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“Sfavillate di gioia e consolate il mio popolo”

Il cardinale brasiliano João Braz de Aviz nella parrocchia degli Angeli Custodi di Roma, per la festa di San Francesco Carracciolo

“Rallegratevi, esultate, sfavillate di gioia e consolate il mio popolo”: con queste parole, tratte dalla lettera circolare in preparazione dell’anno dedicato alla vita consacrata, il card. João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, ha salutato le consacrate e i consacrati presenti nella parrocchia SS. Angeli Custodi di Roma, nel cuore del quartiere Montesacro.

Invitato a presiedere la solenne concelebrazione eucaristica in onore di San Francesco Caracciolo, fondatore dell’ordine dei chierici regolari minori (affettuosamente conosciuti come “padri caracciolini”), il card. Braz non si è lasciato sfuggire l’occasione di incontrare personalmente i membri dei venti istituti di vita religiosa e consacrata impegnati nei più svariati ambiti della parrocchia, per ascoltare, confermare, incoraggiare, in un bel clima di festa e di fraternità.

“Siamo sempre più chiamati a vivere una spiritualità di comunione, a ringraziare in ginocchio il Signore per il dono di tutti i carismi”, ha ricordato il Cardinale, perché in una società che punta sempre più all’individualismo, alle divisioni, “i consacrati non possono chiudersi nei propri istituti”, ma devono essere segno di unità pur nella diversità”.

“È importante vivere la nostra consacrazione nella gioia – ha poi sottolineato – vivere con passione la nostra vocazione anche quando il presente ci propone difficoltà”. Proprio il tempo della prova può essere l’occasione giusta per “ritornare alla sequela di Gesù, per seguire il Vangelo più da vicino”. Si tratta di un cammino continuo, quotidiano, in cui non bisogna lasciarsi distogliere dalla tentazione di “essere già arrivati” o dallo scoraggiamento di non “fare” abbastanza. “Le opere sono importanti, ma prima di tutto viene il rapporto con Gesù”: solo se siamo nutriti del Suo Corpo e illuminati dalla Sua Parola, possiamo “vivere il futuro con la certezza che il Signore è fedele”.

Solo così i consacrati saranno quello che sono chiamati a essere, cioè “Parola viva, incarnata”, una luce per il mondo. Solo così potranno “seminare molto grano, in modo che la zizzania abbia meno posto per attecchire”.

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