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Mariassunta Spina

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Roma Popolare. Mariassunta Spina: la politica come responsabilità

Ecco perché una ostetrica e ginecologa, dirigente di una struttura ospedaliera, decide di candidarsi al Comune di Roma

Mancano poco più di due settimane al voto per le amministrative. A Roma, dove la contesa elettorale è particolarmente intensa, i cittadini potranno votare una lista che si caratterizza per la presenza di un ventaglio di candidati alla loro prima esperienza politica. “Roma Popolare – per Marchini sindaco” intende dare così un’impronta innovativa, superando le contrapposizioni con un impulso di freschezza.

Nella lista figurano professionisti con competenze specifiche, stimati nel loro ambiente lavorativo, e persone con alle spalle anni di impegno nell’associazionismo. I due promotori dell’iniziativa – il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e il senatore Stefano De Lillo – hanno parlato a tal proposito di “rivoluzione delle competenze”.

È in questo quadro che si inserisce Mariassunta Spina, ostetrica e ginecologa con oltre trent’anni di esperienza. Dal maggio 2010 è responsabile della Unità Operativa di Diagnosi prenatale presso il “Centro Sant’Anna” di Roma. In quest’intervista racconta cosa l’ha spinta a candidarsi come consigliere comunale.

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Dott.ssa Spina, Lei è una professionista qualificata che vive del suo lavoro. Perché ora ha deciso di candidarsi in Consiglio comunale?

Per carattere sono abituata nella vita personale e professionale ad avere un ruolo, mi passi il termine, da “protagonista”, dove responsabilmente assumo oneri e onori delle scelte che prendo. Il degrado dell’amministrazione pubblica che si riflette ogni giorno nel degrado di Roma non è dissimile e tantomeno indipendente dal degrado con cui i singoli cittadini concepiscono e vivono la cosa pubblica, bene di nessuno invece che di tutti. Ho detto sì alla proposta fattami di mettere a disposizione le mie competenze e il mio impegno per provare ad apportare piccoli ma incredibilmente utili miglioramenti alla vita quotidiana dei cittadini ordinari come me.

In che modo metterà al servizio dei cittadini le sue competenze professionali, se verrà eletta in Campidoglio?

Non essendo un politico di professione non posseggo delle conoscenze specifiche in materia giuridica o economica. Tuttavia sono un medico, abituata da sempre a studiare e a svolgere, da diversi anni, ruoli di responsabilità, per cui non ho alcun dubbio che lo studio dei problemi e delle loro soluzioni sia alla mia portata. È evidente inoltre che oltre ai rifiuti, al traffico, all’inquinamento e all’ottimizzazione del patrimonio, Roma abbia anche bisogno di un miglioramento dell’accesso ad alcuni servizi medici per i quali ho sicuramente esperienza diretta.

In passato si è impegnata personalmente in alcune attività caritatevoli verso il Terzo Mondo. Garantirà un impegno simile anche nei confronti dei romani meno abbienti?

Preferirei non parlarne perché credo che siano gesti da fare senza che la mano sinistra sappia cosa ha fatto la destra. La sfera intima appartiene a ciascuno e non può e tantomeno deve, essere trasferita alla collettività.  Il gemellaggio con alcune realtà meno fortunate può arricchire le persone e andrebbe presentato e sponsorizzato alle comunità civili ma mai imposto. Va, inoltre, detto che la solidarietà inizia con i più prossimi a noi, persone che in questa città non mancano di certo.

Una sua figlia adottiva ha deciso di prendere i voti per diventare suora. Cosa le ha insegnato vivere in modo così prossimo la maturazione di una simile vocazione?

Mio marito ed io abbiamo deciso di adottare, subito dopo il nostro matrimonio, una bambina africana da sostenere negli studi. Con un piccolo sacrificio economico iniziale ma incantati dal carisma della suora missionaria che ce lo aveva proposto, abbiamo,nel tempo, assistito al piccolo miracolo di vedere H. e di conoscerla come figlia. La sua vocazione venne discussa molto con la sua madre responsabile che mi chiese di farle vedere da vicino la vita secolare per renderla davvero libera di scegliere. La presa dei voti a Napoli oltre 10 anni fa è, poi, un ricordo che la mia famiglia serba ancora con gioia e commozione.

Quanto è importante, per una città come Roma, che venga applicato il principio di sussidiarietà?

La sussidiarietà è un principio che trova un senso solo se inquadrato in un contesto di onestà e soprattutto di opportunità. L’elemosina non può essere a dimensione sociale perché è un aspetto privato di scelta del singolo. La solidarietà per garantire pari opportunità a tutti è invece un principio cardine della vita comunitaria che non è un mero agglomerato di persone come ci siamo ormai rassegnati a credere.

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