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Siria, tra “genocidio di bimbi” e crisi diplomatica

L’allarme dell’Unicef su quanto accade ad Aleppo. Russia e Usa ai ferri corti. Dichiarazione choc di un capo di al Nusra: “Washington è con noi, ci fornisce le armi”

I ripetuti appelli del Papa affinché cessino le violenze in Siria continuano a cadere nel vuoto. La città di Aleppo, in particolare, è il teatro di un durissimo conflitto che semina morte e distruzione. Da stamattina gli scontri si stanno concentrando nei pressi della Cittadella, simbolo della città e patrimonio mondiale dell’Unesco.

È solo l’ultima tappa di una campagna bellica che non risparmia nessuno. Sulla base di quanto accaduto nelle ultime tre settimane, l’Unicef non esita a parlare di “genocidio di bambini” in corso nella città siriana. La testimonianza è quella di Andrea Iacomini, portavoce italiano Unicef, che evidenzia come da quando sono iniziati i bombardamenti dell’esercito governativo i bambini sarebbero le principali vittime: 96 i minori uccisi, 223 quelli feriti.

La situazione è delicata anche sul fronte della diplomazia. Il segretario di Stato Usa, John Kerry, è categorico nei confronti della Russia, principale alleato di Damasco: “Penso che siamo sul punto di sospendere i colloqui perché è irrazionale, nel contesto di questo tipo di bombardamenti, sedersi e cercare di fare sul serio confrontandosi con i russi”.

Da Washington sarebbe pervenuta a Russia e Siria la proposta di attivare un nuovo cessate il fuoco di una settimana. Mosca ha però rifiutato, prospettando invece la propria disponibilità ad una tregua umanitaria di 48 ore. Da quanto riferisce Sergei Ryabkov, viceministro degli esteri russo, un cessate il fuoco più lungo favorirebbe i gruppi terroristici a riorganizzarsi.

A proposito di queste organizzazioni, Ryabkov ha comunicato di aver ricevuto nuove informazioni che confermerebbero il coinvolgimento di gruppi di opposizione “strettamente associati” al Fronte al Nusra nell’attacco al convoglio umanitario delle Nazioni Unite nei pressi di Aleppo che ha interrotto la tregua due settimane fa.

E secondo quanto riferisce il quotidiano di Colonia Kölner Stadt-Anzeiger, i miliziani jihadisti di al Nusra riceverebbero supporto logistico ed armamenti dagli Stati Uniti. Un capo dell’organizzazione, rimasto anonimo, ha confidato a un giornalista tedesco: “I missili ce li hanno consegnati direttamente. Gli americani sono dalla nostra parte”.

Il leader islamista ha detto inoltre che al Nusra non combatte per “uno Stato laico, nè per la democrazia, ma per instaurare uno Stato islamico”. Avvalorando le preoccupazioni dei russi circa un cessate il fuoco più lungo di 48 ore, il comandante ha aggiunto che il suo gruppo “non è stato mai pronto ad accettare la tregua”.

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