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Aleppo, dicembre 2016 / © ACN

Siria: la situazione rimane drammatica

Dichiarazione del cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco

La situazione rimane drammatica in Siria. Lo ha affermato il cardinale Mario Zenari. “C’è qualche segno di speranza però ancora la soluzione è molto difficile”, ha detto il nunzio apostolico a Damasco, le cui dichiarazioni rilasciate a margine del Meeting di Rimini al telegiornale dell’emittente Tv2000 sono state riportate da “L’Osservatore Romano” di oggi, mercoledì 30 agosto 2017.

“Dall’inizio di questo anno — ha detto Zenari — sono rientrati nelle loro case e villaggi circa seicentomila persone che erano nei Paesi limitrofi ma nello stesso periodo ci sono stati ottocentomila nuovi sfollati. Le cifre sono purtroppo ancora molto tristi.”

La guerra — così teme il diplomatico vaticano, che nel Concistoro del 19 novembre scorso è stato elevato da papa Francesco al cardinalato — “durerà mesi e mesi ancora”. Mentre i cristiani fuggiti in Europa non tornano, “almeno per adesso”, si registrano rientri dal Libano, dove “la vita è cara”.

“Una volta che hanno visto che in alcuni dei loro villaggi la situazione è meno pericolosa, ritornano nella loro casetta semidistrutta”, ha spiegato Zenari, nominato nel dicembre 2008, cioè ben prima dello scoppio della guerra, da papa Benedetto XVI “ambasciatore” della Santa Sede in Siria.

Il porporato ha menzionato anche l’iniziativa “ospedali aperti”, un’idea venutagli durante l’Anno della Misericordia. “Ho visto il disastro in Siria con oltre metà degli ospedali e cliniche di prima urgenza messe fuori uso dai combattimenti e ho visto che i nostri tre ospedali cattolici non lavoravano a pieno ritmo perché strozzati dai costi enormi”, ha spiegato Zenari.

“Mi piangeva il cuore vedere la chiusura di alcuni reparti”, ha dichiarato il diplomatico. “Da qui è venuta l’idea degli ospedali cattolici aperti per i poveri, senza distinzione di religione ed etnia”, ha continuato il cardinale veneto, nato nel gennaio 1946 a Villafranca di Verona.

Zenari ha sottolineato in particolare due problemi: i costi di gestione sempre più alti e la mancanza di personale sanitario, visto che due terzi di loro hanno lasciato la Siria. “Bisognerà reperire nuovi dottori e infermieri, fare corsi di formazione e rinnovare molti dei macchinari”, ha spiegato il porporato, “un impegno gravoso che speriamo sia sostenuto da tutti, anche in occidente”. (pdm)

About Marina Droujinina

Giornalismo (Mosca & Bruxelles). Teologia (Bruxelles, IET).

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