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Religione e medicina: un’alleanza in nome della carità

Nel suo ultimo saggio, Francesco Agnoli spiega come soltanto il cristianesimo abbia dato ai malati e ai sofferenti una nuova dignità

Il cristianesimo, essendo una religione, si preoccupa innanzitutto del rapporto di Dio con l’uomo. Eppure è impressionante vedere come questa religione abbia influito in modo positivo sui più vari campi dell’esperienza umana. La grande storia della carità (Cantagalli), scritto da Francesco Agnoli, mostra come la visione cristiana abbia permesso alla medicina di svilupparsi ed evolversi.

L’autore, come ha fatto già in altri suoi libri, mette a confronto il cristianesimo con altre visioni ed esperienze religiose e mostra come solo all’interno del cristianesimo sia stata possibile una particolare alleanza fra religione e medicina.

Se, in effetti, i greci sono stati i primi a interessarsi in modo teorico alla cura del corpo, solo col cristianesimo è nata quell’istituzione grazie alla quale i malati sono concretamente curati: l’ospedale. L’autore mette a confronto la visione greca e quella cristiana: nella prima Dio (il Dio dei filosofi) è oggetto di amore, ma non ama nessuno, perché amare vorrebbe dire abbassarsi e degradarsi; nel cristianesimo, invece, Dio è appassionato per la sua creatura e interviene per salvarla, al punto di mandare il suo unico Figlio.

L’attenzione per l’altro, specialmente se malato e sofferente, diventa allora nel cristianesimo emulazione della passione di Dio per l’essere umano. È grazie a questa rivoluzione che i cristiani non sfuggono davanti alle epidemie, come la peste, ma si mettono in moto per alleviare le sofferenze dei loro simili.

Sono poi i misteri dell’Incarnazione e della Passione le fonti che ispirano l’agire di molti cristiani: se il Verbo di Dio è stato bambino, allora il fanciullo acquisisce una nuova dignità che la cultura antica non gli riconosceva. Ecco allora che si spiegano la nascita di strutture specifiche per la cura dell’infanzia come brefotrofi e orfanotrofi.

L’immagine di Cristo sofferente si concretizza in ogni malato e dunque le cure prestate ai pazienti diventano opere di bene verso il Signore Gesù. Ma è lo stesso Gesù che ha guarito da malattie e sofferenze e dunque l’azione medica diventa un’estensione della opera salvatrice di Cristo.

Nel libro si fa più volte accenno a come anche la bellezza sia stata impiegata per la cura dei malati: negli ospedali non mancavano opere d’arte o della buona musica! Basta pensare a nomi come l’ospedale di Santa Maria della Scala a Siena o l’Hotel Dieu a Beaune in Francia.

Non mancano i nomi e le storie di santi e sante che hanno speso la loro vita in favore dei malati e dei bisognosi come Fabiola, che insieme al senatore Pammachio costruì quello che può essere considerato il primo ospedale della storia, Francesco che abbracciò un lebbroso dando a questo tipo di malati nuova dignità, Camillo de Lellis e Giovanni di Dio e molti altri.

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Fonte: L’Ancora online

 

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