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Spagna: beatificate tre suore martiri nella guerra civile

Dedite alla cura dei malati, Fidela Oller, Josefa Monrabal Mantaner e Facunda Margenat furono trucidate dai miliziani repubblicani nel 1936

Tre suore martirizzate durante la guerra civile spagnola, sono state beatificate stamattina a Gerona, in Catalogna. A celebrare il rito, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Infermiere presso l’Istituto di San Giuseppe a Gerona, suor Fidela Oller, suor Josefa Monrabal Mantaner e suor Facunda Margenat, dedicarono l’intera loro vita religiosa ai malati ai quali portavano conforto “con  sacrificio e con gioia”, ha ricordato il cardinale Amato.

“Non erano una minaccia per nessuno” e “non facevano il male ma solo il bene”, ha commentato il porporato. La furia anticlericale dei miliziani repubblicani fu tuttavia assai feroce già dalle prime battute della guerra e, tra gli altri, non risparmiò le tre povere religiose, seviziate e uccise nell’agosto 1936.

Al momento del martirio suor Fidela ha 67 anni, suor Facunda 60, suor Josefa 35. Tutte e tre spirarono con parole di perdono verso i loro carnefici.

Quando il loro convento fu preso d’assalto, suor Josefa si rifugiò dai suoi familiari, portando con sé suor Fidela ma i miliziani riuscirono ugualmente ad acciuffarle e ad ucciderle.

Suor Facunda, invece, si rifugiò in casa di un malato, accolta dai familiari di quest’ultimo. La portinaia fece però la spia ai miliziani, segnalando la presenza della religiosa nello stabile. Suor Facunda fu dunque prelevata, precipitata giù per le scale, e poi trascinata su di un camion fino a un luogo nascosto dove fu finita a colpi di fucile.

“La madre Chiesa celebra queste sue figlie eroiche non per rancore o per vendetta verso i loro carnefici, ma per rendere grazie a Dio per il coraggio della loro testimonianza”, ha dichiarato il cardinale Amato alla Radio Vaticana.

Alle loro consorelle oggi sparse per il mondo, le beate Fidela, Facunda e Josefa “ricordano di rimanere fedeli ai valori umani e cristiani del carisma di fondazione dell’Istituto: rispetto della vita, attenzione integrale al malato, testimonianza evangelica integrale”, tutti valori che “costituiscono il miglior antidoto contro il virus micidiale della pigrizia, dell’indifferenza, della disumanità”, ha quindi concluso il porporato.

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