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Famiglia Lacagnina prepara i "burgia" per la festa di Santa Lucia (Foto: ZENIT - MLS)

Santa Lucia: storia di una famiglia “miracolata”

La devozione alla vergine e martire siracusana, protettrice della vista, è assai diffusa anche nell’ennese, dove da cent’anni c’è la tradizione raccogliere giunchi e farli ardere nella vigilia della festa

Santa Lucia, la vergine e martire di origini siracusane, salvò dalla carestia e dalla fame il popolo siciliano, che le chiese la grazia nella notte della vigilia della sua festa. Nottetempo erano arrivate navi cariche di grano e il popolo affamato non lo macinò ma, per mangiarlo in fretta, lo bollì. Da allora è tradizione accendere i burgia (falò) e i pagghioli (enormi giunchi tenuti insieme come gigantesche fiaccole) e cucinare la cucia (grano bollito) in onore della Santa.

La devozione alla santa siracusana è molto sentita nella provincia di Enna e in particolare a Valguarnera dove ben una settimana prima della festa del 13 dicembre, i devoti vanno per campi e montagne a cercare i giunchi per realizzare i pagghiola e far brillare un intera notte il fuoco sacro in onore della martire Lucia.

Esattamente cento anni fa il signor Filippo Lacagnina, a causa di un problema grave di vista, aveva chiesto a Santa Lucia di essere guarito. In cambio lui offrì la sua devozione per tutta la vita e la costruzione del burgia e del pagghiolo, la cui accensione precede l’intera festa, nel giorno 12 dicembre, quando la popolazione valguarnerese ringrazia la Santa protettrice della vista.

Così, in un connubio di luce e di fede, si innesta la tradizione della famiglia Lacagnina. “Mio padre, quando si ammalò, promise la sua devozione a vita – racconta Serafino Lacagnina, padre di Filippo -. La sua guarigione prodigiosa ci ha visti sempre presenti per l’organizzazione dei pagghioli e dei burgi in onore di Santa Lucia”.

I fratelli di Serafino (Nazarena, Salvatore, Luigi, Giuseppe, Vincenzo, Antonio) hanno sempre portato avanti questa centenaria tradizione assieme al padre, oggi affiancati dai nipoti, sei dei quali portano il nome del nonno Filippo. “Assieme a me – prosegue Serafino Lacagnina – e a mio nipote Paolo Trovato, figlio di mia sorella Nazarena, tramandiamo la tradizione di generazione in generazione”.

“Così, negli anni, malgrado il mio trasferimento per lavoro in Germania, i miei quattro figli, pur vivendo alcuni di loro all’estero, hanno coinvolto amici e parenti. Il cuore del festa comincia qualche giorno prima, quando si cercano, per le valli e per le montagne, alcuni giunchi, alti almeno un paio di metri, che consentono al pagghiolo di brillare e resistere una notte intera. La festa è quella della vigilia, il 12 dicembre, quando si onora la luce della vista donata da Santa Lucia”.

Serafino Lacagnina racconta poi di come la testimonianza della guarigione di suo padre abbia superato i confini nazionali, giungendo anche in Germania, dove lui stesso abita da 50 anni: “Una grazia straordinaria che ci ha dato testimonianza della presenza reale della santa nella nostra famiglia. Siamo felici di poter festeggiare ancora oggi la nostra tradizione, a testimonianza della nostra fede. Ricordo che quando mio padre era ancora in vita, ogni quartiere di Valguarnera accedeva i burgia in onore della Santa. La fede è contagiosa ed oggi quella grazia, ricevuta cento anni fa, è diventata una tradizione”.

Quest’anno sono presenti tutti e quattro i figli di Serafino: Filippo, Antonino, Linda e Claudio. Assieme a loro una sessantina tra amici e parenti, per festeggiare il centenario che troverà la sua conclusione nella festa in piazza della Repubblica, con la degustazione della cucia e l’esibizione del balletto siciliano.

“La presenza della fede – prosegue Serafino Lacagnina – l’abbiamo sperimentata nella persona di mio padre che, fino a 85 anni, vedeva benissimo e non ebbe problemi alla vista fino alla fine della sua vita. Siamo lieti che molti amici e parenti stiano continuando la tradizione della famiglia Lacagnina, propagando nel tempo la fede e la speranza che la presenza dei santi rende viva la salute e la gioia in ognuno di noi. In tutta la mia vita, ho sempre raccontato la storia di mio padre e molti dei miei amici e parenti hanno trovato conforto e speranza, ricevendo anch’essi la sospirata grazia dalla Santa”, conclude Lacagnina.

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