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“#Riesciacapirlo?”: al via la campagna contro il disagio giovanile

Da domenica 12 aprile, il progetto promosso da Fondazione Exodus coinvolgerà 120 adolescenti di diverse città italiane

Parte domenica 12 aprile, “#Riesciacapirlo?” la campagna di sensibilizzazione e di raccolta fondi promossa dalla Fondazione Exodus di Don Mazzi a sostegno del progetto Don Milani 2 per il contrasto del disagio giovanile a scuola.

Per riuscire a raggiungere questo importante obiettivo Exodus ha attivato, dunque, una campagna di raccolta fondi tramite SMS solidale che si svolgerà dal 12 al 18 aprile 2015 in tutta Italia. Per sostenere il progetto “Donmilani2 – II Annualità”, è possibile donare 2 o 5 euro con un SMS o una telefonata da rete fissa al 45504.

Ogni anno nel nostro paese – secondo gli ultimi dati del Miur – il 17,3% dei ragazzi abbandona precocemente le aule e rischia di allontanarsi definitivamente dalla scuola, con punte del 25% nelle aree di “povertà educativa”. Sono ragazzi “fragili” che non riescono ad immaginarsi il proprio futuro e che fanno fatica a riconoscersi nella “scuola tradizionale”.

Il Progetto “Donmilani2” vuole essere una risposta a questo problema, una proposta educativa “diversa” per rimotivare questi ragazzi alla prosecuzione degli studi.

L’obiettivo, in continuità con il progetto avviato lo scorso anno, è quello di mettere a punto di un modello innovativo per il contrasto del disagio giovanile e della dispersione scolastica con ragazzi di età compresa tra i 14 e i 16 anni. La Fondazione intende offrire a questi adolescenti un accompagnamento personalizzato, utilizzando una metodologia didattica esperienziale (learning by doing) che pone al centro dell’azione lo studente, stimolandone la motivazione all’apprendimento e rafforzandone le capacità di studio autonomo.

Il progetto si svolgerà nell’anno 2015/2016 e interesserà 120 ragazzi di 8 diversi poli scolastici di 8 diverse località italiane: Africo (RC), Assisi (PG), Brescia, Cassino (FR), Milano, Padova, Varese  e Verona.

“Che ne sarebbe del futuro di questi ragazzi, – spiega don Antonio Mazzi – se non ascoltassimo le loro solitudini, i loro disagi? I loro comportamenti rappresentano una chiara richiesta di attenzione, una richiesta di essere ascoltati dalla famiglia, dalla scuola e dalla società. In questi anni mi è capitato di conoscere tanti giovani e adolescenti. E le  domande che si pongono e che pongono a noi adulti, 30 anni fa come oggi, sono sempre le stesse, semplici e dirette: sull’amore e l‘amicizia, sulla scuola e sull’incognita lavoro, la ricerca della felicità, il desiderio di essere “visti”.

“Alla base di tutto ritorna prepotente la questione di come costruire una relazione educativa  – continua don Mazzi –  che non può esaurirsi in interventi discontinui e basati sull’emergenza, ma che accompagna quotidianamente il ragazzo all’età adulta, soprattutto nella fase più delicata e fragile della la sua vita, l’adolescenza”.

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