabat Mater di Pergolesi è stata oggetto di costante apprezzamento da parte dei più grandi compositori; un esempio per tutti: Johann Sebastian Bach, che la utilizzò per farne una parafrasi all’interno di un suo salmo, modificando l’orchestrazione degli archi ed aggiungendovi un coro. “Un po’ per la sua genialità, un po’ perché era anche lui morente – commenta Lorenzo Porzio –, quello di Pergolesi è sicuramente lo Stabat Mater più profondo, intimo e, al tempo stesso, innovativo di tutta la storia della musica. E non solo di quella barocca…”.

È immaginabile pensare che un autore e un’opera di questa grandezza pongano dei problemi di alto profilo interpretativo. “Personalmente – sottolinea Porzio – cercherò un’interpretazione molto sobria, intima, mai urlata, una sorta di sofferenza interiore quasi celata, tipica della figura di Maria, sempre dignitosa pur nel suo infinito dolore”.

In questo contesto di elevato respiro, occorre fare almeno un accenno alla biografia musicale anche dell’altro grande autore in programma: Ottorino Respighi. Nato a Bologna nel 1879, appartenente al gruppo di musicisti che rinnovò la musica italiana di quegli anni, nel 1913 Respighi si trasferì a Roma, alla quale dedicò i suoi poemi sinfonici più celebri, che vanno sotto il nome di Trilogia romana. Direttore del Conservatorio di Santa Cecilia, fu eletto Membro dell’Accademia d’Italia. Morì nel 1936 e i suoi funerali si svolsero proprio nella basilica di Santa Maria del Popolo, dove una lapide nella sagrestia ne ricorda la memoria.

Il maestro Lorenzo Porzio – che collabora con l’Accademia di Santa Cecilia ed ha suonato nei più importanti contesti religiosi, da San Pietro ai Giardini Vaticani – ha voluto anche sottolineare la particolare fisionomia dell’Orchestra Filarmonica Città di Roma da lui diretta. L’orchestra raccoglie molti giovani musicisti degli ultimi anni di Conservatorio che suonano accanto a maestri già affermati e soprattutto provenienti da paesi, culture e religioni diverse. Il tutto a sottolineare il potere unificante della musica e dell’arte. Di grande rilievo il ruolo solistico del soprano Ornella Pratesi e del contralto Daniela Nineva, esperte del repertorio barocco e delle opere di Pergolesi. Le due cantanti liriche hanno già ottenuto significativi successi, in particolare per le loro interpretazioni dello Stabat Mater.

“La musica di Pergolesi, la cornice di Santa Maria del Popolo, tempio dedicato alla Madre Divina ricco di arte pittorica e scultorea, e il periodo liturgico della Settimana Santa – ha concluso Porzio – saranno gli elementi che ci aiuteranno a riflettere sul mistero pasquale che costituisce, a mio avviso, la chiave di volta di tutto il nostro credo…”.

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