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Rettore Salesiani: “In famiglia oggi non pesa la mancanza di beni, ma d’amore”

Don Ángel Fernández Artime conclude il Congresso Internazionale di Maria Ausiliatrice con una Messa presso la Basilica del Colle Don Bosco

“Sono nato nel giorno in cui si festeggia la Madonna Assunta in Cielo. Era l’anno 1815. Vidi la luce a Morialdo, frazione di Castelnuovo d’Asti. Mio papà si chiamava Francesco, mia mamma Margherita Occhiena. Erano contadini. Si guadagnavano onestamente il pane della vita con il lavoro. Tiravano avanti evitando ogni spesa inutile. Mio papà, quasi solo con il lavoro delle sue braccia, procurava da vivere a sua mamma settantenne, tribolata dagli acciacchi della vecchiaia, e a noi, suoi tre figli. Il più grande era Antonio, che egli aveva avuto dal suo primo matrimonio. Il secondo si chiamava Giuseppe. Il più giovane ero io, Giovanni. Vivevano nella nostra casa anche due lavoranti, che aiutavano mio padre nei campi”. 

Con queste “commoventi” parole di Don Bosco, tratte dalle Memorie dell’Oratorio, si è aperta l’omelia del Rettor Maggiore dei Salesiani, don Ángel Fernández Artime, in occasione della celebrazione di oggi a conclusione del VII Congresso Internazionale di Maria Ausiliatrice, presso la Basilica del Colle Don Bosco. 

In questo luogo che ha visto nascere il Santo 200 anni fa – nascita, secondo lui, subito “segnata dalla presenza materna e provvidenziale di Maria santissima” – il Rettor Maggiore si rivolge in particolare alle famiglie e, traendo spunto dalla parole di San Paolo ai cristiani di Efeso nella seconda lettura di oggi, lancia un preciso messaggio: “Camminate nella carità”. 

“Ripartendo oggi da questo Colle vorrei che portaste nel mondo quello spirito di famiglia che qui è nato e cresciuto alla scuola di mamma Margherita”, ma anche di papà Francesco, “i suoi amati e venerati genitori”. Come pure “della nonna anziana, del fratello Antonio, nato dal primo matrimonio di Francesco Bosco, e di Giuseppe l’altro fratello”.

“Camminate nella carità”, rimarca don Artime, perché “oggi ciò che pesa di più nella vita non la mancanza beni economici o possibilità di riuscita nella vita”, bensì “la mancanza di amore”. “Pesa non ricevere un sorriso, non essere accolti. Pesano certi silenzi, a volte anche in famiglia, tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli. Senza amore la fatica diventa più pesante, intollerabile. Nella vita della famiglia si condividono tanti momenti belli: i pasti, il riposo, il lavoro in casa, il divertimento, la preghiera, i viaggi e i pellegrinaggi, le azioni di solidarietà… Tuttavia, se manca l’amore manca la gioia, manca il senso dello stare insieme”.

E “se l’amore è una relazione – soggiunge il religioso – allora è una realtà che cresce, e possiamo anche dire a modo di esempio che si costruisce come una casa. Non fondatela sulla sabbia dei sentimenti che vanno e vengono, ma sulla roccia dell’amore vero, l’amore che viene da Dio”, è il suo incoraggiamento. La famiglia nasce infatti “da questo progetto d’amore che vuole crescere come si costruisce una casa che sia luogo di affetto, di aiuto, di speranza, di sostegno”.

In quest’ottica, ‘camminare nella carità’ significa “mettere Dio al primo posto nella vita della famiglia”: “Si tratta di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio – sottolinea il numero uno dei salesiani -. Abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono. Questo è pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera”.

Ricordando quindi la ‘formula’ di Papa Francesco delle tre parole – “permesso, grazie, scusa” – don Ángel Fernández Artime esorta ad “alzarsi dalle nostre paure, dalle nostre tristezze, dai nostri rancori, dalle nostre mormorazioni, dalle nostre false sicurezze, dai nostri pregiudizi e mangiare il pane della vita: Gesù”. “Per poter ‘camminare nella carità’ – prosegue – in un tempo dove a volte si ha l’impressione di essere nel deserto e dove tanti, anche tra i giovani, come il profeta Elia sono ‘desiderosi di morire’ più che di vivere il Signore ci offre il pane del cammino”.

Ovvero, “quel pane vivo che ha sempre nutrito Giovanni Bosco, quel pane vivo che il santo educatore ha fatto colonna del suo sistema educativo”. Quindi l’Eucaristia “cibo dell’anima”, “vita della Chiesa”, “forza delle nostre famiglie”.  “Camminiamo nel nostro tempo con cuori eucaristici e mariani – è l’esortazione conclusiva del Rettor Maggior – camminiamo con cuori appassionati per Dio e per i giovani, con la fede e la carità del nostro padre don Bosco. Camminiamo sempre con questo viatico per raggiungere la meta a cui tutti siamo chiamati e della quale don Bosco ci ha detto: ‘Vi aspetto tutti in paradiso’”.

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