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Family day against the gender ideology in the schools - june 20  2015 - Roma

ANSA

“Se clero e laici marciano insieme, si può sconfiggere il ddl Cirinnà”

Massimo Gandolfini, presidente del “Comitato difendiamo i nostri figli”, parla della prossima manifestazione contro le unioni civili, di certa ipocrisia del “mondo cattolico” e dell’esempio sloveno

Quello che ormai viene comunemente chiamato il “popolo del 20 giugno” sta scaldando i motori. Si attende soltanto l’ufficialità della data, ma è ormai chiara l’imminenza di una nuova grande manifestazione di piazza, di nuovo a Roma, per affermare il punto di vista del popolo italiano in merito a matrimonio e famiglia.

Un punto di vista che sta emergendo in modo palese dai sondaggi diffusi in queste ore: l’unica famiglia è quella composta da un papà, una mamma e dai figli. Ogni tentativo di equiparare altre forme di convivenza a questo istituto viene fermamente respinto.

Eppure, nonostante ciò, il fronte di quanti si oppongono al ddl Cirinnà appare frastagliato. C’è chi contesta soltanto alcuni passaggi del testo sulle unioni civili (tipo la stepchild adoption), chi invece lo respinge in toto. Confusione che sembra aleggiare anche intorno alla manifestazione di piazza: c’è chi invoca un più esplicito sostegno della Chiesa italiana, chi invece ritiene sia giunto il momento di affermare il protagonismo dei laici senza cosiddetti “vescovi pilota”.

Su questi e su altri temi inerenti la prossima manifestazione, ZENIT ha parlato con il neuro-chirurgo Massimo Gandolfini, presidente del Comitato difendiamo i nostri figli, che ha animato la piazza del 20 giugno.

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Prof. Gandolfini, il fronte contrario al ddl Cirinnà sembra essere omogeneo solo sull’opposizione a due aspetti del testo: stepchild adoption ed equiparazione tra unioni civili e matrimonio previsto dalla Costituzione. Modificati questi due punti il disegno sarebbe accettabile, per voi del Comitato Difendiamo i Nostri Figli?

Noi rigettiamo il testo del ddl Cirinnà in toto, perché si tratta di un progetto iniquo, ingiusto ed inutile. Certamente la norma circa la stepchild adoption è di una gravità inaudita, ferendo mortalmente il diritto del bimbo di avere una mamma ed un papà, ma anche le cosiddette mediazioni più soft, quale l’ “affido rafforzato” sono inaccettabili. Si tratta di un bel po’ di ipocrisia e di fumo negli occhi – soprattutto del mondo cattolico – per rendere, comunque, accettabile l’idea che un bimbo sta bene dentro una coppia omogenitoriale. Senza dimenticare due altri aspetti, che chiunque può facilmente cogliere: se passa l’affido, un’ora dopo qualche tribunale territoriale sentenzierà che, quindi, anche l’adozione è legittima e va garantita. Inoltre si farebbe scempio di una delle leggi più virtuose del nostro ordinamento, quella dell’affido, appunto, costruita sul principio di ricondurre al più presto il bimbo alla sua famiglia d’origine, superato il momento problematico. Tutte le norme presenti nel ddl Cirinnà che di fatto omologano l’unione civile al matrimonio vanno rigettate: non cambiando il nome che cambia la sostanza. Non servono operazioni di “maquillage”, ma una chiara e precisa differenziazione.

Nelle scorse ore, a proposito di ddl Cirinnà, Renzi ha detto: “Sia il Parlamento a decidere…”. Il presidente del Consiglio sembra sicuro di avere i numeri per fare approvare il testo. La vede così anche Lei?

Va detto con obbiettività: purtroppo i numeri per far passare il ddl ci sono. La “strana” coppia Pd e M5S – divisi su tutto, ma uniti in un bieco idillio nel fare un danno gravissimo alla società ed alla famiglia italiana –  ha i numeri. Rimane da chiedersi: a chi giova, chi ci guadagna? Il popolo italiano a piazza San Giovanni il 20 giugno ha gridato tutto il suo contrasto; non c’è rilievo statistico che non dichiari che l’85% degli italiani non vuole adozioni gay; tutti abbiamo capito che stepchild adoption significa legittimazione di fatto dell’abominevole ed incivile pratica dell’utero in affitto (becero neo-colonialismo in chiave XXI secolo), eppure la lobby ideologica mostra tutta la sua protervia tirando dritto, come se nulla fosse, senza curarsi del sentire della gente comune. Che democrazia è mai quella che è sorda al popolo, mentre presta ascolto a potentati economici ed ideologici?

Popolo che è pronto a farsi sentire di nuovo…

Esatto. Nei prossimi giorni il popolo italiano tornerà in piazza, mentre in Senato si starà discutendo il ddl. Pensiamo sia importante far risentire la voce di chi non ha voce anche presso le sorde orecchie istituzionali. Vogliamo, anche, indicare con grande chiarezza e trasparenza al nostro popolo chi, in questi giorni, si fa onesto interprete delle sue attese e chi, al contrario, ha scelto di servire la lobby ideologica: non si può appellarsi alla gente quando serve il consenso elettorale e poi tradirla nei suoi sentimenti più profondi.

