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Belfast

Belfast - @ Fabio Polese

Quelle “Strade di Belfast” ancora infuocate

Un libro-reportage del giornalista Fabio Polese racconta le tensioni tra cattolici e protestanti ancora presenti nel Nord Irlanda

“Strade di Belfast. Tra muri che parlano e sogni di libertà” (Eclettica Edizioni) è il libro-reportage realizzato dal giornalista e fotografo Fabio Polese, autore di numerosi servizi dalle aree di crisi più infuocate del mondo ed autore, insieme a Federico Cenci, de “Le voci del silenzio. Storie di italiani detenuti all’estero” (2012).

L’autore afferma: “Questo libro, attraverso le storie dei protagonisti diretti, interviste e foto, prova a raccontare senza filtri la situazione attuale di una Belfast ancora ribelle. Perché, se è vero che la situazione si è tranquillizzata, in questa terra martoriata da decenni di guerra, il passato è difficile da dimenticare e la voglia di libertà è ancora incisa nel cuore di ogni repubblicano irlandese”.

Sono le immagini e le parole dei protagonisti ad occupare un posto centrale nella narrazione. Polese ci restituisce il volto di una comunità repubblicana mai domata da decenni di occupazione britannica, intenta a difendere i propri spazi e la propria identità attraverso innumerevoli atti di resistenza quotidiana: dalla valorizzazione della lingua gaelica alla costituzione di associazioni per il reinserimento lavorativo dei detenuti, passando per la pluridecennale realizzazione dei murales (protagonisti imprescindibili della parte fotografica del libro).

Dobbiamo a Marcel Mauss, antropologo e sociologo francese, il concetto di “fatto sociale totale”: un evento della massima importanza socio-culturale che, attraverso uno studio attento e scrupoloso, permette all’osservatore di comprendere gli elementi fondamentali che caratterizzano un determinato popolo. In questa direzione la data del 12 luglio, trattata da Polese con il binario parallelo di immagini e parole, rappresenta pienamente un fatto sociale totale. È in questa data che esplodono annualmente le tensioni tra irlandesi e britannici, evidenziando la distanza siderale tra le due comunità.

Il 12 luglio di ogni anno, infatti, a Belfast avviene la rievocazione storica della vittoria britannica nella battaglia di Boyne del 1690, quando le truppe di Guglielmo d’Orange sconfissero il re cattolico Giacomo II. Questa data ha segnato indelebilmente la storia del Nord Irlanda: nel 1795 nacque l’Orange Order, che conta tutt’oggi decine di migliaia di affiliati nel Commonwealth, 30mila solo nell’Ulster, ed organizza la parata che marcia ogni 12 luglio per le strade di Belfast.

La parata è preceduta la notte dell’11 dall’erezione di altissime pire per commemorare i fuochi che illuminavano la rotta delle truppe orangiste. Alla mezzanotte del 12 vengono accesi i roghi e, nel corso della notte, viene dato alle fiamme tutto ciò che può rappresentare l’identità dei nazionalisti: dalle bandiere irlandesi alle immagini del Papa. È in questo clima di contrapposizione settaria che, il giorno del 12 luglio (a volte posticipato al 13), la parata orangista sfila per la città.

Ecco la descrizione dell’autore: “Donegall Road, la via principale nel centro di Belfast, è tappezzata di manifesti che pubblicizzano la giornata come una festa. Un evento, quello dell’Orange Fest che, tuttavia, negli anni si è trasformato in provocazioni settarie, scontri, feriti, arresti, molotov e spari. In particolar modo in passato, quando la parata, attraversando le strade del quartiere nazionalista repubblicano Ardoyne, a Nord di Belfast, provocava la reazione degli abitanti”.

Oggi la commissione organizzatrice dell’evento ha optato per far fermare la parata (“quella più numerosa che si svolge nel pomeriggio”) qualche centinaia di metri prima del quartiere irlandese, ma la decisione non riguarda la partenza del corteo nella prima mattinata. Anche quest’anno, trovandoci a ridosso del 12 luglio, la situazione merita di essere seguita con la massima attenzione.

Il libro di Fabio Polese permette al lettore di addentrarsi nella realtà quotidiana di un popolo che lotta da secoli per la propria indipendenza. La dedica dell’autore – “A tutti i popoli oppressi” – chiarisce quale sia ancora oggi la più forte speranza degli irlandesi: raggiungere la propria libertà.

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