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War Victims Syria

Pixabay CC0 - PD

Siria: “Dopo 6 anni ad Aleppo Ovest tornano le luci di Natale”

Il vescovo caldeo, mons. Audo: “Ad Aleppo Est, invece, distruzione terribile”. Approvata dall’Onu risoluzione per monitorare evacuazione

“Erano 6 anni che ad Aleppo Ovest nei quartieri cristiani non si festeggiava il Natale con decorazioni e luci. Ora vediamo gesti di speranza e cambiamento”. È quanto racconta il vescovo caldeo di Aleppo e presidente di Caritas Siria, mons. Antoine Audo, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000. “Ad oggi – aggiunge – non sentiamo più gli spari, c’è stato un cambiamento totale. La gente è contenta. Ho rivisto dopo tanto tempo nei balconi gli alberi di Natale. Nella piazza del quartiere cristiano è stato allestito anche un albero di Natale, non è certo l’albero di Piazza San Pietro in Vaticano ma è un’immagine della pace ritrovata. Per l’occasione il 23 dicembre nella zona delle 3 cattedrali cattoliche è stata organizzata una manifestazione di gioia e festa”.

“Per la prima volta sono tornato ieri nei quartieri di Aleppo Est – ha detto mons. Audo – c’è una distruzione terribile, non siamo abituati a vedere certe scene che voi avete avuto modo di vedere attraverso la televisione. Come Caritas siamo in contatto con i gruppi internazionali nella parte Est. Nei prossimi giorni apriremo dei centri di accoglienza nella parte Est per l’organizzazione degli aiuti finalizzati alle persone più deboli di quella regione”.

Intanto, dopo alcune ore di lavoro, è stata approvata ieri dal Consiglio di sicurezza dell’Onu la risoluzione per il dispiegamento di osservatori delle Nazioni Unite nei quartieri orientali di Aleppo per monitorare l’evacuazione dei civili. Il testo prevede che il segretario generale Ban Ki-moon adotti “misure urgenti” per garantire l’effettivo dispiegamento degli osservatori ai quali spetterà di “verificare il benessere dei civili” interessati attraverso consultazioni con Russia, Siria e ribelli.  Ad Aleppo est sono, infatti, ancora circa 50mila i civili in attesa di abbandonare la città, stremati da mesi di combattimenti, senza acqua potabile, cibo, energia elettrica.

 

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