Si avverte sempre la presenza di qualche polemica alla vigilia di questi eventi. Come valuta la posizione dei vescovi riguardo la Vostra mobilitazione?

A questa domanda voglio rispondere utilizzando più i fatti che le parole. Personalmente ho tenuto 204 conferenze in tutta Italia, insieme agli amici del Comitato, superiamo i mille convegni, e nella stragrande maggioranza questi eventi sono stati richiesti, sostenuti, realizzati dietro chiamata ed invito dei vescovi diocesani. Certamente non ci avrebbero chiamato se non condividessero il nostro sentire. Del resto, personalmente, non ci trovo nulla di “strano”: siamo delle persone a servizio della verità e non dell’ideologia. Per noi credenti, la verità è figlia della dottrina cattolica e la dottrina non mi risulta che sia cambiata negli ultimi mesi. Genitori, famiglia, figli, sessualità ordinata all’amore reciproco ed alla procreazione, sostegno dei più deboli, lotta ad ogni forma di discriminazione, rispetto per chiunque: tutti capisaldi irrinunciabili, che sono “road map” del nostro lavoro culturale, formativo, ma anche pubblico.

Alcuni motivano la loro posizione critica verso il ddl Cirinnà sostenendo sia prioritario adottare misure a favore delle famiglie. Si tratta, per costoro, di una questione di priorità economica, piuttosto che di un problema di carattere antropologico. Non si rischia così di ridurre il dibattito a meri “interessi di categoria”?

Penso che l’istituto familiare sia il vero welfare, il grande ammortizzatore sociale e – paradossalmente – il più maltrattato dalle politiche economico-sociali degli ultimi decenni. Ciò significa che esiste senz’altro un’emergenza economica ed abbiamo il dovere di denunciarla e di suggerire soluzioni utili. A questo proposito, sarebbe bene che qualcuno ci spiegasse in base a quale modello di welfare si stanzierebbero risorse per le pensioni di reversibilità alle unioni civile, mentre ci sono un milione e quattrocento famiglie italiane che vivono sotto la soglia di povertà (dati Istat del 2014). Si parla di qualche decina di milioni di euro, che certamente non risolverebbero il problema, ma per chi vive in miseria, anche cinque euro contano! Del resto, che saggezza politica è quella che dimentica il necessario, per finanziare ciò che necessario certamente non è? Quindi, non “interesse di categoria”, ma doverosa attenzione alla struttura portante della società. Tutto ciò, non significa che non esista anche un altro importante livello del problema: il livello antropologico, destinato a condizionare culturalmente in modo pesantissimo le generazioni future. Proporre “modelli” polimorfi di famiglia, “modelli” omogenitoriali, maternità surrogate, compravendita di bimbi, significa costruire modelli culturali naturalmente inesistenti ed imporli, di fatto, alla società: come si potrà continuare a sostenere la famiglia come società naturale, quando l’esistenza stessa di una società naturale viene negata? Come dire che ogni uomo è persona, quando un bimbo può essere comprato a piacimento, come un paio di scarpe? Dobbiamo dunque contrastare con ogni mezzo il ddl Cirinnà

Va registrata la posizione a favore dell’omogenitorialità di influenti ambienti culturali. Nelle settimane scorse Lei ha scritto a Sky e Mediaset affinché ritirassero un controverso spot sulle coppie omosessuali con figli. Ha ricevuto riscontri?

Sky, Mediaset e – ancor peggio – anche il servizio pubblico della RAI stanno facendo da “sponsor” a favore del matrimonio fra persone di pari sesso, con l’aggiunta della mancanza di qualsiasi contradditorio. Ho scritto personalmente lamentando questo aspetto: su un argomento di così grande interesse per la collettività, con aspetti delicati e sensibilità assai diverse nella popolazione perché proporre una sola voce, venduta come una verità indiscutibile. Questo si chiama indottrinamento, non informazione. La democrazia richiede la rappresentazione di istanze diverse, richiede dibattito e contradditorio. Quando si presenta un libro sull’omogenitorialità (senza alcun riscontro scientifico) è doveroso presentarne uno che dichiari l’assurdità della stessa, proprio dal punto di vista scientifico. Almeno, par condicio. RAI e Sky non hanno risposto. Mediaset ha risposto in tono garbato, ma asserendo che si sono limitati a mettere in onda un “pacchetto” pubblicitario confezionato da un’azienda privata, che vuole lanciare il suo prodotto sul mercato. Quindi, ricusa di ogni responsabilità diretta sui contenuti del prodotto. Rimane aperto il discorso RAI, finanziata dal denaro dei cittadini è diventata agenzia pubblicitaria di interessi di parte.

Anche alla luce di certi condizionamenti culturali, sembra che quella contro l’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio sia una vittoria insperabile. L’esempio sloveno ci dice qualcosa di diverso?

“Sperando contro ogni speranza”: dobbiamo continuare a lottare per il Bene e la verità. L’esempio sloveno ci lancia due messaggi: quando si crede a qualcosa e ci si impegna fino in fondo, il successo è più a portata di mano. Seconda: quando i Pastori fanno sentire in modo chiaro la loro voce, uniti al popolo di Dio ed agli uomini di buona volontà, il bene può essere difeso vittoriosamente. Se si marcia con le divisioni ed i “distinguo” tutto diventa più difficile.

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