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Siria. I parroci di Aleppo scrivono al Papa

Attesa per oggi la votazione al Consiglio di Sicurezza Onu per legittimare l’accordo in vista di una soluzione politica del conflitto

Fermare la guerre e le sofferenze della popolazione civile. Questo l’appello lanciato dai parroci della Chiesa di San Francesco ad Aleppo in una lettera rivolta a Papa Francesco. Come riporta la Radio Vaticana, nella missiva i sacerdoti ricordano la condizione dei bambini, “che non conoscono altro che la guerra” e che sopportano la carenza di cibo e medicinali. “Nelle loro facce raramente appare un sorriso” scrivono i parroci, che ringraziano il Pontefice per la sua vicinanza e attenzione e, soprattutto, per il recente messaggio sulla non violenza in occasione della Giornata mondiale della Pace del 1° gennaio. “Preghiamo anche per chi ci colpisce e uccide”, si legge nella lettera, “le uniche armi efficaci che abbiamo sono l’amore, la verità e la preghiera”.

Intanto in Siria, nonostante qualche violazione, sembra reggere la tregua in vigore da ieri sulla base di un accordo mediato da Russia e Turchia. Sempre l’emittente vaticana informa che il cessate il fuoco è stato rispettato nel 90% delle aree in cui è stato proclamato,  tutte tranne quelle controllate dallo Stato Islamico e da gli altri gruppi jihadisti che, considerati terroristi, non rientravano nell’accordo. Secondo l’Osservatorio siriano dei Diritti umani, i ribelli hanno violato la tregua nella regione meridionale di Daraa, mentre le forze fedeli ad Assad hanno combattuto nei sobborghi di Damasco, ad Hama, Idlib e nei quartieri meridionali di Aleppo.

Per oggi è attesa la votazione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per legittimare l’accordo in vista di una soluzione politica del conflitto. Il voto sarà decisivo per stabilizzare la tregua. La risoluzione, presentata dalla Russia, chiede l’approvazione dell’accordo e una tabella di marcia verso la pace, in vista di un incontro a fine gennaio nella capitale kazaka Astana tra governo siriano e opposizioni. Sarà chiesto anche un accesso rapido e sicuro agli aiuti umanitari, dopo che lo stesso Onu ha lanciato l’allarme per i 700 mila civili rimasti sotto assedio.

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