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La Porta santa della basilica di San Pietro - Vico Consorti

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Raccontare la misericordia vissuta

La testimonianza di una giornalista Rai dopo il passaggio della Porta Santa

Michela La Pietra, vicedirettrice di RAI Isoradio era tra i circa duecento pellegrini di RAI Saxa Rubra che sabato scorso, guidati dal cappellano di RAI Saxa Rubra, mons. Antonio Interguglielmi, hanno varcato la Porta Santa della basilica di San Pietro per il pellegrinaggio giubilare.

“Il pellegrinaggio ha avuto risvolti diversi – ha detto la giornalista – la riflessione su quello che stavamo facendo, vivere in prima persona l’esperienza di questo anno giubilare, che molti colleghi si trovano a raccontare per lavoro; dare una testimonianza di fede muovendoci tra gli altri pellegrini e pregando a voce alta, cosa che non succede spesso nella vita quotidiana. Noi cattolici siamo spesso, infatti, un po’ restii a manifestare pubblicamente la nostra fede”.

Questo pontificato è iniziato nel segno della Misericordia. Il Papa affacciandosi alla finestra per il primo Angelus invitò i fedeli a non stancarsi di chiedere perdono, perché Dio non si stanca di perdonare. Oggi basta digitare la parola misericordia e Google rimanda a quasi 30 milioni di risultati in meno di un secondo, ma questo non è sufficiente a comprenderne veramente il significato.

“Sperimentare la misericordia, il perdono, è l’unico modo per essere misericordiosi e perdonare a nostra volta. Mons. Fisichella, che abbiamo incontrato a San Pietro, ci ha invitato a riflettere sullo scollamento che c’è a volte tra il raccontare gli eventi della fede cattolica e il vissuto della fede. Noi in questo pellegrinaggio abbiamo sperimentato la Misericordia e speriamo in questo modo di poterla anche raccontare meglio”.

Proprio mons. Fisichella incontrando artisti e comunicatori a Santa Maria in Montesanto, all’inizio di quest’anno, diceva che li unisce il dovere di annunciare la bellezza e la verità. La bellezza incarna la verità e la verità se non è bella è priva di qualcosa. La Misericordia è la verità di Dio. Annunciare e comunicare questa verità significa farsi strumento della Misericordia.

Michela, come si fa a raccontare la bellezza in un lavoro che, almeno nell’immaginario collettivo, a volta ha tempi stretti e stressanti?

Godere della bellezza non necessita avere tanto tempo a disposizione, ma essere predisposti a riceverla e goderne. Nel nostro lavoro dovremmo ricercare la bellezza della verità, piuttosto che il compiacere qualcuno; in questo caso sono sicura che anche il livello di stress diminuirebbe.

Come può un giornalista farsi strumento della Misericordia nel suo lavoro?

La consapevolezza di ricevere la misericordia di Dio sempre e comunque ci dovrebbe rendere più forti e più profondi, quindi nella ricerca della verità certamente più obiettivi… e sicuramente parlare di misericordia, un argomento che al giorno d’oggi sembra poco trattato, come strumento di amore, gioia e felicità, potrebbe scatenare un influenza virale a usare misericordia in tutti i luoghi e con tutti.

Ha detto mons. Fisichella che, per raccontare “bene”, basta descrivere ma come si può descrivere quello che non si vede?

Credo che si possa descrivere in maniera completa la misericordia solo se si sperimenta, tuttavia si può raccontare comunque attraverso le parole di chi comunque l’ha provata, anche se, credo, non in maniera piena. Quello che si vede è solo un atto, per esempio un abbraccio di una madre al figlio disubbidiente: lo vedi, ma i sentimenti che scatena quell’abbraccio o li conosci o devi comunque sottostare alla bravura di chi cerca di raccontarti ciò che prova…

Mons. Fisichella ha invitato i presenti all’incontro di gennaio a studiare a memoria le opere di misericordia, come si faceva a scuola un tempo, tu le conosci?

Nell’omelia della celebrazione eucaristica del pellegrinaggio, don Antonio ci ha stimolato a compiere un’opera di misericordia ricordandocele… ma non le conosco a memoria!

Che cosa ti resta di questa esperienza?

La libertà di chi si sente amato anche se imperfetto. Sono andata lì per ascoltare il Signore. L’essenza dell’esperienza è aver sperimentato il perdono di Dio. Lo ha detto bene don Antonio, nell’omelia della messa conclusiva: siamo amati e perdonati così come siamo. Dio è lì per noi. Non viene da Lui quel senso di colpa che ci opprime, quando ci portiamo dietro le nostre colpe come un fardello. Dobbiamo saperci e sentirci amati con tutti i nostri difetti e quando ti senti amata poi riesci a perdonare e il perdono ti rende libero.

 

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