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Michele Pavanello

Soffia il “Vento Caldo” della musica cristiana

Parla Michele Pavanello, cantautore che ha fatto della sua arte una forma di evangelizzazione

Michele Pavanello è un giovane cantautore che, nella galassia della christian music italiana, è stato uno degli ultimi, in ordine temporale, a far uscire un proprio CD. Da poco più di un mese, infatti, è possibile ascoltarlo nel suo Vento Caldo. Michele è un vero musicista, ha studiato al conservatorio fin dall’età di nove anni, cimentandosi con il violoncello e il pianoforte. Poi ha iniziato a suonare il blues in alcune band. Una vera e grande passione per la musica, la sua.

Michele ha avuto, come tanti suoi coetanei, un’adolescenza, ribelle e con mille progetti per la testa. Un giorno però è successo qualcosa di particolare, che gli ha cambiato la vita nel profondo. Così ha raccontato a ZENIT, che lo ha incontrato: “Avevo poco più di sedici anni e come molti coetanei mettevo tutto in discussione e contestavo molte cose che secondo me non andavano. Una domenica mattina succede una cosa inaspettata. Ero andato a messa, rientravo in una chiesa dopo molti anni, perché volevo incontrare una ragazza, che avevo da poco conosciuto. Mi sono seduto nell’ultima fila, vedevo quella ragazza da lontano, ascoltavo la predica, quando ho cominciato a sentire una grande pace interiore”.

Un’emozione che non aveva mai provato. Da quel momento la sua esistenza è stata un susseguirsi di emozioni molto forti. Il castello che si era costruito cominciava a vacillare, al contempo iniziava il suo bellissimo e inaspettato percorso di fede.

Michele continua a raccontarsi e aggiunge: “Non potevo immaginare, ma stava accadendo una cosa meravigliosa, anche nel campo musicale. Ho iniziato a collaborare come strumentista in alcune christian band, poi mi è nata la voglia di scrivere delle mie canzoni, in seguito ad un lavoro che avevo fatto sulle Beatitudini del discorso sulla montagna. È da questa esperienza che è nato il mio primo cd Otto Strade che ha dato, in seguito, anche il nome alla band. La mia carriera musicale era iniziata con la Tribù di Yahweh, un gruppo fondato da don Marco Balzan, missionario in Brasile ed anche artista sensibile e poliedrico. È stata una bellissima esperienza di musica, di amicizia e di fede, durata sino al 2012. Da quel momento in poi, ho iniziato un percorso musicale personale, per questo ho fondato la Otto Strade Christian Band”.

Le canzoni che parlano di Dio, possono aiutare coloro che sono lontani dalla Fede, posso indirizzare le persone che sono alla ricerca della Verità. Come incidono, invece nella vita di un cantautore di musica cristiana? “Sicuramente la christian music mi ha molto aiutato – ha risposto Michele – e mi ha permesso di approfondire, alla luce del Vangelo, il significato profondo dell’essere cristiano. Con l’aiuto di alcuni persone, anche teologi, ho capito molti aspetti della Parola che prima ignoravo. Ho compreso che nei Cieli c’è un Padre Buono che ama tutti allo stesso modo. Nella mia ricerca della Verità ho scoperto che il messaggio di Gesù racchiude una meraviglia che non ha pari, che purtroppo molti ancora non conoscono. Ho capito che la musica cristiana ha un grande ruolo di evangelizzazione. La musica liturgica è molto legata alla tradizione, esiste un’esigenza del Rito che va rispettata, un equilibrio, una complementarietà. La christian music, invece, come canzone ispirata a Gesù Cristo, deve andare oltre tutto questo. Deve essere capace di accompagnarci sempre, in ogni momento della giornata, in ogni luogo. Perché cantare è un modo di pregare”

In Italia si parla da poco tempo di christian music, è un genere che ha difficoltà a far breccia nella Chiesa, anche se, a tutt’oggi, le band iniziano ad essere svariate. Dall’altro lato ci sono poche aperture da parte degli uomini di Chiesa che spesso non apprezzano la musica cristiana, perché lontana dalla tradizione.

“Forse le cose stanno cambiando – continua Michele -. Papa Francesco ha detto ultimamente che i giovani debbono avere coraggio di andare contro corrente. Bisogna aiutare molti preti giovani o giovani nello spirito a cambiare marcia. La musica cristiana ha potenzialità enormi di evangelizzazione, perché può arrivare a molti con grandissima facilità, grazie ai social, a YouTube”, conclude il cantautore.

Dopo il suo primo album Otto Strade, Michele Pavanello pubblica, il suo secondo CD Vento Caldo, che è stato interamente autoprodotto. In questo album Michele ha scelto la strada del rock e del blues per dare voce alle sue liriche. “Vento caldo è dedicato a tutti quelli che cercano nella pace il senso vero della propria libertà – spiega Michele – a chi ha capito che la fede non è argomento da salotto, né un bel vestito da indossare la domenica o quando i riflettori sono accesi, ma è nutrimento vero per lo spirito e per il corpo”.

Sono cinque i brani che compongono Vento Caldo. Si parte con un blues, si passa attraverso il rock, a tratti anche molto duro, per sottolineare al meglio il messaggio. Il brano che apre l’album è La luce siamo noi è un rock-blues. La canzone parte da una presa di coscienza sulle miserie del mondo per cercare una soluzione; la consapevolezza che esiste una sorta di regia occulta in grado di condizionare le nostre vite, i nostri interessi, i nostri consumi, le nostre tendenze, che ci porta ad essere tiepidi pensatori critici ma, abili utilizzatori di sempre più nuovi e sofisticati strumenti di pagamento. La speranza? È la luce che i giovani hanno dentro di sé e che può cambiare il mondo, una luce che si alimenta dell’amore e che aiuta a superare le paure, che si rinvigorisce nella comunione e che rende liberi nella pace. E poi c’è la sensazione di essere avvolti da uno Spirito, da un vento caldo, tutte le volte che una persona che ha fatto tanto bene, lascia questo mondo per raggiungere la vita in pienezza, perché solo il bene resta. Questo brano è visibile in un videoclip su YouTube. Poi ci sono gli altri quattro brani tutti belli e tutti da ascoltare… Vento Caldo è attualmente in vendita in tutti i maggiori stores digitali e nei migliori negozi di dischi.

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