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Repubblica Democratica del Congo: sollecitata un’inchiesta sul genocidio nel Nord-Est

I massacri nei pressi di Beni non sarebbero stati perpetrati solo dai ribelli ugandesi ma anche da membri delle forze armate e di alcune milizie locali

Quasi un genocidio sta funestando da un anno e mezzo il Nord-Est della Repubblica del Congo, nei pressi della città di Beni. Più di cinquecento persone sono state uccise e decina di migliaia di altre sono state costrette alla fuga dalle loro abitazioni, secondo quanto riferisce un rapporto della Rete Pace per il Congo (RPC), sulla base delle ricerche del Gruppo di studi sul Congo (GEC).

Ad opinione della GEC, tali massacri non possono essere attribuiti solamente ai ribelli ugandesi delle Forze Democratiche Alleate (ADF), come invece sostenuto da governo di Kinshasa e da altre istituzioni ma anche ad alcuni membri delle forze armate congolesi, degli ex combattenti del Raggruppamento Congolese per la Democrazia – Kisangani / Movimento di Liberazione (RCD-K/ML) e membri di altre milizie locali.

Secondo quanto riferisce la RPC, il Governo congolese e la MONUSCO (Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo) “non hanno fatto sforzi sufficienti per affrontare questa crisi e hanno mal identificato il nemico”.

Spesso, pur avendo perso centinaia di soldati nel corso delle operazioni militari condotte contro le ADF prima del mese di luglio 2014, le Forze Armate Congolesi “non hanno reagito in tempo per proteggere la popolazione durante e dopo gli avvenimenti. Si tratta di una mancanza di iniziativa rilevata anche nei confronti della MONUSCO”.

L’ultimo rapporto documenta dei casi in cui degli ufficiali delle FARDC hanno impedito alle loro truppe di intervenire durante i massacri o in cui dei membri delle FARDC hanno attivamente partecipato ai massacri, aggiunge il rapporto.

“La gravità della situazione richiede ulteriori indagini”, afferma la Rete Pace per il Congo, secondo la quale è necessario che la giustizia militare nomini una commissione speciale d’inchiesta, guidata da un procuratore militare di alto rango e incaricata di aprire un’indagine sui massacri perpetrati a partire dall’ottobre 2014.

“Anche l’ufficio per i diritti umani della MONUSCO dovrebbe condurre un’altra indagine complementare. Infine, occorre che anche le altre istituzioni nazionali svolgano pienamente il loro ruolo di controllo, in particolare le commissioni della difesa e della sicurezza del Senato e dell’Assemblea nazionale”, conclude poi il Rapporto della RPC.

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