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Regno Unito: gli auguri dei vescovi al nuovo premier Theresa May

Seconda donna a Downing Street dopo Thatcher, la sua nomina avverrà oggi. Nel 2014 ha partecipato alla prima riunione del “Gruppo Santa Marta” per la lotta della Chiesa contro la tratta

È Theresa May il nuovo primo ministro del Regno Unito. La nomina della donna, finora ministro degli Interni, rimasta unico candidato del partito conservatore dei Tories, avverrà entro oggi pomeriggio. Succede a David Cameron, dimissionario dopo il referendum sulla Brexit. Prima donna a Downing Street dopo Margaret Thatcher, Theresa May, condurrà i negoziati che porteranno il Paese fuori dall’Ue.

Alla May sono giunte le congratulazioni della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles che, in un messaggio a firma del presidente il card. Vincent Nichols, assicurano le proprie preghiere insieme a quelle della “comunità cattolica” del paese e auspicano che tra le priorità del nuovo premier rientrino la tutela delle persone più vulnerabili e la collaborazione con la Chiesa cattolica.

Come sottolinea la Radio Vaticana, Theresa May ha già lavorato a stretto contatto con il card. Nichols, in particolare in materia di lotta al traffico di esseri umani ed alla schiavitù moderna. La futura premier, infatti, ha partecipato alla prima riunione del “Gruppo Santa Marta” svoltasi nel 2014 in Vaticano, durante il quale i capi di polizia provenienti da oltre 20 Paesi del mondo si sono impegnati a collaborare con la Chiesa per debellare la piaga della tratta.

Nichols ricorda il lavoro svolto insieme e, sulla base di quello – afferma – “so che Lei ha molte qualità da porre al servizio del nostro Paese in questo momento”. In particolare, il porporato esprime apprezzamento per “la maturità di giudizio, la volontà di ferro, il senso di giustizia, e l’integrità personale sempre dimostrata” dalla May.

“La ringrazio – sottolinea ancora il presidente dei vescovi inglesi – per il notevole lavoro compiuto in favore delle vittime della tratta di esseri umani e per il forte sostegno personale per la costituzione del Gruppo Santa Marta”. Si tratta di “una chiara indicazione non solo della sua determinazione ad usare l’alta carica politica per la protezione di alcune delle persone più vulnerabili al mondo, ma anche della Sua volontà di lavorare con la Chiesa cattolica”. Infine, il porporato assicura la collaborazione dei vescovi nella promozione del “bene comune”.

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