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South Sudan's civil war

South Sudan's civil war - Wikimedia Commons

Santa Sede interviene all’Onu per il Sud Sudan: “Porre fine alle violenze”

Appello di mons. Jurkovič, osservatore vaticano presso l’Onu di Ginevra, durante la 26.ma Sessione Speciale del Consiglio dei diritti umani

Porre fine alle violenze in Sud Sudan, paese flagellato da un conflitto che sta alimentando una delle più gravi crisi umanitarie, prima che la già precaria situazione della popolazione continui a peggiorare. È l’appello lanciato da mons. Ivan Jurkovič, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite ed Istituzioni Specializzate a Ginevra, durante la 26.ma Sessione Speciale del Consiglio dei diritti umani, incentrata sulla situazione nel Paese africano.

Nel suo intervento, riporta la Radio Vaticana, Jurkovič ha ringraziato a nome della Santa Sede i membri del Consiglio per la richiesta di una sessione speciale incentrata sul Sud Sudan, visto che la maggiore intensità della violenza – in uno scenario in cui le norme del diritto internazionale e del diritto umanitario sono state quasi del tutto ignorate – sta contribuendo al peggioramento della già precaria situazione della nazione.

Le conseguenze di questo conflitto – ha ricordato infatti l’arcivescovo – si possono chiaramente vedere nella sofferenza della popolazione del Sud Sudan. Circa 2 milioni e 300 mila persone, in maggioranza donne e bambini, continuano a vivere il dramma di essere sfollate dalle loro case; almeno 600 mila persone – il 70% sono minori non accompagnati – hanno cercato rifugio in Paesi vicini. Secondo le stime, poi, tra i 5 e i 7 milioni di sud sudanesi continuano ad affrontare gravi problemi legati alla scarsità di cibo.

Il conflitto ha provocato una delle più gravi situazioni umanitarie, ha affermato mons. Jurkovič. Tale crisi – ha aggiunto – deve essere affrontata immediatamente, qualsiasi soluzione deve essere presa in considerazione e, in particolare, devono essere presi in esame anche i motivi e le cause che alimentano il conflitto.

Pertanto la delegazione vaticana ha rinnovato l’appello di Papa Francesco per il Sud Sudan in con l’auspicio che le parti coinvolte e la comunità internazionale pongano fine elle violenze, al fine di garantire l’accesso agli aiuti umanitari, e che l’adoperarsi senza sosta per soluzioni pacifiche porti a far prevalere il bene comune sugli interessi particolari.

La necessità – ha concluso Jurkovič – è quella di promuovere “una cultura dell’incontro” che implica, prima di tutto, il rifiuto dell’egoismo e la capacità di vedere l’altro non come un nemico, ma come un fratello.

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