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Foto: © Arcidiocesi di Milano

Scola: “Affrontiamo l’immigrazione senza paura”. Poi pranza con 8 clochard

Per l’Epifania, l’arcivescovo di Milano ha accolto in Arcivescovado alcuni senzatetto assistiti da Caritas Ambrosiana. Il loro appello: “Milano ci aiuta ma chiediamo dignità e lavoro”

Con questo pranzo con i clochard “voglio avere la possibilità, seppur rara rispetto alle giornate normali dettate dal ministero episcopale a Milano, di stare con la gente del popolo, di stare con la mia gente”. Così il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, ha spiegato il gesto compiuto ieri, solennità dell’Epifania, di accogliere oggi a casa sua per il pranzo otto senza fissa dimora. Si trattata di cinque italiani, tre stranieri, musulmani, di età fra i 25 e i 65 anni, seguiti da Caritas Ambrosiana.

“Così possiamo passare un po’ di tempo insieme per festeggiare l’Epifania, un’apertura all’universalità, visto che paiono fare notizia solo le divisioni, la violenza, le guerre, il terrorismo. Per me questo è un bel momento, spero anche per gli ospiti…”, ha commentato il cardinale.

Il menù – accompagnato da vino bonarda e prosecco – prevedeva lasagne (con la pasta fatta dai detenuti del carcere di Monza), arrosto con patate e spinaci, panettone, amaretti, frutta e caffè. Portate diverse per gli ospiti di fede musulmana. Ad allietare il pasto, sotto le finestre della sala da pranzo, i canti natalizi degli zampognari dei ‘Picett del Grenta’ di Valgreghentino.

Durante il pranzo gli ospiti hanno raccontato la propria storia all’arcivescovo e gli hanno testimoniato come “Milano ha grande solidarietà nei nostri confronti. Noi che non abbiamo casa abbiamo bisogno di tutto ma in moltissimi ci aiutano, associazioni e privati”. Hanno anche chiesto però maggiore attenzione per bisogni che paiono piccoli ma sono fondamentali: “Ad esempio, non avendo un centesimo in tasca come posso usare i bagni a pagamento delle Stazioni? Dove andiamo? È una questione di dignità”.

Tutti domandano di poter tornare ad essere autonomi: “Poter svolgere qualche lavoretto, oltre che per guadagnare qualche soldo ci permetterebbe di impegnare il tempo, riacquistare fiducia in noi stessi. Lo faremmo anche come volontari”. Prima del congedo i diversi ospiti hanno ricevuto in dono dal cardinale Scola berretto, sciarpa, guanti per affrontare i rigori del freddo di questi giorni. Ed una corona del Rosario “da usare quando vi sentite soli”, ha detto il porporato.

Il pranzo è stato preceduto dalla solenne Messa dell’Epifania celebrata da Scola in mattinata nel Duomo. Nella sua omelia, il cardinale ha spiegato che “l’immigrazione, lo scambio tra culture e società, con l’incremento dei rapporti interculturali e interreligiosi hanno di fatto messo in moto un processo inevitabile e di lunga durata che ci vede coinvolti. L’apertura universale dell’Epifania è un invito rivolto a noi tutti ad affrontare questo processo di storica portata senza cedere alla comprensibile paura e tanto meno all’insidiosa tentazione intellettualistica che si appaga di scaltre analisi. Né bastano i pur necessari provvedimenti legislativi”.

“Ci è chiesto di agire in unità con tutta la famiglia umana e le sue diverse articolazioni, secondo l’ideale dell’amore e di un’autentica amicizia civica”, ha detto l’arcivescovo. “Lo dobbiamo alle vittime degli efferati episodi terroristici ed ai loro cari. Ce lo chiedono i non pochi martiri e la grande massa degli esclusi, scartati da un sistema sociale dominante spesso iniquo. Cade con la Solennità di oggi – ha concluso – la barriera del particolarismo e si afferma l’universalità della salvezza che è offerta a tutti, senza escludere nessuno, perché Dio si coinvolge con ogni uomo e donna”.

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