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Carpi, Duomo - Wikimedia Commons

Riaperta la Cattedrale di Carpi, domenica la visita del Papa

La chiesa era stata lesionata dal terremoto dell’Emilia del 2012

“Il terremoto può colpire e ferire, ma non può sconfiggere e annichilire, può danneggiare e far tremare la terra, ma non può disgregare e disperdere una comunità che si impegni a rinascere”. Così il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, partecipando ieri, 26 marzo 2017, alla solenne concelebrazione eucaristica per la riapertura della cattedrale di Carpi, a cinque anni dal terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna e ad una settimana dalla visita che Papa Francesco compirà nella diocesi romagnola.

“Il terremoto – ha detto il segretario di Stato a Carpi, come riporta l’AgenSir – come altri drammi che possono scuotere la società, con i loro lutti e devastazioni non hanno l’ultima parola”. La riapertura della Cattedrale, ad avviso di Parolin, dimostra che “con l’aiuto del Signore” ed anche “con operosità e coraggio”, “la vita rinasce, le ferite si cicatrizzano e si ritorna a camminare insieme, a sperare, a progettare e a costruire”. Il card. Parolin ha dunque messo in guardia dalla “tentazione di insistere solo sul male, sul negativo e perfino di spettacolarizzare le tragedie”.

Anche il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha preso parte alla celebrazione, definendola “un momento solenne e commovente insieme, che viene a coronare un lungo tempo di fatiche, di speranze, di trepidazioni e di grande lavoro”. Questo, ha detto l’arcivescovo di Genova, “è il nostro Paese, questa è la nostra Italia. Con le contraddizioni della persona umana certo, ma anche con questo radicamento, con questa passione che soprattutto nei momenti di difficoltà emergono, nella consapevolezza di appartenere a una storia, fatta di Vangelo”. La Chiesa italiana, ha detto ancora il porporato, “vuole continuare  in questa missione di servire il popolo, che è la ragione della nostra vita: è una grazia poter servire la nostra gente come sacerdoti e come pastori”.

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