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“Scandalo Planned Parenthood”. Qual è la posizione dell’Europa?

Se lo chiedono la Fondazione One of Us e un gruppo di europarlamentari, mentre il commercio di feti da parte dell’industria abortista assume dimensioni mondiali

“Non abbiamo il diritto di definirci civilizzati, se siamo capaci di vendere parti del corpo di bambini nascituri per denaro e se li trattiamo come animali da laboratorio”. Così l’europarlamentare Solvacco Miroslav Mikolasik, membro del Comitato Esecutivo della Federazione One of US, e presidente del Gruppo di Lavoro sulla Bioetica e la Dignità Umana del Partito popolare europeo.

Lui stesso è stato promotore di un evento dello scorso 15 ottobre presso il Parlamento europeo di Bruxelles, dal titolo Sale Of Baby Organs: Truth about the abortion industry (Il commercio degli organi dei neonati: la verità sull’industria degli aborti).

L’iniziativa è stata co-sponsorizzata dalla Federation One of Us, che insiste perché venga fatto un dibattito serio oltre ad un’investigazione approfondita e completa sul rischio di traffico umano che l’Ue potrebbe facilitare nel sovvenzionare ricerche che utilizzano embrioni umani, o programmi all’estero con coinvolgimento di Ong come Planned Parenthood.

L’Iniziativa Popolare Europea Uno di Noi aveva raccolto quasi due milioni di firme nel 2013, proprio per fermare le sovvenzioni a ricerche o a programmi di aiuti ai Paesi in via di sviluppo che potessero comportare la distruzione di embrioni umani. Nonostante il successo dell’Iniziativa, la richiesta veniva rigettata nel 2014 dalla Commissione Europea che sosteneva come la normativa Ue già proteggesse gli embrioni. Certo dopo quello che è successo a Planned Parenthood negli Usa qualche ulteriore e legittimo dubbio può sorgere.

Così One of Us raggiunge la più vasta coalizione, Defund IPPF, che si sta alleando per approfondire le investigazioni sulle implicazioni mondiali dello scandalo dei membri affiliati alla Planned Parenthood Usa.

“You Can’t Put a Price on a Baby’s Heart” (Non puoi mettere un prezzo al cuore di un bambino), con questo slogan la coalizione che è contro il commercio di organi, procede  nella sua campagna per scoprire qual è la “verità nascosta” dell’industria degli aborti.

Così è nata questa “discussione-evento” che, con il sostegno anche di europarlamentari come Michaela Sojdrova, Alojz Peterle e Marijana Petir, ha avuto come ospite d’onore Lila Rose -fondatrice e Presidente di Live Action, associazione americana no profit – che è stata la prima persona in Usa a scoprire la verità sulla Planned Parenthood.

Nell’incontro Lila Rose ha spiegato come funziona l’industria degli aborti. Nonostante i suoi introiti si aggirino intorno ai 110 milioni di euro, molte donne hanno abortito in condizioni sanitarie non igieniche.

“La vendita di parti di bambini è un affare lucrativo. In Usa gli aborti sono 320mila. La vendita di una parte dell’embrione può far guadagnare 60 dollari. Cinque parti (per esempio cervello, occhio, fegato, polmoni, ovaie) per un feto intatto fanno guadagnare 500 dollari. Aggiungendo 500 dollari per l’aborto si potrebbero calcolare teoricamente 1000 dollari a feto. Quindi fanno 320 milioni di dollari all’anno”, ha spiegato Lila Rose. “Parlando di denaro… qual è il contributo europeo a questo importo?” si è chiesta infine la Rose.

“L’evento ha avuto un grande successo” secondo Sophia Kuby di ADF International, un’altra Ong sostenitrice dell’incontro. La sala prenotata poteva ospitare 80 persone a sedere, mentre erano presenti ben 150 persone.

Notevole, secondo la Kuby, anche la presenza di europarlamentari in sala, 18 in totale. “Non sembrano tanti visto che i parlamentari sono in tutto 751, ma in realtà sono molti, perché normalmente a questi incontri sono presenti solo i parlamentari che li organizzano”, spiega la Kuby. Che aggiunge: “Alcuni parlamentari per rimanere fino alla fine hanno perso il treno per casa e saltato il voto in commissione!”.

Mikolasik, che oltre ad essere parlamentare è medico, ha affermato che la “vendita di organi di bambini è una scienza immorale che non porta da nessuna parte. Gli impiegati di questo vasto network di cliniche per aborti hanno dichiarato apertamente che intendono adeguare i modi e i tempi di un aborto a seconda delle richieste dei clienti”.

Subito dopo lo scandalo Planned Parenthood, Mikolasik aveva fatto una formale interrogazione alla Commissione Europea per bloccare il finanziamento all’industria abortista con fondi pubblici europei e per chiarire la loro posizione.

“Sono dispiaciuto che neppure tre mesi siano stati sufficienti per la Commissione per prendere una posizione e per dare una risposta alle mie domande ufficiali; la Commissione si è limitata a riportare le dichiarazioni della Planned Parenthood in merito alle sue attività illegali” continua Mikolasik.

Secondo Mikolasik “è incomprensibile questo mettere la testa nella sabbia mentre la dignità umana è calpestata. E questo succede nonostante la storia ci abbia già mostrato che per fare trionfare il male basta stare in silenzio. Il vecchio continente ha una tragica esperienza recente che dovrebbe ricordarci che la scienza senza l’etica non porta da nessuna parte”.

Michael van der Mast, membro del Comitato Esecutivo della Federazione One of us, e sua moglie Jennifer, ricordano che One of Us chiedono che venga chiarificato il ruolo di Planned Parenthood e che l’investigazione venga fatta anche nei confronti delle altre Ong implicate negli aborti su vasta scala.

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