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Senza un accordo, a Gaza sarà “un bagno di sangue”

Il parroco della città dilaniata dal conflitto racconta il dramma dell’invasione di terra israeliana e il coraggio datogli dal messaggio del Papa. Intanto Israele fa strage in un sobborgo di Gaza City

Le truppe d’Israele sono ormai penetrate all’interno della Striscia di Gaza, e in meno di 48 ore sono stati uccisi oltre 110 palestinesi. Il grido che si leva dalla parrocchia latina della città dilaniata dalla furia distruttrice giunge da padre Jorge Hernandez all’agenzia Adnkronos: Se non si arriva a un accordo “sarà un bagno di sangue”.

Il sacerdote spiega che le prime vittime di questa nuova tensione tra Israele e Hamas sono i civili. “Sotto i nostri occhi si vedono le conseguenze della guerra. Mancano l’acqua e anche la luce. E poi ci sono persone che incominciano a bere l’acqua salata”. Una situazione che definisce “tremenda”.

Un altro grande problema è rappresentato dalla corrente elettrica. “Abbiamo soltanto due ore di luce al giorno e la situazione è davvero drammatica”, spiega padre Hernandez. Gli effetti si ripercuotono sugli ospedali, dove “proprio l’assenza di energia elettrica” costringe i medici a “fermare gli interventi”.

L’ingresso delle truppe israeliane ha peggiorato la situazione dei civili di Gaza. “Viviamo una vera e propria invasione terrestre – racconta il parroco -. Con i carri armati, giorno e notte. Se non si arriva ad un accordo sarà un bagno di sangue. Si fa una guerra a spese dei civili” e sembra che “non si vede una via d’uscita”.

Scoramento che è stato alleviato dal messaggio che padre Hernandez, le suore che lo aiutano nella Sacra Famiglia di Gaza e i fedeli hanno ricevuto da papa Francesco. “Un messaggio inaspettato – dice padre Jorge – per il suo piccolo gregge che ci ha dato coraggio. Mi auguro che accada qualcosa per il bene di tutti”.

Il parroco commenta anche le telefonate che il Pontefice ha fatto al presidente israeliano, Shimon Peres, e al presidente palestinese, Abu Mazen. “È un messaggio molto forte che il Papa abbia telefonato personalmente ai due presidenti – riflette il parroco di Gaza -. Una telefonata come a spronare entrambi a mantenere la parola data” durante l’incontro di preghiera che si è svolto in Vaticano a giugno.

Il legame con la propria comunità si è cementato negli anni, anche attraverso queste realtà tanto difficili. “Siamo qui ormai da sei anni e conosciamo bene questa situazione”, spiega il sacerdote. “Come andrà a finire? – si chiede ancora – Dio solo può saperlo. O si trova una soluzione o non si trova, e allora sarà un bagno di sangue con le vittime innocenti in continuo aumento”. Senza un accordo, dice il parroco di Gaza, “sarà una nuova Siria”.

Infine padre Hernandez ci tiene a rivolgere “una parola di ringraziamento a chi prega per noi e a chi si sta prodigando per la causa. La nostra comunità si sente confortata dalle preghiere”.

Le notizie che giungono nelle ultime ore continuano intanto ad allarmare. Israele ha annunciato di voler “intensificare” l’offensiva di terra per “combattere il terrorismo e garantire la sicurezza”, mentre la tregua seguita all’accordo con Hamas si è già interrotta dopo meno di un’ora. Quest’oggi un attacco israeliano nel sobborgo Sayaja di Gaza City ha provocato almeno 62 vittime. Il bilancio finora è di oltre 400 morti, 2.700 feriti e circa 80 mila sfollati.

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