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©Servizio Fotografico L'Osservatore Romano

Santa Marta: “La fede va manifestata con coraggio, senza compromessi”

Il Papa nella Messa mattutina ricorda che il cristianesimo non è un ideale ma “concretezza della fede”

Quella cristiana è una fede “concreta”, non un ideale, che va manifestata “con coraggio” e “senza compromessi”. Stamattina, 24 aprile 2017, Papa Francesco è tornato su concetti a lui cari nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta. Dopo la pausa per le festività pasquali, il Pontefice ha ricominciato a celebrare davanti a un gruppo di fedeli, come consuetudine, nella cappella dell’edificio in cui risiede.

Egli si è soffermato sul Vangelo e sulla Prima Lettura odierni. Quest’ultima – tratta dagli Atti degli Apostoli – parla della liberazione dei santi Pietro e Giovanni, dopo l’arresto su ordine dei sacerdoti del tempio in quanto essi predicavano la buona novella di Gesù Cristo a Gerusalemme. Durante l’interrogatorio – ricorda Bergoglio –  “loro rispondono con semplicità” e quando gli intimano di non parlarne più, Pietro risponde: “No! Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato. E … continueremo così”.

Questa risposta di San Pietro testimonia dunque – aggiunge il Pontefice – la “concretezza della fede”, che si contrappone a quella dei sacerdoti del tempio che “vogliono entrare nei negoziati per arrivare a compromessi”. A differenza loro, Pietro e Giovanni “hanno coraggio, hanno la franchezza, la franchezza dello Spirito”, ciò – aggiunge il Papa – “significa parlare apertamente, con coraggio, la verità, senza compromessi”.

Francesco sottolinea allora che “il Verbo si è fatto carne, non si è fatto idea”. Nel Credo – rimarca – proclamiamo la nostra fede in Dio Padre, nonché in Gesù, “che è nato, che è morto…”, non è dunque un atto di fede nei confronti di meri doveri. Il cristiano deve allora far propria la “concretezza della fede che porta alla franchezza, alla testimonianza fino al martirio”, e deve rifiutare “i compromessi o la idealizzazione della fede”.

Il Vescovo di Roma non risparmia allora una critica alla Chiesa cattolica, rea secondo lui di aver sì condannato “il razionalismo, l’Illuminismo”, ma di esser “tante volte” caduta “in una teologia del ‘si può e non si può’, ‘fino a qui, fino a là’”. Così, secondo Bergoglio, “ha dimenticato la forza, la libertà dello Spirito, questo rinascere dallo Spirito che ti dà la libertà, la franchezza della predica, l’annuncio che Gesù Cristo è il Signore”.

Di qui l’esortazione finale del Papa a chiedere “questa esperienza dello Spirito che va e viene e ci porta avanti”. Chiunque è nato dallo Spirito – conclude mutuando San Giovanni Evangelista – “sente la voce, segue il vento, segue la voce dello Spirito senza conoscere dove finirà”.

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