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Spagna: la legge sull’aborto approvata al Senato, “grave passo indietro”

Secondo il portavoce della Conferenza Episcopale Spagnola

di Patricia Navas

MADRID, venerdì, 26 febbraio 2010 (ZENIT.org).- La nuova legge sull’aborto, approvata questo mercoledì al Senato, “presuppone un grave passo indietro nella difesa del diritto alla vita dei concepiti, un maggiore abbandono delle madri gestanti e, in definitiva, un danno molto serio al bene comune”.

Lo ha affermato questo giovedì il portavoce della Conferenza Episcopale Spagnola (CEE), monsignor Juan Antonio Martínez Camino, nel corso di una conferenza stampa successiva alla riunione quadrimestrale della Commissione permanente della CEE.

Il presule si è riferito anche alle implicazioni del provvedimento nell’ambito educativo come a “uno degli aspetti più preoccupanti di questa nuova legge, che strumentalizza l’educazione al servizio dell’ideologia abortista”.

Ha anche respinto l'”educazione volta a oscurare la coscienza sul diritto alla vita”, e ha considerato che la legge propone una “triste prospettiva”.

Il testo approvato, ha aggiunto, “pone restrizioni all’obiezione di coscienza dei professionisti”.

Il re, caso unico

Dopo l’approvazione da parte del Governo, del Congresso e del Senato spagnoli, il processo per approvare la Legge sulla Salute Sessuale e Riproduttiva e l’Interruzione Volontaria di Gravidanza passa per la sanzione del testo da parte del re.

In risposta a varie domande dei giornalisti sulla questione, monsignor Martínez Camino ha spiegato che “la CEE non vuole pronunciarsi sulla responsabilità e sull’atto unico che esercita il re sanzionando la legge”.

Il portavoce dei Vescovi spagnoli ha differenziato la situazione di Juan Carlos I da quella dei politici di fronte alla votazione della legge. “Sanzionare la legge è diverso dal votarla”, ha affermato.

“Visto che l’atto de re è unico, molto diverso da quello di un politico che dà il suo voto a questa legge potendo non darlo, la CEE non darà consigli – ha aggiunto -. Non sono possibili principi generali”.

Non è un diritto

Il portavoce dell’episcopato spagnolo ha consigliato di rileggere il testo integrale della Dichiarazione del 17 giugno scorso della Commissione permanente intitolata “Sulla bozza del disegno di legge sull’aborto: attentare contro la vita dei concepiti trasformato in ‘diritto'”.

Richiamandone il contenuto, il Vescovo ha definito “triste” e “grave” l’approvazione di “una legge che trasforma l’aborto in un presunto diritto”, “una legge che dà licenza di uccidere i figli”.

Monsignor Martínez Camino ha sottolineato “la volontà della Chiesa di continuare a difendere il diritto di vivere dei concepiti”. Allo stesso tempo, ha indicato che la Chiesa comprende “i problemi che la madre gestante può trovare nella vita” e offre “alternative al dramma e al crimine dell’aborto”.

Risposta cittadina

Sulla risposta civile alla legge, il portavoce della CEE ha dichiarato che “tutto ciò che si fa per promuovere la consapevolezza di mantenere il diritto alla vita dei concepiti, per vie legittime, è benvenuto, chiunque ne sia l’autore”.

A suo avviso, c’è sempre più sensibilizzazione sociale per l’ecologia dell’essere umano e l’ecologia in generale.

Ha anche ricordato che il 25 marzo si celebrerà la prossima giornata a favore della vita, che i Vescovi sperano “sia un momento importante per rivitalizzare questa coscienza cittadina che esiga l’abolizione di questa legge quanto prima”.

Pollice in basso

Nel frattempo, la Federazione Spagnola delle Associazioni Pro-vita ha espresso il suo “dolore per i concepiti, che sono privati per legge di tutto il loro valore e dei loro diritti”, e “per le donne incinte in difficoltà”.

Ha anche rivolto parole dure ai politici che “hanno girato il pollice verso il basso, tra tante menzogne e prepotenze”.

Il presidente della Federazione, Alicia Latorre, afferma che “questo giorno terribile, lungi dallo scoraggiarci, dobbiamo agire con più forza, affetto e dedizione nei confronti dei concepiti e delle loro madri e verso tante persone che hanno bisogno di curarsi dalle ferite dell’aborto”.

Anticostituzionale

Dal canto suo, l’Istituto di Politica Familiare (IPF) ha definito la legge “regressiva e aberrante” e ha avvertito che farà aumentare il numero di aborti in Spagna.

Il suo presidente, Eduardo Hertfelder, ha denunciato che il provvedimento è contrario alla Costituzione spagnola perché considera l’aborto un diritto della donna e impone questa considerazione nell’educazione.

“Secondo questa legge non ho più il diritto di vivere perché sono una persona, ma perché c’è un’altra persona che mi dà o mi toglie questo diritto”, ha dichiarato.

Oltre a questo, “non saranno più i genitori a decidere l’educazione morale che vogliono per i propri figli, ma lo Stato”.

L’IPF denuncerà martedì prossimo nella sede del Parlamento Europeo di Bruxelles ciò che questa legge rappresenterà per l’Europa.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]

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