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Quel “boccone intinto” dell’ultima Cena e quel canto del gallo annunciato!

Per ricordare, dopo duemila anni, che sofferenza e umiltà sorreggono l’uomo sulla strada vincente della vita

La salvezza dell’uomo non passa necessariamente attraverso una logica scontata delle azioni che irrompono nella vita di ognuno. Spesso noi tendiamo ad imbonire ogni discorso fatto o ascoltato, ma anche a relativizzare le verità universali, fonti di sapienza divina. L’essere umano è complice di un orientamento sociale dal volto arrendevole e mite, pronto a giustificare qualsiasi comportamento ed ogni errore o a fuggire da qualsiasi cosa porti alla sofferenza. Poche volte si accetta la sopportazione fisica e morale come passaggio per un domani migliore, così come non si rimane prudenti nel proporsi di fronte a certe situazioni, pur non conoscendo le possibilità necessarie per poter mantenere quanto promesso. Se ci soffermassimo su quanto è avvenuto nel corso dell’ultima Cena di Nostro Signore, potremmo individuare il giusto percorso da compiere dinanzi al mistero dell’iniquità e della sofferenza, che irrompono a volte nella nostra vita, così come sapremmo valutare meglio l’attendibilità dei nostri declamati impegni. La sera del giovedì santo, mentre Gesù celebra la Pasqua con i suoi discepoli, si scrivono delle pagine centrali nella storia dell’umanità, che accompagneranno per sempre l’uomo verso la via del proprio affrancamento sociale e spirituale e del vivere in comunione con gli altri. Nel cenacolo il Figlio dell’Uomo si turba, mentre guarda un uomo che si sta incamminando verso la perdizione eterna, pur avendo incontrato la luce più intensa, seguendo il Messia. Gesù non si rattrista perché Giuda, suo fratello, lo avesse di fatto già tradito e venduto all’ingiustizia per trenta denari, ma per aver visto un uomo avvicinarsi al burrone della perdizione eterna.. L’Iscariota, anche se già nelle braccia del demonio, trova comunque l’attenzione di Colui che sarà consegnato più tardi ai carnefici del Sinedrio. La sofferenza che avverte Gesù è grande. Lui sa però quanto essa sia necessaria, per preparare la via del riscatto e aprire la strada all’uomo nuovo.

È durante l’ultima cena che Pietro fa cenno al giovane discepolo Giovanni di chiedere a Gesù, sedutogli accanto, a cui si riferisse con queste parole: “In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà”. La risposta è chiara e diretta: “È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò”. Intinto il boccone lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. Poi gli disse: “Quello che vuoi fare, fallo presto”. Nessuno dei discepoli comprese cosa fosse accaduto. Giuda appena ebbe ricevuto il “boccone intinto” si alzò e andò via, per chiudere la partita del suo sporco inganno. Cristo ha pietà per lui, vorrebbe salvarlo, ma ormai è troppo tardi. Il demonio lo ha già soffocato. Scrive infatti l’evangelista Giovanni: “Satana entrò dentro di lui. Significa che Giuda è già nell’inferno con il maligno. La storia è pronta a cambiare volto e inaugurare la stagione redente nel vangelo, passando dalla passione e morte in croce di nostro Signore, risorto poi nel terzo giorno. Giuda però non si salva, l’inferno è per sempre, nonostante le teorie di mille Soloni che sorridono dinnanzi alle tenebre degli inferi. Scrive a proposito Mons. Costantino Di Bruno: “Stolti e insipienti sono tutti quei teologi e quei maestri che oggi insegnano che l’inferno è vuoto, o quanti affermano la salvezza di Giuda. Nessun maestro e nessun teologo può pensare differentemente da Cristo Signore. Ognuno di noi si dovrebbe turbare quando legge questa pagina di Giovanni. Invece i nostri sofismi inventano ogni falsità pur di non affermare la dannazione di Giuda. Perché questo accade? Perché non abbiamo la sensibilità spirituale di Gesù Signore. In quanto a santità siamo acerbi e quindi anche in quanto a comprensione delle sue parole siamo acerbi”.

L’attualità sconcertante di quanto succede nella sera in cui viene istituito il sacramento della comunione, ci porta anche a riflettere sulla nostra debolezza. Nello stesso tempo ci fa toccare con mano la gradualità del cammino che porta l’uomo, anche oggi, ad essere vero discepolo di Cristo. Chi cerca il Signore deve immergersi nella piena umiltà e abbandonare ogni forma di esaltazione, perché mai una parola offerta con spavalderia, senza comprendere l’autenticità di chi sta di fronte, potrà mai essere accettata, fosse anche la verità delle verità. Lo stesso Pietro si impettisce e abbandona ogni umile atteggiamento, dinnanzi al Maestro che informa i suoi discepoli della difficoltà insuperabile che avranno nel raggiungerlo, appena trascorsi gli ultimi momenti di quella sera. Sempre l’evangelista Giovanni riferisce che alla domanda di Pietro, posta a Gesù per conoscere la sua prossima destinazione, questa fu la risposta: “Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi”. L’apostolo comunque ribatte subito con vera imprudenza: “Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!”. Le parole con le quali risponde Gesù ci fanno capire come a volte l’uomo parli solo con la bocca e non certo con la mente e il cuore. Un monito che vale anche oggi per qualsiasi persona, quale grande e sapiente lezione di vita, al di là del suo ruolo nella società e nella famiglia: “Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte”. Un “boccone intinto” e il canto di un gallo annunciato, per ricordare, dopo duemila anni, che sofferenza e umiltà sorreggono l’uomo sulla strada vincente della vita.

Chi volesse contattare l’autore può scrivere al seguente indirizzo email: egidio.chiarella@libero.it. Per ulteriori informazioni: www.egidiochiarella.it. Per ordinare l’ultimo libro di Egidio Chiarella si può cliccare qui.

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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