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Quel mal di schiena che sembrava non passare mai…

Per via dei suoi ricorrenti dolori, Vito, 27 anni, rischiava il lavoro. In suo soccorso è arrivata l’ozonoterapia

Una malattia può colpire una persona giovane, rischia di comprometterne la mobilità e rendere difficili anche le più comuni azioni della vita quotidiana, fino al rischio di perdere il lavoro. È ciò che è accaduto a Vito, 27enne dipendente di un’azienda di catering, originario di Catania ma emigrato a Bergamo per lavoro. Nel gennaio 2015 la sua esistenza viene sconvolta da fortissimi dolori alla schiena e in altre parti del corpo: “Non riuscivo quasi a camminare – racconta – sentivo dolori alla schiena dal- la mattina alla sera, come un ago che punge di continuo. Un male così forte che a volte quasi mi sembrava di avere addosso il bruciore di un fuoco. Avevo anche dolori alle natiche e alle gambe che spesso si addormentavano. Inoltre ero arrivato a non poter appoggiare il piede sinistro perché mi faceva subito male. Come se non bastasse, non riuscivo più a dormire perché non potevo stare né seduto né steso. Ero abituato a coricarmi a pancia in giù, ma in quelle condizioni era impossibile perché dovevo cambiare posizione ogni cinque minuti”.

Nel suo lavoro Vito è sempre in movimento e trasporta continuamente oggetti molto pesanti. “Ho sempre lavorato – spiega – nel mondo della ristorazione, in alberghi e ristoranti. Gli orari sono spesso irregolari. A volte lavori diciotto ore e poi magari per tre o quattro giorni stai a casa. Il catering è un’attività stancante e dinamica, un mondo completamente diverso dai lavori più tranquilli da otto ore. A volte partiamo a mezzogiorno e rientriamo all’una o alle due di notte”.

Non potendo nemmeno guidare la macchina, Vito è costretto a mettersi in malattia e tornare in Sicilia per farsi assistere dalla famiglia. Si fa visitare da un fisiatra, il dott. Lorenzo Gerardi, che attraverso una risonanza magnetica gli diagnostica un’ernia del disco nella parte sinistra della spina dorsale. Vito è giovane e si tratta quindi di un’ernia precoce. È piccola ma preme sul nervo sciatico, provocando così sintomi dolorosi in diverse parti del corpo. Il dottore, medico di fiducia che la famiglia conosce da anni, gli prescrive un mese di ginnastica posturale e fisioterapia (con sedute quotidiane), e due settimane di tecarterapia. La situazione migliora, ma i dolori non spariscono del tutto. A quel punto, Gerardi decide di ricorrere all’ elettro-stimolazione alternata alla ozonoterapia.

“Non avevo mai sentito parlare di ozonoterapia”, racconta Vito. “I miei genitori, parenti e amici erano scettici: non conoscendola come cura, avevano un po’ di pregiudizio e si immaginavano fosse chissà cosa di strano. Ma il dottore mi spiegò che si trattava di una terapia all’avanguardia, ancora poco conosciuta ma che avrebbe potuto dare buoni risultati. Avendo la più completa fiducia nelle sue capacità, ho acconsentito”.

A partire da aprile 2015, Vito inizia quindi un ciclo di ozonoterapia con due sedute a settimana. Dopo la settima seduta, i miglioramenti cominciano a farsi evidenti: “Il dolore si era notevolmente ridotto, soprattutto in alcune fasi della giornata. In particolare la mattina mi sentivo molto meglio. Ho ricominciato a guidare e non mi si addormentavano più le gambe. Finalmente riuscivo a dormire bene, grazie anche al suggerimento del dott. Gerardi di addormentarmi sul fianco in posizione fetale”. Ma Vito ha lavoro e fidanzata a Bergamo e non può restare a Catania ancora per molto. Chiede quindi al suo medico se conoscesse un collega nel bergamasco con cui continuare l’ozonoterapia. Gerardi lo indirizza dal prof. Marianno Franzini con cui Vito continua le cure.

