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Christian women in Kurdistan - Acs Italia

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Santa Sede: “Globalizzazione tecnocratica non deve eliminare le tradizioni religiose”

L’osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu di Ginevra ha rilevato un peggioramento della situazione relativa alla libertà religiosa

Sono i cristiani le prime vittime delle nuove persecuzioni religiose. Lo ha denunciato mons. Ivan Jurkovič, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, intervenuto ieri, 7 marzo 2017, all’apertura di un incontro di alto livello sul tema “Rispetto reciproco e coesistenza pacifica condizione della pace interreligiosa e della stabilità: sostenere cristiani e altre comunità”.

Il presule – riporta la Radio Vaticana – rileva che i tanti sforzi per garantire la libertà religiosa non impediscono “un continuo peggioramento” della situazione. Mons. Jurkovič spiega che “la religione ha assunto una rinnovata importanza a causa dei complessi rapporti tra le scelte personali di fede di ciascuno e la loro espressione pubblica” e che proprio a causa di queste implicazioni la scelta “deve essere libera da vincoli e costrizioni”.

La libertà religiosa – ha aggiunto – trascende “la sfera privata degli individui e delle famiglie”. Le varie tradizioni religiose, infatti,  “servono la società innanzitutto con il messaggio che proclamano”, con il loro invito alla conversione, alla riconciliazione, al sacrificio per il bene comune, alla compassione per i bisognosi.

Il rischio paventato da mons. Jurkovič è allora che un mondo sempre più soggetto alla “globalizzazione del paradigma tecnocratico”, possa “eliminare tutte le differenze e le tradizioni in una ricerca superficiale di unità”. Di qui “il diritto e il dovere” delle religioni “di dire apertamente che è possibile costruire una società in cui un sano pluralismo che rispetta le differenze e le valorizza come tali è un alleato prezioso nell’impegno a difendere la dignità umana e una via per la pace nel nostro mondo”.

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