Dona Adesso

Santa Maria Cristina Brando: nella veglia e nel riposo in compagnia di Gesù Eucaristia

La religiosa napoletana, canonizzata due domeniche fa da papa Francesco, per essere più vicina con lo spirito e con il corpo al tabernacolo, aveva fatto costruire una cella contigua alla Chiesa, da lei stessa fatta edificare a Casoria

Tra le beate fatte sante da papa Francesco, domenica 17 maggio 2015, vi è Santa Maria Cristina dell’Immacolata Concezione. Adelaide Brando il suo nome, destinato ad entrare nella storia; una storia iniziata a Napoli, il 1º maggio 1856. Adelaide è l’ultima di quattro figlie ed appartiene ad un’agiata famiglia borghese: il padre Giovanni, uomo molto stimato, ricopre un importante incarico presso il Banco di Napoli; la madre, Maria Concetta Marrazzo, muore pochi giorni dopo la sua nascita.

Quando ha appena 12 anni, la notte di Natale del 1868, inginocchiandosi ai piedi di Gesù Bambino, Adelaide si consacra a Dio con un voto di perpetua verginità. Desiderando entrare a far parte delle suore Sacramentine, trova l’opposizione del padre, che però le permette di raggiungere la sorella Maria Pia nel monastero delle Clarisse dette Fiorentine, a Napoli. Tuttavia una grave malattia, per ben due volte, la costringe a lasciare il monastero.

Ristabilitasi del tutto in salute, a diciannove anni entra tra le Sacramentine del monastero di San Giuseppe dei Ruffi, secondo il suo desiderio originario. L’anno dopo Adelaide può indossarne l’abito, prendendo il nome di Maria Cristina dell’Immacolata Concezione.

Tuttavia la salute malferma la costringe a lasciare anche questo convento: nel 1877 si ritira dunque come pensionante nel Conservatorio delle Teresiane, a Torre del Greco. Si riprende ancora una volta e ritorna a Napoli dalla sorella Maria Pia e con lei ed altre compagne decidono di andare ad abitare in un appartamento della salita Ventaglieri e poi a vico Montemiletto.

Nel 1884 il gruppo si trasferisce definitivamente nella cittadina di Casoria, in provincia di Napoli, dove può coronare il sogno di vivere adorando in modo perpetuo l’Eucaristia.

Nel 1890, data l’affluenza di altre giovani nel gruppo, Maria Cristina e Maria Pia acquistano la casa degli eredi Costa in via San Rocco e lì trasferiscono la Comunità, stabilendo le basi della nuova Congregazione, come Ludovico da Casoria aveva predetto Maria Cristina: “In mezzo a questa cittadina erigerai una casa centrale”.

Il desiderio di Maria Cristina è inoltre quello di erigere accanto alla sede della Congregazione, una chiesa dove l’adorazione eucaristica si svolga ininterrottamente ed il 19 febbraio 1893 viene posta la prima pietra. La comunità, oltre allo scopo principale dell’adorazione, si assume il compito della catechesi e dell’istruzione ai fanciulli.

Poco prima di morire, il 7 luglio 1903, papa Leone XIII approva l’Istituto con il nome di Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato, e tre anni più tardi, Maria Cristina si ammala gravemente, morendo il 20 gennaio 1906, a soli 49 anni.

Dopo la sua morte, l’Istituto da lei fondato a Casoria si allarga ad altre numerose case in Italia e all’estero. Ad oggi, le suore membri della Congregazione sono varie centinaia.

Già in vita Maria Cristina si guadagnò la fama di santità, data la sua bontà e dolcezza d’animo. La causa di canonizzazione viene introdotta nel 1927 e viene dichiarata venerabile il 2 luglio 1994.

Giusto l’anno seguente si svolge il processo diocesano su un probabile miracolo da lei compiuto, poi approvato. La beatificazione si celebra a Roma il 27 aprile 2003, presieduta dal Papa san Giovanni Paolo II.

La sua – disse papa Giovanni Paolo II in occasione della beatificazione – è una spiritualità eucaristica ed espiatrice, che si articola in due linee come “due rami che partono dallo stesso tronco” (come la stessa Santa era solita dire, NdR)

Come secondo miracolo per ottenere la canonizzazione, viene preso invece in esame il caso di Mariangela Di Mauro, ex-allieva delle Vittime Espiatrici, la quale nel 2004, in seguito a due gravidanze extrauterine, dà alla luce il figlio Pasqualino dopo essersi affidata alle preghiere della Beata Maria Cristina.

Con il decreto del 17 settembre 2014, l’evento è stato effettivamente riconosciuto come inspiegabile, aprendo il via alla canonizzazione. Papa Francesco la canonizza infine il 17 maggio 2015.

Quella di Santa Maria Cristina è la storia di una donna che, così come visse, allo stesso modo morì: senza segni soprannaturali, ma con un sorriso di dolcezza che manifestava il suo sì alla volontà di Gesù.

Attratta dalle cose di Dio, ha sempre rifuggito le vanità mondane, amava la solitudine, si accostava spesso all’Eucaristia. Per essere più vicina con lo spirito e con il corpo al tabernacolo, aveva fatto costruire una cella contigua alla Chiesa fatta edificare a Casoria ed in questo luogo passò poi ogni notte della sua vita, seduta su una sedia, a tener compagnia, nella veglia e nel riposo, a Gesù Eucaristia.

Coltivò particolarmente la devozione verso l’Incarnazione, la Passione e Morte di Cristo; ed attraverso il carisma della fondatrice continuano a vivere con la sua stessa devozione, le sue figlie spirituali, guidate oggi da Madre Carla Di Meo e ben presenti in varie comunità in Italia e nel mondo.

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione