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Cardinal Christoph Schönborn

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Schönborn: “Finalità del Sinodo è la missione. Parliamo in modo più personale e meno astratto!”

L’intervento dell’arcivescovo di Vienna nella cerimonia di commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi

“Il Sinodo dei Vescovi è certamente solo uno dei luoghi di interpretazione e di applicazione delle riforme volute dal Concilio. Tutta la ricca varietà di espressioni di vita della Chiesa contribuisce al rinnovamento desiderato dal Concilio, a una sua ermeneutica più ampia”. Lo ha affermato il cardinale Cristoph Schönborn, arcivescovo di Vienna e presidente della Conferenza episcopale dell’Austria, che questa mattina nell’Aula Paolo VI, davanti al Papa, ha tenuto la relazione commemorativa dei 50 anni dell’istituzione del Sinodo di vescovi soffermandosi principalmente sul dibattito teologico e pubblico scaturito in seguito ai “due Sinodi” attuali e correnti.

“Il grande interesse, a livello mondiale, che il Sinodo attuale ha suscitato – ha esordito il cardinale – non solo mostra come il tema matrimonio e famiglia sia intensamente sentito da molte persone, ben al di là dell’orizzonte della Chiesa cattolica. Mostra anche come sia vitale – ha spiegato – dopo cinquant’anni, l’istituzione del Sinodo dei Vescovi, di cui il Santo Papa Giovanni Paolo II poteva dire che era germogliato nel fertile terreno del Concilio Vaticano II”. Pertanto, missione, testimonianza e discernimento sono per Schönborn le tre finalità che il Sinodo dei vescovi deve perseguire, la cui idea ispirata dallo Spirito Santo prende forma dal Sinodo originario di Gerusalemme che ha reso possibile la dinamica di una Chiesa missionaria che si pone in uscita nel segno di Pietro.

Realizzando una propria ed organica esegesi dell’istituzione voluta dal Beato Paolo VI  e creata con la promulgazione del Motu Proprio Apostolica Sollicitudo del 15 settembre 1965, il cardinale ha affermato che il Sinodo dei vescovi nella sua ampia ermeneutica va inteso come uno di quei luoghi di interpretazione e di applicazione delle riforme volute dal Concilio, teso a promuovere un rinnovamento e un’apertura della Chiesa universale davanti al mondo intero. La decisione del Beato Montini con la riuscita del cammino sinodale affondano le radici nella Chiesa primitiva, più precisamente nel metodo che Pietro usa nel raccontare le azioni di Dio, ha detto. “Possiamo anche dire: egli riferisce ciò che ha sperimentato come agire di Dio. Da ciò egli tira le conseguenze”, ha sottolineato il Presidente della Conferenza episcopale dell’Austria commentando che il Sinodo dei vescovi non si limita al compimento di una riflessione teologica, ma è un’attenta osservazione e un ascolto dell’agire di Dio.

Il Sinodo dei Vescovi, promuove in modo adeguato la collegialità vescovile, cum et sub Petro, nella responsabilità per la Chiesa, ha spiegato l’arcivescovo di Vienna riproponendo il contenuto della lectio magistralis sugli scopi e i metodi del Sinodo che l’allora cardinale Ratzinger tenne nel 1983, quando nonostante l’assise vescovile esistesse da un solo ventennio numerose erano le domande che la Chiesa si poneva. La questione del metodo, metodos, – su cui si è interrogato lo stesso Papa Francesco nella Lettera indirizzata al cardinale Baldisseri il 1° aprile 2014 – è uno dei momenti di riflessione principali nel cammino sinodale che si inserisce nella natura etimologica della parola synodos, letteralmente “camminare insieme”, al fine di sottolineare la natura collegiale dell’assise.

Il cardinale Schönborn per considerare questa relazione intrinseca di synodos e methodos ha pertanto proposto di rivolgere lo sguardo al “Sinodo d’origine”, al modello originario dei sinodi, il cosiddetto “Concilio degli Apostoli” di Gerusalemme. “Anche se mi è chiaro – ha aggiunto  – che il Concilio di Gerusalemme non sia stato né un concilio né un sinodo nel senso più tardo dei termini, vale tuttavia la pena ritornare costantemente a questo inizio. Mi sembra, infatti, che proprio il metodo allora applicato sia indicativo per il cammino ulteriore del Sinodo dei Vescovi. E possiamo a posteriori certamente affermare: questo primo sinodo ebbe una tale importanza, che ancora oggi viviamo dai suoi frutti”.

Il cammino cristiano si nutre pertanto di conflitti e di discussioni per il suo bene, non è un caso che i principali concili della storia, come il “Concilio degli Apostoli” di Gerusalemme al quale l’arcivescovo di Vienna ha volto lo sguardo e la memoria, siano nati nel turbine di idee diverse e di posizioni opposte: Papa Francesco introducendo i lavori del Sinodo straordinario dei vescovi, lo scorso ottobre, esortò i padri sinodali e i presenti tutti a lavorare nel segno della Parresia, per parlare chiaro senza inibizioni e pregiudizi. Non è dunque un’attitudine moderna la pratica dello scontro: lo stesso termine adoperato dal Papa, parresia, si riferisce all’ascoltare con umiltà, che leggiamo nella narrazione dagli Atti degli Apostoli.

“Personalmente mi sarei molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state queste tentazioni (il Papa ne aveva nominate cinque) e queste animate discussioni: questo movimento degli spiriti, come lo chiamava Sant’Ignazio (EE, 6), se tutti fossero stati d’accordo o taciturni in una falsa e quietista pace», ha confessato il porporato. “Invece – ha proseguito – ho visto e ho ascoltato – con gioia e riconoscenza – discorsi e interventi pieni di fede, di zelo pastorale e dottrinale, di saggezza, di franchezza, di coraggio e di parresia. E ho sentito che è stato messo davanti ai propri occhi il bene della Chiesa, delle famiglie e la ‘suprema lex’, la ‘salus animarum’ (cf. Can. 1752)”.

Infine, esortando i padri conciliari a ri-considerare il Concilio di Gerusalemme, Schönborn ha chiesto di parlare in modo meno astratto e distaccato e più personale per testimoniare la propria esperienza di missione, perché la Chiesa è nata per il popolo di Dio e mostrarsi più vicini ad esso metterebbe in pratica la finalità più intima del Sinodo: la missione. “È questo che si aspettano i nostri fedeli!”, ha concluso il cardinale sottolineando la grazia e l’essenzialità che in questi 50 anni ha rappresentato il Sinodo dei vescovi suggerito dallo Spirito Santo al Beato Paolo VI.

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