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Siria. Card. Zenari: “La ferita più grave è l’emigrazione dei giovani”

Il nunzio apostolico a Damasco racconta il dramma di un Natale celebrato in tempo di guerra ma, nonostante tutto, in un “clima di festa”

A fare le spese della guerra in Siria sono soprattutto le famiglie, i giovani e i bambini. Lo ha sottolineato il cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco in un’intervista alla Radio Vaticana, in cui ha commentato lo scenario nel paese, nei giorni delle feste natalizie.

In particolare i bambini sono i più provati, ha detto il porporato, con riferimento alle ultime immagini che “ce li hanno fatti vedere al freddo, sfollati, con le famiglie o senza genitori, a volte denutriti”. Quella in atto è una vera e propria “strage degli innocenti”, in cui molti “sono rimasti traumatizzati, alle migliaia morti sotto le macerie o colpiti da pallottole, alcuni feriti, alcuni anche mutilati”.

Proprio a ridosso del Natale, che porta la mente alla “Sacra Famiglia”, in Siria troppe famiglie sono “sfollate, senza casa, senza lavoro, famiglie disgregate perché magari il papà è morto o perché è dovuto emigrare”. Le festività di questi giorni, ha aggiunto Zenari, fanno “meditare sulla sorte di tanti bambini e di tante famiglie che hanno sofferto o che stanno soffrendo”.

Secondo il Nunzio in Siria, si sta ripetendo “quello che accadde alla nascita di Gesù:” molta “indifferenza” ma, come allora, anche “la solidarietà di gente umile come i pastori”. Nel paese mediorientale, le persone bisognose sono “più di 13 milioni” e, a fronte del fallimento della comunità internazionale “sul piano politico”, va preso atto dello sforzo di “tante organizzazioni umanitarie”, con i loro volontari dei quali oltre un migliaio hanno perso la vita.

Il cardinale Zenari ha poi raccontato di celebrazioni natalizie che, nonostante tutto, si stanno svolgendo in un “clima di festa”: dove vi sia la corrente elettrica “si cerca di mettere delle luci e l’albero” e, in genere, si tende a celebrare “in orari convenienti per la gente, come le cinque del pomeriggio”.

Una “nota di sofferenza” più accentuata delle altre è l’impossibilità – in particolare ad Aleppo – di celebrare nelle chiese o nelle cattedrali perché in questi ultimi anni sono state semidistrutte o distrutte completamente”.

“La ferita più grave è l’emigrazione – ha poi concluso Zenari – e questa si vede, si tocca con mano, andando nelle nostre chiese si notano dei vuoti, soprattutto tra le file dei giovani. Ed è una ferita che pesa molto su queste chiese”.

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