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Santi Cirillo e Metodio, statua a Třebíč, Repubblica Ceca - Wikimedia Commons

Santa Marta: “Cirillo e Metodio, araldi del Vangelo, hanno fortificato l’Europa”

Nell’omelia della Messa odierna, il Papa ricorda che un buon predicatore deve avere “coraggio, preghiera e umiltà”, senza mai essere troppo sicuro di sé

Un “inviato” che proclama la Parola di Dio possiede tre caratteristiche: è uomo di coraggio e di preghiera, ma è anche umile. Esempi in questo senso sono i Santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa che la Chiesa ricorda oggi.

Gli evangelizzatori sono stati al centro dell’omelia pronunciata stamattina da Papa Francesco nella Messa a Casa Santa Marta. C’è bisogno di “seminatori di Parola”, di “missionari”, di “veri araldi” per formare il popolo di Dio, ha spiegato. Di gente come Cirillo e Metodio, che con la loro predicazione nella parte orientale del Vecchio Continente, hanno “fatto più forte l’Europa”.

Questi due “bravi araldi” – come li definisce il Pontefice – si innestano in una tradizione che sorge fin dai primi cristiani. Nella prima Lettura di oggi, sono presenti le figure di Paolo e Barnaba, mentre il Vangelo è quello dei “settantadue discepoli inviati dal Signore due a due”.

Anzitutto – rileva Francesco – un missionario della Parola di Dio deve avere “franchezza”, nonché “forza e coraggio”, affinché “penetri” – come dice San Paolo – “fino alle ossa”.

Se non si ha questo coraggio – aggiunge – si può annunciare “qualcosa di interessante”, di “morale”, un “bene filantropico”, ma “non c’è la Parola di Dio”. “Solo la Parola di Dio proclamata con questa franchezza, con questo coraggio, è capace di formare il popolo di Dio”, rimarca.

Coraggio che deve essere accompagnato dalla preghiera. Il Santo Padre commenta il Vangelo odierno, dove si parla di una “messe abbondante” ma con pochi operai. Gesù invita dunque a pregare il Signore affinché “mandi operai nella sua messe”.

Un passaggio che testimonia come “la Parola di Dio vada proclamata con preghiera”. Infatti – osserva Papa Bergoglio – “senza preghiera, tu potrai fare una bella conferenza, una bella istruzione: buona, buona! Ma non è la Parola di Dio. Soltanto da un cuore in preghiera può uscire la Parola di Dio. La preghiera, perché il Signore accompagni questo seminare la Parola, perché il Signore annaffi il seme perché germogli, la Parola”.

Sempre il Vangelo di San Luca offre “un terzo tratto interessante” di chi proclama la Parola di Dio. Il Signore invia i discepoli “come agnelli in mezzo ai lupi”. A tal proposito il Papa cita una riflessione che crede sia di Crisostomo: “Ma se tu non vai come agnello, ma vai come lupo tra i lupi, il Signore non ti protegge: difenditi da solo”.

Così commenta il Papa: “Quando il predicatore si crede troppo intelligente o quando quello che ha la responsabilità di portare avanti la Parola di Dio vuol farsi furbo, ‘Ah, io me la cavo con questa gente!’, così, finirà male. O negozierà la Parola di Dio: ai potenti, ai superbi”.

Questa riflessione suggerisce al Vescovo di Roma il racconto di un aneddoto personale, di un prete che “si vantava di predicare bene la Parola di Dio e si sentiva lupo”. E dopo una bella predica, racconta il Papa, “è andato in confessionale ed è caduto lì un pesce grosso, un grande peccatore, e piangeva, …voleva chiedere perdono”.

Il confessore allora “incominciò a gonfiarsi di vanità” e chiese al penitente quale Parola pronunciata lo avesse toccato “a tal punto da spingerlo a pentirsi”. L’uomo rispose allora che “è stato quando lei ha detto ‘passiamo a un altro argomento'”. “Non so se sia vero – chiarisce Francesco – ma sicuramente è vero che si finisce male” se si porta la Parola di Dio, “sentendosi sicuri di sé e non come un agnello” che sarà il Signore a difendere.

Questi tre tratti, quindi, devono animare chi annuncia la Parola di Dio. Tratti propri dei Santi Cirillo e Metodio e di tanti missionari nella storia, i quali “hanno seminato e hanno aiutato a crescere le Chiese nel mondo, sono stati uomini coraggiosi, di preghiera e umili”.

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