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Vincenzo Cilenti

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Roma Popolare. Vincenzo Cilenti: un medico cattolico al servizio dei romani

Il presidente regionale dell’Amci si candida come consigliere comunale in Campidoglio, con la volontà di attuare una politica fedele alla Dottrina Sociale della Chiesa

Indossando il camice bianco di medico ha maturato una pluriennale esperienza al servizio del prossimo. Responsabile del servizio di fisiopatologia della respirazione presso l’Istituto “Regina Elena”, presidente regionale dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (Amci), il dott. Vincenzo Cilenti ha ora deciso di entrare in politica.

Si candida come consigliere in Campidoglio con “Roma Popolare – per Marchini sindaco”, raccogliendo così il proposito di questa lista di offrire alla città una squadra di professionisti e di membri dell’associazionismo. Intervistato da ZENIT, il dott. Cilenti spiega le finalità dell’Amci, l’importanza dell’obiezione di coscienza e la sua volontà di attuare una politica aderente alla Dottrina Sociale della Chiesa.

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Dott. Cilenti, cosa l’ha spinta a candidarsi come consigliere comunale di Roma? E perché proprio nella lista “Roma Popolare – per Marchini sindaco”?

Ho voluto “metterci la faccia” perché in realtà sono stufo di ascoltare dalle persone solo lamentele sulle cose che non vanno stando a guardare senza cercare di contribuire al cambiamento. Ho deciso di candidarmi in “Roma Popolare – per Marchini sindaco”, poiché è l’unica nuova formazione politica che partecipa alle elezioni con un programma che condivido. È una lista che mette in primo piano il lavoro, i servizi sociali e la famiglia, nucleo fondamentale della società, per la quale propone sgravi fiscali, nonché aiuti sociali alle giovani coppie con bambini. E poi, non ultimo, è una lista di ispirazione cristiana.

In che modo metterà al servizio dei cittadini le sue competenze professionali, se verrà eletto in Campidoglio?

Metterei a disposizione la mia esperienza maturata in campo socio-sanitario come medico, pneumologo, e nell’associazionismo sindacale, medico, nel volontariato e management medico.

Lei è presidente regionale dell’Amci. Di cosa si occupa questa associazione?

L’Amci è un’associazione di fedeli medici, riconosciuta dalla Conferenza episcopale italiana (Cei), che trova in Cristo “medico del corpo e dello spirito” il fondamento della propria spiritualità. Gli scopi sono quello di contribuire alla formazione permanente dei medici in ambito spirituale, etico e morale su temi scientifici e professionali, nell’adesione al Magistero della Chiesa, nella promozione dello spirito di autentico servizio umano e cristiano nel loro rapporto con il paziente e i suoi familiari. Il nostro faro è il medico Santo Giuseppe Moscati.

Negli ultimi tempi si è tornati a parlare dell’obiezione di coscienza dei medici. Qual è il suo parere riguardo questo tema? Se verrà eletto, si dichiarerà obiettore rispetto alle unioni civili?

È prevista nell’ambito dell’aborto e ritengo che non si debba assolutamente intaccare. Circa le unioni civili c’è una legge nazionale che deve essere rispettata, non credo che si possa obiettare, ma  non celebrerei una simile unione, altri pubblici ufficiali lo potrebbero fare al posto mio.

Quanto è importante il principio di sussidiarietà secondo lei? Come svilupparla in una città come Roma?

Il principio di sussidiarietà riferito al bene comune è una delle assi portanti della Dottrina Sociale della Chiesa, le istituzioni sociali devono aiutare la persona e non sostituirsi ad essa nello svolgimento delle attività. In una città come Roma nella sua complessità socio-economica il principio di sussidiarietà, se correttamente applicato, sarebbe importantissimo. Penso al  potenziamento del ruolo della famiglia, al volontariato, ai gruppi sociali e religiosi. Io amo Roma, sono romano e trasteverino di nascita, per questo la vorrei più umana e più bella.

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