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Congresso Specola Vaticana / ZENIT - HSM, CC BY-NC-SA

“Se c’è fede, studiare l’universo con la scienza è un atto di preghiera”

Il gesuita-astronomo Guy Consolmagno presenta il convegno “Buchi Neri, Onde Gravitazionali e Singolarità dello Spazio-Tempo”

“All’inizio del tempo Dio ha parlato a noi attraverso il creato, come dice la Lettera ai Romani di san Paolo. Quindi studiare l’universo con la scienza è un atto di preghiera, un modo per incontrare Dio.” Ma prima occorre incontrare Dio come Padre, se no, non si riesce a incontrare Dio nella scienza. Quindi, viene prima la fede, se vuoi vedere Dio nella creazione.

Lo ha dichiarato il gesuita e astronomo statunitense Guy Consolmagno parlando con ZENIT a margine della conferenza stampa di presentazione del convegno scientifico “Buchi Neri, Onde Gravitazionali e Singolarità dello Spazio-Tempo” (Black Holes, Gravitational Waves and Space-Time Singularities), che si terrà dal 9 al 12 maggio presso la Specola Vaticana a Castel Gandolfo.

Fratel Consolmagno, entrato nella Compagnia di Gesù nel 1989, dove ha preso i voti nel 1991, è dal settembre 2015 il direttore dell’Osservatorio astronomico, che oltre alla sede a Castel Gandolfo gestisce nello Stato dell’Arizona (USA) il “Vatican Advanced Technology Telescope” (VATT).

“Dio è la prova dell’esistenza dell’Universo. Perché se non si crede in un Dio si potrebbe pensare che l’Universo non esiste, che è tutta una immaginazione”, ha detto il gesuita, a cui è stato intitolato l’asteroide “4597 Consolmagno”, detto anche “Little Guy”.

“Se non si crede in un Dio come nel Dio del cristianesimo, non si può credere nell’universo che funziona con leggi e un sistema”, se no sarebbe “un mondo di caos”, ha detto Consolmagno, che ha parlato dell’idea di “un Dio soprannaturale, che dà spazio alle leggi scientifiche”.

“Crediamo inoltre in un Dio buono che ha creato l’Universo per la sua volontà e non per un incidente o per caso”, in un Dio che ha detto che l’Universo era “cosa buona”, ha proseguito l’astronomo gesuita.

Per quanto riguarda il Convegno a Castel Gandolfo, Consolmagno ha spiegato che si tratta di “un congresso scientifico, che vuole riunire i numerosi esperti dei vari campi specialistici circa i buchi neri”. Parteciperanno non solo teorici dei buchi neri, ma anche scienziati che li osservano, nonché esperti che li studiano da altre prospettive scientifiche.  

Il convegno è anche occasione per celebrare la figura e l’eredità scientifica del cosmologo belga mons. George Lemaître (1894-1966), “da tutti considerato uno dei padri, se non il padre della teoria del Big-Bang”, così rivela un comunicato stampa della Specola. 

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