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Rimini, aperta assemblea Cism. Padre Gaetani: “Profezia per una Chiesa in missione”

Fino al 18 novembre l’evento riunisce 110 superiori generali a riflettere sul tema “Religiosi e riorganizzazione delle Province”

Si è aperta oggi a Rimini la 56a assemblea generale della Cism sul tema “Religiosi e riorganizzazione delle Province”. Un fenomeno, questo, avviato già negli anni ’70 con processi e progetti che hanno interessato aree diverse e circoscrizioni analoghe. Una riflessione “non per dare criteri – precisa Padre Luigi Gaetani, presidente della CISM – piuttosto per comprendere ed intravedere dove porta tutto questo in un’ottica ampia di riforma della Chiesa, come Papa Francesco richiede”. 

“Del resto se il percorso dovesse portare solo ad una riorganizzazione interna di risorse umane e relativa alle opere, sarebbe importante certo ma puramente estetica, funzionale alla nostra forma attuale, mentre la ragione di fondo deve essere quella indicata dalla Chiesa: mettiamo a tema la riforma in uno spirito sinodale come insegna Papa Francesco. Siamo in un tempo di riforma, come espresso nella Evangelii Gaudium e dal magistero, e noi siamo Chiesa, non solo nella Chiesa, quindi fortemente investiti da questa opera che può passare anche dalla riorganizzazione e rispondere al bisogno di una Chiesa che sia in uno stato permanente di missione”.

Riorganizzazione, una necessità. Quali i fattori che la richiedono oggi e con urgenza?

L’invecchiamento, il calo vocazionale e di conseguenza la fatica a reggere presenze attuali e opere collegate: parlo di scuole, parrocchie, oratori, i centri educativi, il ramo della sanità, le presenze nel mondo culturale. Come tenere in piedi tutto questo quando ci troviamo con il fiato corto? Abbiamo necessità di rivedere l’organizzazione sul territorio, unire le forze, ma anche porci domande ulteriori: la riduzione porterà alla desertificazione di presenze su alcuni territori?

Quali? L’abbandono delle periferie? Non sarebbe accettabile. Ma se l’organizzazione deve risponde ad un piano generale della Chiesa allora dobbiamo imparare a dialogare tra Congregazioni, per non lasciare magari soli territori interi – immagino piccoli centri, territori del Sud e Nord del Paese – ipotizzando presidi comuni. Una strategia ulteriore quindi non vista individualmente come Istituti ma come sinfonia, per una più ragionata geografia di presenza.

Ci sono stati nella storia momenti analoghi di revisione e riorganizzazione della vita religiosa, momenti di crisi che hanno prodotto un rinnovato slancio, nuova consapevolezza e adesione. Quali analogie?

La storia della Chiesa è ricca di questi esempi: ci sono incroci fondamentali e noi ne viviamo uno di questi. Se siamo in tempo di decadentismo oggi non dimentichiamo che un nuovo mondo sta nascendo, rispetto al quale non possiamo essere impreparati, rispondendo non tanto con strategie di governo, ovvero con presenze che si perpetuano in territori particolari, ma operando con nuova capacità profetica rispetto al tempo presente. La riorganizzazione delle Province la legherei per questo fortemente alla profezia.

La scelta di una modalità laboratoriale è di per sè segno di nuove dinamiche di relazione. Quali previsioni consegna il cammino fin qui percorso, dal rapporto con i laici alla gestione del patrimonio?

La formula laboratoriale è una scelta precisa considerando il tema: non vogliamo parlare della riorganizzazione partendo dall’alto ma raccontare le esperienze in atto. Non dobbiamo schierarci rispetto ad un tema, ma imparare il discernimento a partire dall’ascolto reciproco. Sei famiglie religiose saranno chiamate a narrarsi e noi a riconoscerci. Un metodo fondamentale che la Chiesa ci va richiedendo, dentro una narrazione più comunionale, che impara a comprendere che c’è una sinodalità e nessuno va da solo.

L’ascolto reciproco per capire e discernere, perchè le opere che portiamo avanti non sono le nostre, ma la dimensione missionaria della Chiesa, per la gloria di Dio e l’annuncio gioioso del Vangelo.

In merito al cammino percorso certamente il rapporto con il laicato – tema sviluppatosi ampiamente negli anni 80/90 – è da rileggere in modo diverso. I rapporti non possono più essere duali, ma multirelazionali. I rapporti non si consumano tra religiosi e vescovi, religiosi e laici, ma in una dimensione più ecclesiale di coessenzialità. Tutti devono imparare ad interagire: laici, religiosi, vescovi, clero secolare.

Quanto al patrimonio, tutto ciò che i consacrati hanno non è loro, è per la missione, per il popolo di Dio. Non siamo chiamati ad accaparrare beni o a preoccuparci di incrementarli, ma a mettere in atto una circolazione dei beni a favore degli ultimi. Come custodiamo e promuoviamo il patrimonio? Domanda legittima che ci inquieta, perchè non sempre siamo in grado. Anche qui dobbiamo cercare soluzioni insieme come Chiesa Italiana, sapendo che siamo tutti responsabili e custodi di storie di uomini e donne che hanno dato la vita dentro una chiesa particolare.

A confronto saranno offerte diverse esperienze. Quali e perchè?

Abbiamo ipotizzato il racconto di tipologie di Istituti differenti in cui ciascuno dei presenti possa riconoscersi. Ci sono Congegazioni più clericali, altre meno, di vecchia data e recenti, grandi e piccole, esperienze promosse a livello nazionale e trasnazionale. A raccontarsi saranno i Frati minori in merito all’unificazione delle Province presenti nel Nord Italia, i Passionisti con un progetto di unione delle realtà in Italia meridionale, Francia e Portogallo. Ancora gli Scalabriniani e i Conventuali. I Maristi che hanno accorpato le realtà presenti nel Mediteranneo ed infine i Salesiani. Sei esperienze tipologiche per nuovi percorsi possibili.

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Riconosciuta nel 1960, la Conferenza Italiana dei Superiori maggiori (CISM) è un organismo di diritto pontificio, con decreto del ’66 del Presidente della Repubblica, persona giuridica senza fini di lucro. Comprende religiosi rappresentanti di oltre 118 diversi Istituti, tra Ordini, Congregazioni e Società di Vita Apostolica. Opera per favorire sinergie tra le esperienze promosse da ciascuna realtà, approfondire tematiche di comune interesse, promuovere la cooperazione e il coordinamento con le Conferenze Episcopali e i singoli Vescovi. Quattro le aree in cui è articolata: evangelizzazione, solidarietà, animazione della Vita Consacrata, giuridica. Si riunisce in assemblea una volta l’anno. Fa parte dell’Unione Conferenza Europee Superiori Maggiori (UCESM).

 

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