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Hospital bed

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Quella resistenza al tentativo di introdurre l’eutanasia anche in Italia

De Carli, del Popolo della Famiglia, spiega gli emendamenti scritti insieme ai Giuristi per la Vita e presentati alla Camera per sbarrare la strada al testamento biologico

Un anno fa, dopo l’approvazione delle unioni civili, erano in tanti ad agitare questo spettro: l’agenda radicale del Governo non è giunta all’ultima pagina, prevede anche l’approvazione di droga libera ed eutanasia.

In questi mesi le novità non sono mancate. Renzi si è dimesso ed è subentrato al suo posto Gentiloni. Il programma non è cambiato però di una virgola, nemmeno sul fronte dei cosiddetti temi etici. L’agenda radicale resta sul tavolo di Palazzo Chigi.

Dopo il tentativo, l’estate scorsa, di legalizzare la cannabis, nelle prossime settimane arriverà alla Camera il testo sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) o testamento biologico. Prevede la facoltà per il paziente di interrompere le cure, comprese nutrizioni e idratazione artificiale, ma resta assicurata l’erogazione di cure palliative. Inoltre il medico dovrà rispettare la volontà del paziente, il camice bianco viene così esonerato da ogni responsabilità civile o penale.

Si registra la generosa opposizione a questa legge da parte di vasti settori della società civile. Il Popolo della Famiglia e i Giuristi per la Vita, tramite gli onorevoli Domenico Menorello e Paola Binetti, hanno proposto migliaia di emendamenti di sbarramento.

Tuttavia ogni tentativo di resistenza rischia di frantumarsi dinanzi alla decisione del presidente della Commissione Affari Sociali, Mario Marazziti (espressione della Comunità di Sant’Egidio), di accettare solo due proposte di modifica per ognuno dei cinque articoli della legge. “È la dimostrazione che anche i cattolici della maggioranza sono appiattiti alle logiche radicali del Partito Democratico”, commenta laconico Mirko De Carli, del Popolo della Famiglia, intervistato da ZENIT.

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De Carli, quale aspetto di questa legge più vi preoccupa?

Come spesso accade per i testi che affrontano tematiche eticamente sensibili, è scritto male e può essere interpretato in modo equivoco. Infatti le associazioni radicali sono già pronte, tramite la magistratura, a far allargare le maglie della legge fino all’eutanasia vera e propria. In particolare l’art. 5 è assolutamente pericoloso in tal senso, perché prevede la possibilità per il paziente di non accettare le cure nello stato di malattia terminale, finanche esonerando da ogni responsabilità legale i medici che obbediscono alla richiesta scritta del paziente nella cartella clinica di non ricevere i trattamenti necessari.

L’arma dell’ostruzionismo è la più efficace? Un anno fa, con la legge sulle unioni civili, fu il pretesto usato dalla maggioranza per attuare delle forzature parlamentari…

Del resto rispetto a un anno fa gli strumenti parlamentari sono sempre gli stessi… I nostri emendamenti di carattere ostruzionistico servono per allungare i tempi del dibattito e consentire quindi ai parlamentari di poter discutere degli emendamenti che entrano nel merito del testo. Sono molti i deputati che ritengono che una legge di questo tipo non sia assolutamente una priorità per il Paese. Purtroppo però non la pensano così Governo e maggioranza, i quali, anziché occuparsi di problemi veri come occupazione e crisi economica, insistono sul testamento biologico e le unioni civili.

Quale obiettivo si prefiggono gli emendamenti che entrano nel merito?

L’obiettivo principale è quello di far saltare il ddl. Sappiamo bene che quando si fanno leggi su questi temi, le maglie poi si allargano per via dell’intervento di Unione Europea, che chiede la conformità con altri Paesi che hanno legislazioni in merito, delle sentenze dei Tribunali e dei decreti attuativi. Noi chiediamo anzitutto l’obiezione di coscienza per i medici dinanzi a un paziente che chiede l’interruzione del trattamento sanitario. Abbiamo poi chiesto che, nel caso in cui venga affidata a una persona terza la decisione perché il paziente è incapace di intendere o volere, non sia semplicemente un atto firmato da questa persona l’unico strumento cui far fede. Ma chiediamo che tutta la procedura sia messa al vaglio di un giudice. I contorni di queste situazioni sono infatti molto pericolosi: anche in presenza di legami di parentela, potrebbero esserci ad esempio interessi sull’eredità.

Sui temi cosiddetti etici quanto è importante, oltre alla battaglia ostruzionistica nelle aule parlamentari, anche l’impegno culturale presso l’opinione pubblica?

Importantissimo. Non va disgiunta la battaglia politica dall’impegno culturale e civile. Ne siamo ben consapevoli come Popolo della Famiglia. Ieri sera io e Mario Adinolfi eravamo a Dozza, nel bolognese, in presenza anche dell’amministrazione comunale, a parlare di questi temi. La sera prima eravamo a Comacchio, provincia di Ferrara, in una sala gremita. In questi quattro anni di conferenze in giro per l’Italia abbiamo invitato i cittadini ad accorgersi delle vere priorità del Paese e dunque a lottare contro legislazioni che ledono la vita e la famiglia. E questa sul testamento biologico è una legge che farà danni enormi al Paese: basta vedere l’effetto di leggi simili nel Nord Europa. Chiaramente la battaglia culturale senza rappresentanza politica non va lontano. Lo ha detto chiaramente Matteo Renzi l’anno scorso dopo il Family Day, quando ha sottolineato che in piazza c’erano sì 2milioni di persone, ma che non avevano rappresentanza in Parlamento. L’epilogo della legge Cirinnà insegna che il lavoro culturale ha bisogno di una rappresentanza coerente e leale in Camera e Senato.

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