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Referendum. Pillon (CDNF): “Questa riforma depotenzia la democrazia e i corpi intermedi”

Alla vigilia dell’incontro di Verona, il cofondatore del comitato del Family Day argomenta il ‘no’ ad una revisione costituzionale che danneggia la famiglia e favorisce élite e lobby lontane dal sentire del popolo

Uno dei primi soggetti della società civile a schierarsi in modo esplicito per il NO al referendum costituzionale è stato il Comitato Difendiamo i Nostri Figli (CDNF). La presa di posizione arrivò in occasione del Family Day dello scorso 30 gennaio al Circo Massimo, quando l’approvazione della legge sulle unioni civili era ormai imminente.

Da allora, per tutto il corso del 2016, si sono moltiplicati gli incontri in giro per l’Italia, entrando nel vivo della campagna referendaria, che culminerà con la manifestazione del Comitato Famiglie per il No, in programma domattina alle 10 a piazza Cittadella, a Verona.

Durante l’incontro, il presidente del Comitato, Massimo Gandolfini, delineerà le linee del futuro impegno del movimento pro-family per il dopo-referendum.

A colloquio con ZENIT, Simone Pillon, avvocato e cofondatore del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, ha illustrato le ragioni del NO, che non si limitano alla controversia sulle unioni civili ma vanno oltre, chiamando in causa la concezione istituzionale, sociale ed antropologica dell’intero paese.

Avvocato Pillon, perché c’è un legame così stretto tra la legge sulle unioni civili e la riforma costituzionale che gli italiani voteranno domenica 4 dicembre?

C’è un grande disegno dietro tutto questo, non pensiamo che la riforma sia figlia di se stessa. È un progetto che ha avuto delle scadenze ben precise. Del resto, alla prima “Leopolda”, Renzi era stato molto onesto in questo: togliere di mezzo tutti i corpi intermedi, il primo dei quali ad essere demolito è stata la famiglia. Lo ha fatto prima con il divorzio breve, poi, con le unioni civili si è andati ad accostare al modello di famiglia naturale riconosciuto dall’articolo 29 della Costituzione, altri tre modelli di famiglia. Anche la totale precarizzazione del mondo del lavoro con il Job Act è un altro elemento di crisi e destabilizzazione per la famiglia. Il governo Monti aveva messo la tassa sulla prima casa, oggi abolita, in compenso è raddoppiata la tassa sui rifiuti: è quindi la casa ad essere colpita nel suo totale deprezzamento dovuto alla crisi. Siamo un popolo di proprietari e, con la casa, si è voluto colpire un fattore di ricchezza che per decenni è stato trasmesso da una generazione all’altra. Dopo aver colpito la famiglia, questo governo ha preso di mira tutti gli altri “corpi intermedi”, a partire dalle province che, altro non sono se non un insieme di “famiglie di famiglie”, che vivono su quel territorio. Anche le regioni vengono completamente decostruite e depotenziate. Tutto questo per allontanare il potere dai cittadini. Impossibile non leggere in un disegno così chiaro e nitido, la volontà di spostare l’axis del potere dalle famiglie italiane alle lobby internazionali.

Come valuta nel suo complesso l’impianto della riforma costituzionale?

Oltre a decostruire i corpi intermedi e a depotenziare la partecipazione democratica, questa riforma ha un altro obiettivo: concentrare il potere nelle mani di un uomo solo: il presidente del Consiglio. Questa concentrazione di potere sarà ancor più evidente con la riforma elettorale. Se da un lato siamo tutti d’accordo che il potere esecutivo debba avere una sua intrinseca stabilità ed autorevolezza, dall’altro è interessante notare come la riforma non faccia l’unica cosa che avrebbe dovuto fare: rendere il premier eleggibile direttamente dal popolo. Con l’elezione diretta del premier, il potere esecutivo avrebbe avuto quella legittimazione popolare e quella stabilità che tanto si invoca. Ciò non viene fatto per un preciso motivo: non si intende imprimere decentramento, democrazia e sussidiarietà, ma, al contrario, togliere democraticità, partecipazione popolare ed impegno diretto dei cittadini nel controllo delle istituzioni. Tanto è vero che, se prima della riforma andavamo a votare per cinque corpi elettivi (Camera, Senato, Regioni, Province e Comuni), dopo la riforma, voteremmo solo per la Camera, per le Regioni e per i Comuni. Con la Regione che, però, sarà di fatto commissariata dallo Stato, mentre il Comune, non avendo più autonomia impositiva, dovrà attendere che lo Stato gli conferisca le risorse. La Camera sarà a sua volta commissariata dal partito di maggioranza relativa che scaturirà dalla legge elettorale. Quindi, di fatto, gli spazi della democrazia si riducono a zero.

C’è qualche aspetto della riforma che si può salvare? Cosa pensa, ad esempio, la riduzione del numero dei parlamentari?

