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Sicilia: giovani evangelizzatori crescono

Si riunisce a Pergusa la Scuola di Formazione Missionaria, aperta anche a sacerdoti ed operatori pastorali a tutti i livelli

Si terrà domani pomeriggio, presso l’Oasi Francescana di Pergusa, l’appuntamento con la Scuola di Formazione Missionaria in Sicilia. In mattinata si riunirà invece la commissione regionale capitanata dal vescovo di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana, delegato episcopale per Missio Sicilia, da padre Salvatore Cardile, segretario di Missio, missionario per oltre vent’anni in Brasile.

Gli aspiranti missionari provenienti da tutte le diocesi siciliane incontreranno padre Mario Menin, saveriano, già missionario in Brasile e attuale direttore della rivista Missione oggi. Il corso è aperto ai membri del equipe missionaria regionale, ai membri di Missio giovani, agli operatori pastorali che desiderano aver esperienza della testimonianza missionaria.

Obiettivo del corso è poter fornire le competenze per un’animazione missionaria sia al interno della dimensione diocesana che nelle comunità di missione. Inoltre offrirà nuovi spunti per la riflessione di una “Chiesa in uscita”, come ha ricordato loro Papa Francesco lo scorso anno, incontrandoli in occasione del quarto Convegno Nazionale Missionario.

La finalità della scuola è quella di favorire lo sviluppo della figura di animatore missionario ad gentes, che si occupi attivamente dell’animazione e della pastorale missionaria. Alla presenza di rappresentanti delle diocesi di Agrigento, Cefalù, Palermo, Monreale, Catania, Piazza Armerina, interverranno monsignor Gisana, don Michele Artuoro, padre Salvatore Cardile, Franco Greco, don Salvatore Martino, monsignor Casamento, la prof.ssa Maria Lo Presti, Giovanni Russo e i membri della commissione regionale Sicilia.

“La Fondazione Missio – spiega don Michele – che fino al 2005 era ospitata nel palazzo di Propaganda Fide, è nata come organismo pastorale, costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana, al fine di sostenere e promuovere, anche in collaborazione con altri enti e organismi, la dimensione missionaria della comunità ecclesiale italiana, con particolare attenzione alla Missio ad gentes e alle iniziative di animazione, formazione e cooperazione tra le Chiese”.

“Attualmente abbiamo circa 480 sacerdoti e 240 laici Fidei Donum italiani e, di questi ultimi, i tempi di permanenza nelle terre di missione sono inferiori a quelli dei presbiteri – spiega il sacerdote -. Missio ad Gentes è il paradigma della pastorale ordinaria perché abbia una connotazione missionaria. Ci sono circa 1.100 sacerdoti stranieri che svolgono un servizio in convenzione tra chiese sorelle e i preti che rientrano, poi, nel loro paese di origine portano la loro esperienza fatta in Italia. Infatti, la cooperazione missionaria ha un ruolo prezioso perché intende valorizzare il lavoro svolto dai sacerdoti stranieri malgrado questi, quando si trovano in Italia, non si sa da chi dipendono e, per questo, è necessario formulare un progetto che abbia dei contenuti molto chiari”.

Tali sacerdoti stranieri devono frequentare il CUM per un’adeguata preparazione da cui, spesso, vengono esonerati. La loro permanenza massima è, normalmente, di nove anni ma, spesso, chiedono di restare esercitando il loro ministero in altre regioni: questo, naturalmente, non è più un progetto di cooperazione; inoltre, il CUM segue la formazione dei missionari italiani che vanno in terra di missione all’estero. Attualmente sono circa ottomila le presenze di missionari tra laici e religiosi sparsi nel mondo.

La Fondazione, come consistenza giuridica, è costituita dalle PPOOMM (Pontificie Opere Missionarie), con cui indichiamo quattro realtà nate in modo indipendente e affidate poi come “pontificie” alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, presso la quale sono coordinate da un apposito Comitato Direttivo. Esse sono espressione dell’episcopato e non era opportuno che restassero in Propaganda Fide anche perché c’era la necessità di un’espressione giuridica riassunta, appunto, nella Fondazione Missio, che raccoglie anche il CUM di Verona e Missio ad Gentes. Il progetto di unificazione non si è però concluso del tutto perché l’Ufficio della CEI è rimasto nella Curia.

 

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