Dopo le otto sedute già effettuate in Sicilia, il prof. Franzini ne prescrive altre sei, ma non sono sufficienti e la terapia prosegue fino a tutto il mese di luglio. “Ad ogni seduta – spiega Vito – il professore mi faceva due punture di ozono nella zona dell’ernia, più una ventina di iniezioni sottocutanee su schiena, natiche, gambe, caviglie e talloni. Attraverso il tatto, riusciva a comprendere i punti, dove avevo più dolore e, nello stesso tempo, quelli dove effettuare le punture per farmi avere i migliori benefici. Le iniezioni di ozono mi davano una sensazione strana, a volte erano dolorose, ma la sofferenza era breve. Comunque ne valeva la pena: facevo le punture la mattina e già nel pomeriggio stavo molto meglio”.

Dopo ogni seduta, Franzini fa bere a Vito un bicchiere di acqua con ozono: “Mai assaggiata un’acqua così buona e leggera. Sopportavo il fastidio delle punture anche grazie al pensiero che dopo avrei potuto berla…

Quando Vito intravede finalmente la luce in fondo al tunnel, si presenta un nuovo problema: ha quasi esaurito i giorni di malattia disponibili e, per completare la cura, rischia il licenziamento. “Appena risalito a Bergamo – ricorda Vito – mi sono fatto visitare dal medico del lavoro. Volevo tornare a lavorare, ovviamente non a pieno ritmo, mentre continuavo a curarmi. Purtroppo non è stato possibile perché il medico certificò che non ero in grado di sollevare oggetti oltre un certo limite di peso. Non potevo, inoltre, fare troppo movimento per non sforzare la schiena”. La sorte però gioca a suo favore: “Per fortuna agosto è mese di chiusura aziendale e quindi ho potuto completare la terapia senza perdere altri giorni di lavoro. Il prof. Franzini mi aveva garantito che in questo modo avrei potuto riprendere a lavorare a settembre. E così è stato”.

Dopo ventotto sedute di ozonoterapia, Vito è guarito e ha iniziato il percorso verso un pieno recupero fisico: “Nonostante il buon esito delle cure, il medico mi ha raccomandato cautela e di riprendere i ritmi normali con gradualità. Per fortuna lavoriamo spesso anche presso delle mense e con quel tipo di servizio, oppure facendo il cameriere, posso evitare, almeno in parte, la fase di carico e scarico dei furgoni che è quella più faticosa per la schiena. Ancora non riesco a tenere i ritmi altissimi di do- dici o quattordici ore, ma bisogna essere pazienti. I malati li chiamano apposta pazienti e ora ho capito il perché… [ride, ndr]. Sto ritornando comunque a una vita normale anche dal punto di vista lavorativo”.

Dopo aver superato questa brutta esperienza, Vito è una persona rinata dal punto di vista fisico e psicologico: “Volevo davvero guarire. Le ho provate tutte, ma sono stato così male che a un certo punto temevo di non uscirne più. Ho anche pensato di ricorrere a un intervento chirurgico, ma il dott. Gerardi prima e il prof. Franzini poi mi hanno convinto a lasciar perdere perché mi avrebbero curato con l’ozonoterapia. E avevano ragione. Le situazioni possono variare da persona a persona, ma ho imparato che bisogna saper aspettare”.

Ora la speranza di Vito è che l’ozonoterapia possa affermarsi sempre di più, fino a essere inserita nelle cure coperte dal sistema sanitario nazionale. “La gente – sotto- linea – deve conoscere la sua efficacia. Non capisco cosa aspettino a renderla una terapia convenzionata con lo Stato. Per fortuna devo mantenere solo me stesso e ho potuto far fronte a queste cure. Ma tante persone, magari con una famiglia a carico, si sarebbero trovate in difficoltà”. Come ciliegina sulla torta del lieto fine, Vito racconta un aneddoto che dimostra come l’ozonoterapia lo avesse, in un certo senso, già aiutato prima ancora che si manifestasse l’ernia: “Mentre mi stavo curando con il prof. Franzini, ho scoperto che anche il mio vicino di casa è un medico che pratica l’ozonoterapia. E si tratta della persona che mi ha fatto trovare la casa dove vivo adesso. Il destino è davvero buffo a volte…”.

 

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