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Quella “indigenza” che ci dà speranza…

Pizzaballa, Scholz e Guarnieri traggono un bilancio dell’ultimo Meeting di Rimini e lanciano uno sguardo alla prossima edizione

Il potere della speranza è stato il tema della serata d’anteprima del prossimo Meeting dell’Amicizia fra i Popoli, in programma a Riminifiera dal 20 al 26 agosto prossimi.

Come ormai è tradizione, il Meeting è solito dare appuntamento a Roma alcune settimane prima del Natale, per trarre un bilancio dell’edizione precedente ed anticipare parte dei contenuti della successiva.

Presso la sede di Confagricoltura, introdotti da Roberto Fontolan, direttore del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione, ieri sera sono intervenuti padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, Bernard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere, ed Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione Meeting di Rimini.

In un mondo minacciato dalla guerra e dalla crisi economica, parlare di speranza non è una provocazione ed ha un senso persino quando “non ci sono soluzioni”, ha detto Fontolan all’apertura del dibattito.

Animatore di due significativi incontri dell’ultimo Meeting, padre Pizzaballa ha sottolineato che ormai, in Medio Oriente, il problema principale non è più l’assenza di pace quanto l’“imbarbarimento dei rapporti sociali”, il “senso di frustrazione e di abbandono” e il generale clima di sfiducia tra gruppi nazionali e religiosi.

Nei paesi in guerra, ha raccontato il Custode, pressoché tutti i servizi pubblici, dalle scuole ai trasporti, sono inaccessibili e non c’è un giorno in cui si ha la certezza di poter fare una semplice telefonata.

Eppure in questo scenario, che sembra evocare la “fine di una civiltà”, c’è un mondo che resiste e che al male oppone la tenacia della speranza. A tal proposito, padre Pizzaballa ha raccontato di un ritiro spirituale tenutosi recentemente ad Aleppo, cui hanno partecipato un migliaio di giovani, che hanno sfidato i pericoli della guerra civile, pagando di tasca loro il viaggio, il vitto e l’alloggio.

Nonostante l’esodo dei cristiani da quelle regioni abbia dimensioni bibliche, nonostante le distruzioni delle chiese e di altri simboli cristiani, nonostante il sequestro dei vini per impedire la celebrazione dell’eucaristia, c’è chi non molla e non vuole rinunciare ai sacramenti e alle messe.

Nelle situazioni di emergenza assoluta, come quella mediorientale, i cristiani si trovano a un bivio: agire come Barabba o come Gesù, ovvero cercare una “soluzione immediata”, reagendo in modo non del tutto pacifico alle ingiustizie subite, oppure consegnare a Dio e all’umanità il proprio “cuore trafitto”.

Il paradosso è tutto lì: “un cuore integro è un cuore infranto”, ovvero un cuore che è alla ricerca dell’integrità perduta, che continua a porsi domande, altrimenti avrebbe “smesso di battere”.

Compito del cristiano è quindi quello di “riportare all’umanità l’integrità che ha perso”; un cristiano “non limita a fare la via crucis ma si dà da fare” e vive fino in fondo la realtà, ha quindi concluso Pizzaballa.

Parlando della crisi economica, il presidente della Compagnia delle Opere, Bernard Scholz, ha sottolineato sfide urgenti, eppure poco dibattute, come ad esempio la necessità della rivalutazione del lavoro manuale, il quale non solo è importante per un paese come l’Italia, che ha sempre avuto un suo punto di forza nel settore manifatturiero, ma possiede una dignità che gli è stata impressa dalla cultura cristiana; al contrario l’attuale de-materializzazione del lavoro, ci riporta indietro alla mentalità degli antichi greci che consideravano ogni forma di manualità come degna degli schiavi.

Nonostante gli evidenti guasti del sistema economico attuale, ha osservato ancora Scholz, c’è ancora un’ostinata tendenza a considerare in modo manicheo la dicotomia tra un capitalismo senza regole e uno statalismo assistenzialista: due paradigmi che differiscono in tutto ma che hanno in comune la deresponsabilizzazione dell’individuo, ridotto a mero “spettatore” in balia, a seconda dei casi, dello Stato o della “mano invisibile” del mercato.

Anche in campo economico-imprenditoriale, dunque, è necessario “mettersi in discussione” e “non astenersi da decisioni coraggiose”, le uniche capaci di portare un cambiamento.

La speranza, ha proseguito il presidente della Compagnia delle Opere, è riscontrabile, tra le altre cose, nei molti giovani che dimostrano “un realismo molto più elevato rispetto a certi adulti che ricoprono ruoli decisionali importanti”. Sono i giovani che vanno al Meeting per ascoltare i “protagonisti” del cambiamento che verrà.

Il tema del prossimo Meeting è stato affrontato in modo specifico da Emilia Guarnieri, che ha citato i versi di Mario Luzi che ispireranno l’edizione 2015: “Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno? di che? Rotta la diga t’inonda e ti sommerge la piena della tua indigenza…”.

C’è sempre un vuoto nel cuore dell’uomo, dunque, una “tensione al compimento che non si ferma mai”, al punto che “potremmo tranquillizzarci, pensando che tutti siamo ‘mancanti’”.

Questa condizione, tuttavia, ci pone davanti ad un ulteriore bivio e ad un ulteriore interrogativo: affidare a Dio il compito di colmare questa mancanza ed indulgere nello “spiritualismo”, oppure qualificare Dio stesso come “lontano” e cedere allo “scetticismo”, lasciando “l’indigenza irrisolta”.

Luzi, tuttavia, ci fa notare un paradosso redimente: “è proprio questa mancanza – se non la banalizziamo con risposte facili – che può diventare la nostra forza. La responsabilità di fronte alla nostra mancanza ci mette in moto”.

About Luca Marcolivio

Roma, Italia Laurea in Scienze Politiche. Diploma di Specializzazione in Giornalismo. La Provincia Pavese. Radiocor - Il Sole 24 Ore. Il Giornale di Ostia. Ostia Oggi. Ostia Città (direttore). Eur Oggi. Messa e Meditazione. Sacerdos. Destra Italiana. Corrispondenza Romana. Radici Cristiane. Agenzia Sanitaria Italiana. L'Ottimista (direttore). Santini da Collezione (Hachette). I Santini della Madonna di Lourdes (McKay). Contro Garibaldi. Quello che a scuola non vi hanno raccontato (Vallecchi).

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