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Santa Sede e Regno Unito: cent’anni di “opere di pace e riconciliazione”

Celebrata quest’oggi dal card. Parolin, nella basilica di San Paolo fuori le Mura, una Messa per commemorare l’anniversario del ripristino delle relazioni diplomatiche tra i due Stati

Era il 7 dicembre 1914, quando per la prima volta dal 1558 un rappresentante vaticano – il cardinale segretario di Stato Ettore Consalvi – rimise piede ufficialmente sul suolo britannico. Fu il primo segnale di definitiva distensione diplomatica tra i due Stati, che iniziarono così a lasciarsi alle spalle circa 340 anni di difficoltà dovute a guerre di religione e alla scomunica della regina Elisabetta I da parte di Pio V, nel 1570.

Per commemorare l’anniversario, oggi pomeriggio, 3 dicembre 2014, si è tenuta presso la basilica di San Paolo fuori le Mura una Messa celebrata dal card. Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, in presenza – come riporta l’Osservatore Romano – di cardinali, vescovi e sacerdoti giunti appositamente da Oltremanica, ecclesiastici britannici che svolgono il loro ministero o compiono gli studi a Roma, una delegazione del Governo di Sua Maestà guidata dalla baronessa Anelay, ministro di Stato del Foreign office, dignitari della Comunione anglicana, rappresentanti del Sovrano militare ordine di Malta, membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede e monaci della comunità benedettina di San Paolo.

Nella sua omelia, il card. Parolin ha citato le parole pronunciate da Benedetto XVI al Bellahouston Park di Glasgow il 16 settembre 2010: “Cristo continua a inviare i suoi discepoli nel mondo per annunciare la venuta del suo Regno e portare la sua pace”. È partito da questo concetto, il porporato, per richiamare alle “opere di giustizia, pace e riconciliazione” che hanno visto impegnate insieme alle autorità britanniche Chiesa cattolica, Comunione anglicana e altre comunità cristiane.

Il segretario di Stato ha avanzato la volontà vaticana di “rafforzare ed estendere questa cooperazione per il bene di tutti, sia in situazioni di calamità, dalle carestie in Africa ai maremoti in Asia, sia per i poveri nelle nostre comunità e per quelli alla periferia della società: i non ancora nati nel grembo materno, i malati e gli anziani, le vittime di abusi e della tratta di esseri umani”. Perché, ha spiegato, “in tutti questi sforzi, la nostra determinazione a lavorare per la giustizia e la pace si radica sempre nella dignità inalienabile della persona umana”.

È il Signore – ha aggiunto il porporato – che bisogna ringraziare per la “fiducia restaurata” tra i due Stati e per “la distanza percorsa insieme” al fine di “cercare di ristabilire l’unità di fede e di prassi che è stata il nostro tesoro comune per quasi mille anni”. A tal proposito ha elogiato “l’enorme lavoro svolto dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, per la Santa Sede, e dall’Anglican Roman Catholic International Commission, così come i dialoghi tra la Sede apostolica e numerose altre comunità cristiane”.

Non ha nascosto, il card. Parolin, che “alcune delle conseguenze delle nostre secolari ferite” sono “ancora con noi, nonostante questo prezioso lavoro”. Lavoro che affonda le radici in secoli lontani. “Quando sant’Agostino di Canterbury – ha ricordato – arrivò da Roma oltre quattordici secoli fa, trovò che il Vangelo di Cristo aveva già messo radici in Gran Bretagna. Da quel momento, il messaggio cristiano ha prosperato in ogni epoca, anche nella nostra, grazie allo zelo e al coraggio dei missionari e dei ministri del Vangelo”. Del resto, “la necessità di ascoltare e proclamare quel messaggio mai diminuisce, anzi il nostro tempo ha fame della consolazione dell’amore di Dio, e ha sete della sua verità”.

Il card. Parolin ha poi riannodato i fili più recenti delle relazioni tra Santa Sede e Regno Unito. È partito dalla prima visita di un Pontefice in territorio britannico, quella di Giovanni Paolo II, ha poi fatto riferimento a quella successiva compiuta da Benedetto XVI nel 2010 durante la quale è stato beatificato il cardinale John Henry Newman, e infine ha accennato all’incontro tra papa Francesco e la regina Elisabetta II, avvenuto in Vaticano il 3 aprile scorso.

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