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Sant'Isidoro, Biblioteca National Espana - Wikimedia Commons

Sant’Isidoro, antesignano della creazione dei seminari

Il santo di Siviglia è anche un modello di comunicazione e di affetto con i familiari

Nella storia della Chiesa vi sono stati santi che sono nati all’interno di un contesto familiare nel quale si respirava l’aria pura della santità, la bellezza delle virtù e la freschezza dell’armonia.

Questo è l’ambiente familiare nel quale è venuto al mondo Isidoro. Egli nacque a Siviglia intorno al 560, da una nobile famiglia, ed ebbe l’onore di avere 3 fratelli vescovi e santi (Leandro, Fulgenzio e Isidoro) oltre alla sorella Fiorentina, che fu una religiosa e santa.

Isidoro rimase orfano molto giovane. Il suo fratello più grande, Leandro, divenne il suo custode ed educatore. Durante queste fase della vita Isidoro era poco propenso a dedicarsi agli studi. Di frequente saltava la scuola, preferendo stare in aperta compagna a contatto con la natura. Un cambiamento della sua vita avvenne proprio mentre si trovava presso un pozzo, dove rimase colpito da come una fragile corda, usata per tirare l’acqua attraverso un secchio, potesse creare un solco, così profondo, sul bordo di una pietra molto dura. Quell’immagine costituì per lui un segno, che gli fece capire come una perseverante volontà possa raggiungere risultati impensabili.

Iniziò così il suo amore per lo studio, la sua passione per le Sacre Scritture, la lettura dei padri della Chiesa, come Sant’Agostino e San Gregorio Magno. L’opera letteraria che rese noto Isidoro fu l’Etymologiae, una raccolta di 20 libri, tanto da considerarsi una vera e propria enciclopedia del suo tempo, che racchiudeva tutte le nozioni allora conosciute. Egli ebbe l’intuizione di partire sempre dall’etimologia della parola di cui voleva spiegare il significato. Isidoro lasciò pagine memorabili riguardanti vari argomenti, come la religione, la medicina, il diritto, l’antropologia, le lingue, gli animali, la geografia e l’architettura.

Il suo amore per lo studio lo portò ad essere considerato l’uomo più sapiente del suo tempo. Isidoro fu dapprima chierico a Siviglia, in seguito successe al fratello Leandro alla sede vescovile di quella importante diocesi spagnola. Isidoro, come accadde anche per suo fratello Leandro, fu considerato un Vescovo molto amato e rispettato dai suoi fedeli. Questa sua fama condusse Isidoro a presiedere il quarto concilio di Toledo nel 633.

Isidoro non si preoccupò solo di accrescere il suo sapere, ma anche di favorire una crescita umana e spirituale tra i candidati al sacerdozio della sua diocesi. Con l’intenzione di dedicare maggior tempo ed attenzioni alla formazione dei seminaristi, istituì un collegio ecclesiastico, una anticipazione di quello che sarebbero diventato il futuro seminario. Isidoro trascorreva molte ore delle sue giornate vicino ai futuri presbiteri. Dopo tanti anni di vita dedicati al servizio della Chiesa e al ministero pastorale, Isidoro morì il 4 aprile del 636.

Quale eredità spirituale ci lascia la vita di questo grande santo spagnolo? La prima grazia ricevuta da Isidoro è stata quella di nascere all’interno di una famiglia cristiana. Anche quando accadono sciagure, lutti o separazioni, la famiglia che ha fondato la sua casa sulla roccia di Gesù Cristo riesce ad andare avanti e ad assolvere l’ufficio di accudire i fratelli più piccoli, dedicarsi alla formazione dei fratelli più grandi e trovare i mezzi e le energie per compire un lavoro maggiorato rispetto a quello ordinario.

Isidoro ha ricevuto un esempio da seguire seguendo le orme di suo fratello maggiore, Leandro. Le famiglie di oggi urgono della riscoperta di legami profondi e duraturi tra fratelli. L’indebolimento della fede ha allentato i legami di fratellanza. Assistiamo sempre con maggiore frequenza a fratelli e sorelle, che lasciata la casa paterna, decidono di recidere i rapporti o di ridurre al minimo la loro frequentazione. La povertà dell’assenza della fratellanza rende la nostra società più disumana, più disinteressata e più distratta. Recuperare le relazioni tra fratelli aiuta a creare quel clima di comunità, che è il fondamento per ricordarsi delle proprie origini e per recuperare costantemente il valore della nostra storia.

Isidoro ha dato una grande importanza all’etimologia delle parole. Nell’era dei mezzi di comunicazioni di massa dove i dialoghi sono stringati o ridotti ai minimi termini, usare un linguaggio più ampio e articolato aiuterebbe ad esprimere al meglio i propri pensieri, rendendoli più comprensibili agli altri. Anche se non tutti hanno avuto modo di frequentare studi classici dove si insegna il latino e il greco, che sono alla base della conoscenza etimologica delle parole, tutti possiamo approfondire, attraverso i vari dizionari etimologici oggi alla portata di tutti, l’origine ed il significato di tante parole che usiamo ma di cui spesso ignoriamo il suo significato originario. Questo ci permetterebbe di usare un linguaggio più variegato, avere una maggiore capacità espressiva, apprezzare i discorsi degli altri ed avere una maggiore capacità mnemonica, perché la nostra memoria ha un forte potenziale associativo quando parte da parole brevi e ripetitive.

Isidoro è stato l’antesignano della creazione dei seminari. Fino a quel tempo il cammino formativo per giungere a ricevere l’ordinazione presbiterale non era articolato e strutturato. La preparazione non aveva i canoni della completezza della formazione umana, teologica ed ecclesiale. I nostri tempi caratterizzati dalla crisi delle vocazioni hanno la necessità di un annunzio del Vangelo coraggioso e coerente, per attrarre alla vita sacerdotale coloro che il Signore ha chiamato a compiere queste santo ministero. Pregare per le vocazioni e testimoniare con i fatti la bellezza e la verità del messaggio cristiano, sono le più grandi forze di attrazione che invitano i giovani a valutare, tra le varie scelte vocazionali, anche la possibilità del sacerdozio. Se la scelta matrimoniale viene indebolita senza un adeguato accompagnamento dei futuri sposi, così la vocazione presbiterale corre il rischio di oscurarsi senza formatori che confermino, accrescano e orientino ogni pensiero, parola ed azione verso l’esempio di Gesù Cristo, Sacerdote eterno di Dio Padre.

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