Personalmente sono contrario alla riduzione del numero dei parlamentari. Deputati e senatori devono rappresentare i territori: più ce ne sono e più la gente ha vicinanza e contiguità con il potere. Ciò che invece la riforma avrebbe potuto fare – e non con legge costituzionale ma con una semplice modifica della legge ordinaria – era dimezzare o ridurre di un terzo o di un quarto, gli stipendi dei parlamentari. Quello che si poteva salvare di questa riforma è forse l’abrogazione del CNEL, pur trattandosi di un organo in attivo ma mai pienamente utilizzato nelle sue prerogative. Stiamo però parlando di briciole, l’intero impianto della riforma è da respingere.

Dietro il NO del Comitato Difendiamo i Nostri Figli a questa riforma, c’è un ‘sì’ che volete manifestare? Verso quale tipo di politica?

Noi pensiamo che la politica debba essere a servizio della gente e delle famiglie, perché non si ripetano aberrazioni come l’approvazione della legge sulle unioni civili, che non era minimamente voluta dal paese e nemmeno dal parlamento ma che è stata imposta da un governo che ha minacciato deputati e senatori con il voto di fiducia imposto nottetempo, soprattutto al Senato. Il principio di ogni dittatura è un élite che si autonomina, dicendo di agire nell’interesse e in nome del popolo. È una deriva che rischia di portare alla totale atomizzazione della società: nella misura in cui si tolgono di mezzo la famiglia, i partiti politici, le province, i comuni, le regioni, le comunità territoriali, abbiamo decostruito l’impianto personalista della nostra Costituzione e l’abbiamo sostituito con un impianto individualista. Il risultato finale sarà l’individualismo più sfrenato, con sempre più persone a vivere da sole, come accade in Svezia, dove queste persone sono il 55% della popolazione. L’obiettivo finale è quello, perché le persone sole sono molto più manovrabili e, quando arrivano a una certa età e si ammalano, le si fa un’iniezione e le si tolgono di mezzo; quando sono disoccupate, vengono in fila con il cappello in mano per chiedere di lavorare; quando sono malate dipendono dallo Stato che può decidere di dare o non dare. Questo di decostruire la famiglia e lasciare le persone sole è un obiettivo intensamente perseguito dalla finanza che pretende di attingere alle risorse delle persone senza dare nulla in cambio.

Qual è l’obiettivo del vostro incontro di domani a Verona?

Sarà innanzitutto un’occasione di ringraziamento per tutte le persone che si sono spese nei nostri incontri e che hanno fatto un lavoro enorme, encomiabile e capillare sul territorio. Vogliamo anche ringraziare coloro che in parlamento hanno messo la faccia, difendendo la famiglia, prendendosi insulti e fischi. Vogliamo infine dare lo sprint finale nell’ultima settimana prima del voto, perché quante più persone possibili, con il passaparola, spiegando i passaggi della riforma, aiutino altri votanti a convincersi di fermare questo scempio. Qualcuno si è lamentato che sul quel palco saliranno anche alcuni esponenti politici, tuttavia sarà un evento politicamente trasversale senza una rappresentanza politica identificabile: quei politici saranno lì perché legittimati da battaglie che hanno avuto il coraggio di portare avanti fino in fondo in parlamento.

C’è la possibilità che il Comitato possa diventare l’embrione di un futuro progetto politico?

Il lavoro capillare che abbiamo fatto sul territorio, parlando con le persone, ha certamente evocato anche questo aspetto. Il fatto che ci sia la possibilità di una collaborazione concreta e di uno sforzo politico che vada in questa direzione è possibile. Va precisato, però, che il comitato resterà sempre apolitico, apartitico e trasversale; sarà sempre un riferimento per coloro che hanno a cuore le politiche familiari, la vita e la famiglia, così come noi le conosciamo e così come vogliamo siano tramandate alle generazioni future. Per quanto riguarda una nuova forma politica, che porti questi valori ad essere presenti in modo efficace ed unitario nel parlamento, ci stiamo lavorando. Resta, tuttavia, la condizione apolitica e apartitica del Comitato. Qualunque cosa ci sarà, sarà il frutto di un lavoro di squadra, di una volontà comune, di un discernimento comune e di una voglia di fare le cose tutti insieme.

About Luca Marcolivio

Roma, Italia Laurea in Scienze Politiche. Diploma di Specializzazione in Giornalismo. La Provincia Pavese. Radiocor - Il Sole 24 Ore. Il Giornale di Ostia. Ostia Oggi. Ostia Città (direttore). Eur Oggi. Messa e Meditazione. Sacerdos. Destra Italiana. Corrispondenza Romana. Radici Cristiane. Agenzia Sanitaria Italiana. L'Ottimista (direttore). Santini da Collezione (Hachette). I Santini della Madonna di Lourdes (McKay). Contro Garibaldi. Quello che a scuola non vi hanno raccontato (Vallecchi).

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