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Lupa in Campidoglio

Lupa in Campidoglio - Wikimedia Commons

Roma: l’urgenza di sostenere la famiglia

Confronto in Campidoglio tra la Giunta Raggi e il Forum delle associazioni familiari, che chiede il Fattore Famiglia da applicare intanto alla tassa sui rifiuti

Non furono soltanto le invasioni barbariche a determinare la caduta dell’impero romano. Gli storici individuano anche altre decisive cause. Tra queste, spicca il declino demografico: sul finire del 300, la popolazione italiana oscillava tra i 4 e i 5 milioni di abitanti, cifra all’incirca dimezzata rispetto agli 8-10 milioni della feconda età augustea.

È tutt’altro che confortante dover registrare, oggigiorno, un nuovo sostanzioso calo delle nascite, che interessa l’Italia intera così come quello che dovrebbe essere il suo centro propulsore, la capitale Roma.

Di questo precipuo aspetto della decadenza contemporanea se n’è parlato ieri nella sala della Piccola Protomoteca del Campidoglio, durante la conferenza “Le politiche comunali a sostegno della famiglia”, organizzata dal Forum delle associazioni familiari del Lazio nell’ambito della Settimana della Famiglia.

Elisa Manna, sociologa del Censis, ha sciorinato alcuni eloquenti dati attinti alla più recente rilevazione dell’Istat. “La distribuzione per età a Roma è tipica di una popolazione vecchia, determinata da un tasso di fecondità che non raggiunge il livello di sostituzione, che è di 2,1 figli per donna”, ha spiegato.

I minori dagli zero ai 14 anni rappresentano appena il 13,5% della popolazione romana, contro il 21,8% degli over 65. L’età media di chi vive a Roma è molto alta, 40,7 anni. “Questo invecchiamento della popolazione”, ha sottolineato la Manna, “riguarda non più soltanto il centro, ma anche le periferie”.

Ne deriva che il calo demografico di Roma è un fenomeno che abbraccia tutto il territorio e tutte le classi sociali. Va rivista la vecchia idea per cui i quartieri popolari sarebbero fucine di figli. Del resto, ha osservato ancora la sociologa, ovunque si allunga la media d’età del matrimonio e di conseguenza si abbassano le probabilità che le coppie possano dar vita a famiglie numerose.

A tal proposito impressiona il dato per cui a Roma il 43% dei nuclei familiari è monocomponente (vedovi, giovani che cercano indipendenza, maturi che hanno sacrificato la vita di coppia per la carriera). Quasi la metà dei romani vive da solo. Dato che oltre a minacciare un grigio avvenire senza più giovani nonché forza lavoro in grado di pagare le pensioni alle frotte di anziani, rivela una diffusa solitudine.

È preoccupato di questa realtà il Forum del Lazio, la cui presidente Emma Ciccarelli ha detto: “Se siamo scesi a un livello demografico così, è perché ancora si fatica ad applicare un sistema di fisco equo per le famiglie, come il Fattore Famiglia, che il Forum chiede a gran voce anche a livello nazionale da diversi anni”. Si tratterebbe, in concreto, di pagare le tasse in base al numero di figli.

Il Forum ha quindi indicato alla Giunta Raggi (rappresentata dal presidente dell’Assemblea capitolina, Marcello De Vito, e dall’assessore al Sociale, Laura Baldassarre) una serie di esempi virtuosi di amministrazioni cosiddette “family friendly”.

Paradigmatica la Provincia Autonoma di Trento. Luciano Malfer, dirigente dell’Agenzia provinciale per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili, ha spiegato che a Trento “non c’è un assessore competente alle politiche familiari ma la gestione è affidata al presidente della Provincia e tutta la giunta lavora per il benessere dei cittadini sperimentando diverse forme di sostegno come il canone moderato, il reddito di garanzia e bonus per famiglie con figli”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il Comune di Castelnuovo del Garda (VR), rappresentato da Maurizio Bernardi, consigliere comunale con delega al Fattore Famiglia e già sindaco della cittadina per due mandati. Bernardi ha raccontato di aver introdotto il Fattore Famiglia al fianco dell’Isee nel calcolo dei redditi, giacché quest’ultimo non tiene conto di alcuni aspetti rilevanti nell’economia familiare come la nascita di gemelli o la perdita di un lavoro nel corso dell’anno di compilazione del modulo.

Sia in provincia di Trento che nel Comune del veronese l’aumento delle nascite è l’effetto concreto dell’introduzione di politiche ad hoc per la famiglia. Queste due realtà rappresentano dunque un esempio virtuoso, che tante amministrazioni italiane stanno iniziando ad imitare.

La speranza del Forum del Lazio è che anche la Giunta Raggi si appresti a seguire tali esempi. Alessandro Spalvieri, responsabile delle relazioni esterne del Forum, ha presentato la proposta di rimodulazione della Tari, che consiste nel “far pagare una tassa dei rifiuti più alta ai nuclei con meno componenti”, e più bassa alle famiglie più numerose. In termini di entrate la differenza sarebbe impercettibile, ma si darebbe un segnale culturale importante aiutando in modo sensibile l’economia familiare di chi ha tanti figli.

Questa misura a costo zero potrebbe essere applicata anche da una Giunta, come quella romana, che si trova a fare i conti con un buco di bilancio colossale. De Vito e Baldassarre hanno assicurato che sottoporranno la proposta agli uffici competenti. La Baldassarre ha inoltre manifestato la sua volontà di “redigere un piano sociale cittadino e avviare un rapporto di collaborazione con le associazioni”, promuovendo così la sussidiarietà.

Lo spunto è stato colto da Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum, secondo cui “è giunto il momento di creare un movimento dal basso di sindaci che insieme alle 500 associazioni del Forum dia voce alle famiglie per chiedere al Governo misure efficaci, coordinate e non solo sperimentali, per le famiglie”. D’altronde la storia dell’impero romano lo insegna: senza figli non c’è futuro.

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