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“Riscoprire un’altra povertà, quella che dona vita e non morte”

L’intervento di padre Luigi Gaetani all’apertura della Conferenza Italiana Superiori Maggiori, in corso a Bari

“Non c’è riforma della Chiesa e della società senza il confronto aperto con il tema della povertà”. A sottolinearlo nel suo intervento di apertura della 55° assemblea generale della CISM in corso in questi giorni a Bari è il presidente, padre Luigi Gaetani.

“Snodo teologico e non solo sociologico o economico, per trattare la questione economica dentro una svolta antropologica. In questa denuncia la Chiesa resta profetica, svincolandosi da insignificanza e mondanità spirituale, da quella che Papa Francesco definisce la ‘dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano’”, ha aggiunto padre Gaetani.

Tornano urgenti alcune domande: “Chi sta al centro di questo mondo nel rapporto denaro, servizio e potere? Se la povertà è la legge del mondo come può essere beatitudine e non sconforto? Siamo così folli da mettere in discussione il tenore di vita imposto dal neoliberismo, pagando il prezzo per stare riversi su una umanità ferita, approntando le nostre comunità come ospedali da campo? Questa economia uccide” ha aggiunto, evidenziando i limiti del mercato completamente libero che genera disuguaglianze e ingiustizie.

“È urgente cambiare la nostra capacità di sguardo sulla realtà. Troppi, anche tra i cattolici, mostrano di essere in balia di una ideologia che pone il diritto di proprietà e l’accumulo di ricchezza sopra la dignità umana. Molti credenti sono stati risucchiati dal materialismo pratico del sistema capitalistico, perdendo la fede. Un’economia improntata sul profitto è fallimentare sul mercato della gioia e della vita, come affermava don Tonino Bello. È necessario chiedersi fino in fondo come vivere da credenti nel mondo del sistema economico capitalista e liberista”.

“Uscire dalla notte del pensiero in cui l’economia brancola, dall’obesità del mondo capitalistico finanziario, che aumenta le disuguaglianze e pone la democrazia sotto il giogo del mercato, mentre il degrado ambientale avanza a ritmi insostenibili”.

Padre Gaetani ribadisce l’urgenza di un atteggiamento critico in rapporto al denaro che “deve servire e non governare”, scelto come tema per la 55° assemblea in corso a Bari.

“Esistono possibilità alternative. Papa Francesco invita l’economia ad uscire e andare nelle periferie per imparare che anche lì c’è un’umanità che produce, scambia ed ha bisogno di beni e servizi per avere una vita degna. Occorre un’etica consistente, del bene volta a realizzare tutte le capacità dell’essere umano per consentirne la piena fioritura. Lotta alla povertà e sviluppo sostenibile – ha sottolineato il presidente del CISM citando la Laudato Si’ – sono due facce della stessa medaglia, l’ecosistema è un bene comune globale e la pluralità delle forme di impresa va difesa. In questo senso la politica deve favorire interventi di inclusione nel processo produttivo. Potenza e volontà di potenza generano hybris che conduce al collasso, alla cultura dello scarto, all’economia che uccide, esattamente contraria alla visione cristiana dell’economia come promozione della persona”.

Riscoprire un’altra povertà, quella che è un valore etico, che dona vita e non morte, quella intesa come “qualità alta di una vita che riesce a contrarsi a farsi da parte per consentire all’altro di esserci con la sua diversità e dignità. In questo senso – spiega padre Luigi Gaetani – la povertà tempra ogni eccesso di sistema, lo regolamenta, lo mette a servizio dell’uomo. Nella prospettiva cristiana è umiltà e conoscenza di sé, farsi da parte non per sentirsi privato di qualcosa ma compiaciuto di questo movimento generato. Non occupare, lasciar essere”.

Uno stile estremamente significativo in una società ipertrofica ed autoreferenziale, che genera conflitti, saccheggia il creato restando indifferente verso Dio. “Accettare di uscire è già dramma – ha aggiunto -. Solo l’amore osa, solo l’amore mette a soqquadro le sicurezze personali e di sistema, libera. Questa è altra economia, che salva, fatta di interscambio, circolazione di ricchezza. Quando la Chiesa incarna questa forma riscopre se stessa, la propria origine e missione. Ecco lo stile, che non ostenta, non cerca il proprio interesse. La vita religiosa deve preferenzialmente tornare ad abitare le periferie, collocandosi su quelle frontiere scomode dell’umano dove si può imparare a vedere oltre e l’oltre nei solchi dell’umanità, perché sono i poveri che ci salvano”.

Cinque i percorsi suggeriti ai religiosi: “affratellare e creare comunione, rendersi non padroni ma ospiti e ospitali, educarsi alla responsabilità verso chi è più indietro, riscoprire la fiducia come impegno ad uscire da se stessi, avere cura di sé e trasparenza nella gestione dei beni personali e di comunità, rifiutarsi di cercare il massimo profitto”.

 

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